Reintrodurre l’orso grizzly in California? Forse è meglio di no

La proposta non convince molti biologi: ormai c’è troppa gente

[3 settembre 2014]

Gli orsi grizzly sono il simbolo della California, uno di loro campeggia al centro della bandiera del più ricco Stato Usa. Ma in realtà in California non esiste più nessun grizzly allo stato selvatico: sonno stati cacciati così spietatamente che l’ultimo grizzly avvistato risale al 1924, sulla sierra della California.

Anche se gli orsi neri sono le star dei turisti in gita nei parchi nazionali come quelli di Sequoia e Kings Canyon e “Yoghi” si avvicina spesso alle abitazioni, i californiani li considerano più dei buffi ed invadenti ladri che degli animali pericolosi. Ma ora qualcuno propone di reintrodurre i grizzly, molto più forti e pericolosi degli orsi neri, in California a 90 anni dalla loro scomparsa. E la cosa non piace a molti: una cosa è imbattersi in un orso nero abituato all’uomo, un’altra è trovarsi di fronte ad un gigante con un pessimo carattere ed una pessima reputazione.

L’Us Fish and Wildlife Service sta valutando la richiesta di un gruppo ambientalista di creare un santuario di 110.000 miglia quadrate per gli orsi grizzly in California, Arizona, New Mexico, Utah e Colorado e se l’agenzia decidesse di prendere in considerazione la reintroduzione del grizzly, il prossimo passo sarebbe l’avvio di un lungo processo , che comprende indagini scientifiche ed audizioni pubbliche che potrebbero richiedere anni.

E’ dal 1975 che negli Usa i grizzly sono protetti dalla legge come specie minacciata, ma da allora nessuno li vuole e quindi la gran parte vive confinata nel Parco Nazionale di Yellowstone e nell’ecosistema circostante.

Anche se Yellowstone non è un habitat ideale per il grizzly, non avendo abbastanza spazi aperti che gli orsi amano, i suoi 700 grizzly condividono 3.400 miglia quadrate e sembrano essere in ottima salute, tanto che il  Fish and Wildlife Service pensa di togliere le protezioni federali sui grizzly entro la fine dell’anno. Il problema per i fautori della reintroduzione è che, come fa notare il Los Angeles Times, «Trovare spazi paragonabili  in California potrebbe non essere possibile. Storicamente, le popolazioni di grizzly erano più dense lungo la costa della California, negli estuari delle valli dei grandi fiumi – il Sacramento, il San Joaquin e l’American –  e a San Luis Obispo, Los Osos e Bay Area».

Ma la California allora era ancora una terra vergine con paludi lussureggianti e valli costiere che fornivano agli orsi cibo abbondante, antilocapre e cervi, ghiande abbondanti in autunno e molti pesci ed ai grizzly per ingozzarsi e mettere su grasso bastava vagare per le deserte coste del Pacifico per trovare l’enorme carcassa di una balena spiaggiata. Ma quelle aree oggi sono ora densamente popolate  di californiani.

Noah Greenwald del Center for Biological Diversity, che ha inviato la petizione per chiedere al governo federale di reintrodurre il grizzly in California, spiega che la sua a organizzazione «Vede l’area meridionale della Sierra come la scelta migliore in California» e il Center for Biological Diversity prevede di rilasciare tra i 300 ed i 400 orsi nella regione, una zona dove si sovrappongono public land, Parchi ed aree wilderness.

Secondo i biologi una popolazione di grizzly così grande richiederebbe un habitat che dovrebbe estendersi in un’area che va da 6.000 a 8.000 miglia quadrate. Alcuni esperti sono decisamente contrari: alcuni dicono che incoraggiare il più grande predatore terrestre americano a colonizzare ovunque uno stato popoloso sembra improbabile, altri dicono che è poco saggio altri.

Eric Loft, a capo dell’ufficio fauna selvatica del l California Department of Fish and Wildlife, ha detto al Los Angeles Times: «Posso capire le persone che vogliono vederli qui. Ma è davvero adatto, dato che la California ha quasi 40 milioni di persone?». Anche Greenwald riconosce la necessità di procedere con cautela.: «A questo punto ciò che stiamo proponendo è studiare l’idea. Questo è un progetto a lungo termine».

Anche se grizzlies venissero reintrodotti all’interno dei parchi nazionali relativamente protetti, nessuno potrebbe impedir loro di uscire, mettendoli potenzialmente in conflitto con la gente e l’approccio “tolleranza zero” per le interazioni grizzly-umani negli usa rappresenta la gran parte della mortalità dei grizzlies negli Usa. D’altronde non siamo di fronte ai pacifici orsi b neri o ai nostri orsi bruni marsicani o sloveni/trentini che al più minacciano chi si avvicina troppo ai loro cuccioli o saccheggiano qualche cassonetto della spazzatura o pollaio, la temibile reputazione del grizzly è meritata, ma gli attacchi dei  grizzly all’uomo hanno una spiegazione basata sull’evoluzione: gli orsi neri sono evoluti nelle zone boschive e salgono sugli alberi quando si sentono minacciati i grizzly si sono evoluti in ambienti aperti, con pochi alberi per arrampicarsi, quindi l’unica risposta adeguata ad una minaccia è stata la fuga o la lotta. Le più volte scappano, ma se un uomo gli arriva troppo vicino, o addirittura li ferisce o rappresenta una minaccia per i loro cuccioli, allora attaccano e combattono per difendersi.

Gli esperti statunitensi fanno notare che «Tra i fattori essenziali  per la sopravvivenza delle specie c’è “tolleranza sociale,” la volontà degli esseri umani di  rispettare gli animali selvatici e talvolta pericolosi. Questo potrebbe significare guai per i grizzly».

Molti californiani sono abituati a vivere vicino agli orsi neri che magari filmano da dietro i vetri della loro villetta mente si tuffano in piscina o si arrampicano su un albero e le agenzie che si occupano di fauna selvatica marchiano all’orecchio gli orsi troppo abituati a convivere con gli esseri umani, poi quelli più invadenti vengono sedati e trasportati in aree selvatiche lontane da insediamenti umani. Una gestione che sarebbe difficile estendere ad un irascibile gigante come un grizzly e Loft sottolinea che i protocolli del  California Department of Fish and Wildlife lasciano poco spazio all’interpretazione: «Un animale percepito come una minaccia per gli esseri umani deve essere subito abbattuto».

Altrove, come in Alaska e nella provincia canadese della British Columbia, le comunità vivono fianco a fianco con i grizzly, ma l porte e finestre sono dotate di chiodi, la spazzatura viene f gestita in maniera da non attirare i plantigradi e raramente qualcuno si aggira fuori dai centri abitati senza un fucile.

Anche secondo Dave Graber, ex regional chief scientist  del National Park Service , che ha girato in lungo e in largo nell’areale del grizzly, «è inimmaginabile che i californiani si adattino allo stesso modo. Quelle persone sono molto più dure di noi. Hanno incorporato nella loro visione del mondo un certo grado di rischio, il che farebbe inorridire la maggior parte dei californiani». Per Graber e altri biologi, «La possibilità di reintrodurre il grizzly è emozionante, ma alla fine ingestibile. Se ci fosse posto dove metterli, sosterrei fortemente di metterceli. Mi dispiace, ma qui ci sono troppe persone».