Greenpace: «E i petrolieri ringraziano». Wwf: Italia imbrigliata da impianti petroliferi

Referendum del 17 Aprile: nasce il comitato del No, ma è per l’astensione

Muroni: «Dire di non andare a votare vuol dire non avere argomenti validi»

[17 marzo 2016]

Greenpeace Montagna spaccata 1

Si è presentato, apparentemente senza molta convinzione, il Comitato “Ottimisti e razionali” per il No al referendum del 17 Aprile, del quale fanno parte molti di coloro che si opposero al referendum contro il nucleare – che ha evitato al nostro Paese un disastro energetico ed economico, vedasi Francia – che usano praticamente gli stessi argomenti di allora: «Rischi economici, occupazionali e ambientali per il Paese», per chiamare non al voto, ma all’astensione. Infatti, il presidente del Comitato pro-Triv, Gianluca Borghin, ha detto: «Non bisognerà andare a votare. Si tratta di un referendum ingannevole e dannoso»

Il decalogo presentato dagli astensionisti pro Triv, come avvenne per il nucleare, gioca tutto sulla difensiva: gli altri inquinano come e più di noi, non è vero che le piattaforme inquinano, anzi fanno bene all’ambiente (sic!), il referendum è inutile, non cambierà niente… però se vince il Sì sarà una catastrofe. Tesi che sono già state abbondantemente confutate dai promotori dei referendum (9 Regioni) e dalle associazioni ambientaliste e da quelle imprenditoriali che hanno a che fare con il mare e il turismo, ma il Comitato astensionista le ripropone comunque: 1) Una sola cartiera di medie dimensioni consuma piú del doppio del consumo annuale di tutto il settore Oli&Gas. 2) Il settore ha una produzione di rifiuti inferiore, almeno 100 volte, al settore chimico e siderurgico. 3) Le trivellazioni si svolgono su aree assai limitate. 4) Le piattaforme non inquinano, niente viene scaricato in mare. 5) Le piattaforme sono oasi si ripopolamento ittico, nelle aree circostanti esiste il divieto della pesca a strascico. 6) Il catrame che troviamo a volte sulle spiagge é prodotto dalle imbarcazioni e non dalle trivelle. 7) Lo stop alla produzione idrocarburi aumenterà il transito di navi per l’import di combustibili. 8) Sono più di 400 le imprese Oil&Gas coinvolte in Italia. 9) Il settore dà lavoro a circa 100mila addetti nella fornitura di beni e servizi. 10) Il fatturato annuo è superiore ai 20 miliardi.

A questo decalogo Greenpeace Italia oppone 6 semplici motivi per votare Sì: 1) Per scongiurare il quorum, Renzi ha anticipato la data del voto al 17 aprile, dimezzando i tempi della campagna referendaria e ostacolando il tuo diritto a informarti. Dimostragli che questi trucchetti non riusciranno a fermare la democrazia. VOTA SÌ! 2) Quando parliamo di trivelle offshore, nessuno può escludere un incidente. E in un mare chiuso come il Mediterraneo, un disastro petrolifero causerebbe danni gravissimi e irreversibili. 3) Per estrarre poche gocce di petrolio di scarsa qualità, si mettono in pericolo le nostre coste, la fauna, il turismo, la pesca sostenibile. Le prime vittime innocenti potrebbero essere delfini, capodogli, tartarughe, gabbiani e i pesci che popolano i nostri mari. Difendili! 4) Per estrarre petrolio le compagnie devono versare dei “diritti”, le cosiddette royalties. Ma per trivellare i mari italiani si pagano le royalties più basse al mondo: il 7% del valore di quanto si estrae. E i petrolieri ringraziano. 5) Il 17 aprile puoi scegliere: lasciare che i nostri mari diventino un far west di petrolieri, mettendo a rischio il Mediterraneo, oppure far capire al governo che il nostro vero petrolio è la bellezza delle nostre coste, culla della nostra storia e della nostra cultura. 6) È il momento che qualcuno te lo dica: bucare i fondali non risolverà la nostra dipendenza energetica dall’estero. Come ammette anche il governo, le riserve certe di petrolio nei mari italiani equivalgono a 7-8 settimane di consumi nazionali e potremmo estrarre gas per soddisfare i consumi di 6 mesi. Ne vale la pena?

Sulla sua pagina Facebook,  la presidente di Legambiente  sottolinea un altro aspetto della campagna del Comitato pro-Triv: «Il comitato per il no al referendum del 17 aprile invita all’astensione. Io ho sempre pensato che il voto fosse innanzitutto un dovere e poi un diritto. Sarò vetero ma sono morte milioni di persone per costruire una società democratica dopo la seconda guerra mondiale. Dire “non andate a votare” vuol dire disprezzare gli strumenti della partecipazione democratica; vuol dire non avere argomenti validi per sostenere le proprie tesi; vuol dire avere un’opinione molto bassa del cittadino medio e della sua intelligenza. Sempre più convinta di votare si il 17 aprile. Noi cittadini vogliamo contare non essere trattati come stupide pecore.  Ah dimenticavo….sto scherzetto di referendum non accorpato alle amministrative ci costerà  360 milioni di euro. Vergognatevi».

Anche per Dante Caserta, vice Presidente del Wwf Italia, «L’invito a non andare a votare da parte del comitato per il No al Referendum del 17 aprile offende i cittadini italiani i quali hanno il diritto di esprimere il proprio voto su questioni fondamentali per il destino del nostro Paese e per il futuro dei propri figli e dimostra la mancanza di argomenti dei pasdaran delle trivelle. Sui temi sensibili di rilevanza ambientale, gli italiani si sono espressi sempre a grande maggioranza per il SI all’abrogazione di norme che minaccino il grande patrimonio naturale che rende ricco il nostro Paese».

Caserta ricorda che «La nostra Penisola è praticamente imbrigliata da strutture operative legate al ciclo del petrolio e degli idrocarburi, sono 12 le raffinerie, 14 i porti che movimentano prodotti petroliferi e petrolchimici, 50 i depositi strategici di oli minerali che assediano le coste italiane. Sono 69 le piattaforme petrolifere a mare e 40 sono i permessi di ricerca che condizionano il nostro futuro: tutto questo ha delle conseguenze sulla qualità delle acque del nostro mare, meta di destinazione privilegiata dei flussi turistici di milioni di turisti italiani e stranieri. Non sono solo gli incidenti ma anche le operazioni di routine dei depositi, degli scali costieri, delle piattaforme petrolifere a provocare un costante avvelenamento, persistente e duraturo del nostro splendido bacino del Mediterraneo, come dimostra il fatto che la densità media del catrame pelagico (in mare aperto) depositato nei nostri fondali raggiunge una densità di 38 mg per metro quadrato: tre volte superiore a quella del Mar dei Sargassi, che è al secondo posto di questa classifica negativa con 10 mg per metro quadrato».

Il vice Presidente del Wwf Italia conclude: «Anche rispetto allo spreco di denaro pubblico, evidentemente, il Comitato del No sbaglia indirizzo: quella è una responsabilità esclusiva del Governo che ha rifiutato la richiesta (più che ragionevole) di accorpare il referendum con le elezioni amministrative che si svolgeranno dopo qualche settimana nelle principali città italiane – conclude -. Invitare a disertare il voto significa aggiungere al danno già fatto dal Governo anche la beffa democratica espropriando i cittadini del diritto di decidere».