Referendum sulle trivelle: ambientalisti e Verdi chiedono l’accorpamento con le amministrative

Doppio beneficio: si razionalizzano i costi e su garantisce la massima partecipazione

[22 gennaio 2016]

Trivelle zero

La conferenza stampa “Sì al referendum per tutelare ambiente, turismo, pesca e futuro dell’Italia” ha chiesto che il referendum si tenga insieme al primo turno delle elezioni amministrative.  La colazione del Referendum No-Triv, che comprende esponenti politici, costituzionalisti  e delle associazioni  ambientaliste e dei consumatori, ha così risposto al presidente del Consiglio Matteo Renzi che, dopo la decisione della Corte Costituzionale di ammettere uno dei 6 quesiti referendari, quello riguardante la durata delle concessioni, ha detto di escludere l’election day, chiedendo ai parlamentari di presentare una mozione che impegni il Governo all’accorpamento del voto referendario con il primo turno delle amministrative.

L’ex ministro dell’ambiente Alfonso Pecoraro Scanio, presidente della Fondazione UniVerde, ha spiegato che «Il voto positivo della Corte Costituzionale, non era scontato, viste le pressioni notevoli esercitate dal Governo che in tutti i modi ha ostacolato la consultazione fino al punto di ottenere che una Regione decidesse prima di promuovere il referendum poi di sfilarsi e, addirittura, costituirsi, a favore del Governo, contro le altre regioni che invece erano favorevoli. I tentativi sono stati forti ma ho apprezzato la qualità del lavoro della Consulta. «Il quesito referendario ci permette di realizzare per la prima volta in Italia un referendum sulle trivellazioni petrolifere e sulla strategia energetica del nostro Paese. Inoltre, consente di sviluppare un’iniziativa, che si è distinta soprattutto per l’emergenza territoriale, in una vera campagna a livello nazionale che dovrà coinvolgere non solo le nove regioni che già sono state protagoniste di questo referendum, ma anche le altre undici regioni mancanti sulle, e nelle, quali bisogna fare una particolare campagna referendaria».

Pecoraro Scanio ha sottolineato che «Da subito, avendo ben chiaro l’atteggiamento non collaborativo del Governo in tutta questa vicenda che ha accolto sostanzialmente solo tre dei sei quesiti, è necessario far partire sin da subito la campagna referendaria. Come ha detto il Presidente della Puglia, Michele Emiliano, il Governo non tenti adesso inutili leggi ammazza referendum, come già accaduto in passato, che sarebbero inaccettabili e intollerabili. Ieri Matteo Renzi al Senato ha detto: “Vedremo con chi sta il popolo”, anche per le trivellazioni deve essere lo stesso, a decidere devono essere i cittadini. Se sono  chiamati ad esprimersi sulle proposte di Riforma a ottobre, devono avere il diritto di votare sul futuro energetico del nostro Paese a giugno. L’accorpamento del voto referendario con la tornata delle elezioni ammnistrative, meglio ancora se con il primo turno previsto per il 6 giugno, è motivato da ragioni economiche, soprattutto per un Governo che parla di spending review sarebbe strano che si raddoppiassero i costi per le consultazioni. In secondo luogo si faciliterebbe la partecipazione dei cittadini alle urne, evitando trucchi per non far raggiungere il quorum. È necessario tutelare infine anche il diritto all’informazione. La Rai avvii subito una campagna d’informazione corretta che permetta un confronto sul tema».

D’accordo con l’accorpamento di amministrative e referendum anche Angelo Bonelli dei Verdi: «Se nel nostro Paese esiste una logica il referendum sulle trivelle dovrebbe essere accorpato alle elezioni amministrative: non farlo rappresenterebbe un ingiustificabile spreco di risorse in tempi di sacrifici enormi per gli italiani. Accorpare referendum e amministrative non solo risponderebbe alla necessità di razionalizzare i costi ed evitare spese inutili ma consentirebbe la massima partecipazione ad una decisione fondamentale i cittadini e il nostro Paese. Attraverso il referendum, sarà possibile archiviare un modello energetico bicentenario basato sui combustibili fossili e scegliere finalmente le rinnovabili che ad essere amiche dell’ambiente e del clima rappresentano una straordinaria opportunità per l’occupazione e l’innovazione».

Intanto, la petizione dei Verdi per salvare le Tremiti e Pantelleria ha superato le 62.000 firme.