Greenpeace e Legambiente: «L’area protetta dedicata ai cetacei rischia di rimanere un pezzo di carta»

Il relitto della Concordia attraversa il Santuario dei Cetacei. Attenzione alla marine-litter

Giannì e Ciafani: «Basta polemiche. Italia e Francia collaborino per far funzionare il Santuario Pelagos»

[24 luglio 2014]

Dopo una breve sosta a Marciana Marina, all’isola d’Elba dove i giornalisti a bordo hanno intervistato l’esperto di inquinamento marino Michele Cocco e il pittore elbano/newyorkese Riccardo Mazzei, che ha completato la sua installazione artistica “Holy crab! sugli scoglietti del lungomare,  la Goletta Verde di Legambiente al seguito del relitto della Costa Concordia ha proseguito per il suo secondo giorno di navigazione nell’Arcipelago Toscano e stasera intorno alle 18,30 attraccherà a Capraia dove incontrerà Lisandro Benedetti Cecchi, professore di ecologia marina all’università di Pisa, e fare il punto sullo stato di salute del Santuario dei Cetacei, attraversato dal convoglio del relitto della Costa Concordia.

Infatti, la Goletta Verde straordinaria oggi fa il punto su una delle eccellenze incontrate nel viaggio verso Genova: il Santuario dei Cetacei, la prima area protetta al mondo dedicata alla protezione dei mammiferi marini. Istituita nel 1999 da Italia, Francia e Principato di Monaco su un tratto di mare di alto valore naturalistico che comprende 90.000 kmq di mare tra Liguria, Toscana e Sardegna, 5 parchi nazionali (Portofino, Cinque Terre, Arcipelago toscano, Arcipelago di La Maddalena e Asinara) e numerosi parchi regionali.

Si stima che nelle acque del santuario internazionale Pelagos vivano circa 1000 balenottere comuni e minori, 40.000 fra stenelle, tursiopi e delfini comuni ed inoltre grampi, capodogli, zifi e globicefali. L’area tra l’Arcipelago Toscano, il nord della Sardegna, la Corsica e la costa toscana, ligure e la Costa Azzurrala Corsica,  è caratterizzata da fondali profondi e dall’upwelling, la risalita di acque fredde profonde ricche di nutrienti che alimentano grandi popolazioni di plancton che a loro volta attirano pesci re cetacei.

Giorgio Zampetti, responsabile scientifico nazionale di Legambiente, è fiducioso: «Il primo giorno di navigazione è andato bene e ci auguriamo che tutto continui a procedere nel migliore dei modi. Non dobbiamo però dimenticare che il viaggio della Concordia verso Genova resta complesso, anche per la delicatezza dei luoghi attraversati. Ci troviamo infatti nel cuore del Santuario dei Cetacei, un’area naturalistica di pregio assoluto, già sottoposta quotidianamente a sversamenti di idrocarburi, accidentali o meno, e da un importante inquinamento da plastiche. Manterremo quindi alta la vigilanza affinché si scongiuri qualsiasi ulteriore pressione antropica».

Anche sull’altra imbarcazione ambientalista la  Maria Teresa, con a bordo gli esperti di Greenpeace e Legambiente  impegnati nell’operazione “Costa ti tengo d’occhio”,  che seguono da vicino  la fase di trasferimento del relitto, a tutela del mare del Santuario dei Cetacei, va tutto bene e dalla barca Alessandro Giannì, direttore delle campagne di Greenpeace e Stefano Ciafani, vicepresidente di Legambiente, dicono: «Speravamo in queste condizioni meteo e speriamo in un viaggio sereno fino a Genova. Oggi a farci compagnia abbiamo avuto anche un gruppo di stenelle, uno dei delfini che abitano nel Santuario dei Cetacei. Siamo qui per monitorare il trasporto e assicurarci che quest’area protetta a livello internazionale goda di una effettiva tutela».

La stenella striata è uno degli  mammiferi marini del Santuario ed anche il più comune, con una popolazione tra i 20 e i 45 mila esemplari, anche se l’ultimo censimento realizzato da Greenpeace ne ha mostrato un considerevole calo.

I due esponenti ambientalisti commentano anche l’avvicinamento al convoglio al seguito della Costa Concordia della nave della Marina Militare francese Jason, specializzata in decontaminazione, voluta dal ministro Segolene Royale per monitorare e intervenire nel caso in cui la salute del mare dovesse essere compromessa. «Questa dell’incomprensione tra Francia e Italia, con la prima che dichiara di non essere stata avvertita della rotta del convoglio – dicono Giannì e Ciafani – è una questione singolare proprio per via dell’accordo internazionale che lega Italia e Francia (e Principato di Monaco), e istituisce il Santuario, stabilendo un impegno allo scambio di informazioni per una efficace tutela dell’area».

Infatti l’articolo 13 dell’Accordo che istituisce il Santuario denominato Pelagos dispone che «Per assicurare l’applicazione delle disposizioni del presente Accordo le Parti fanno appello in particolare ai servizi abilitati ad esercitare la sorveglianza in mare. Esse si impegnano a cooperare e scambiarsi ogni informazione necessaria al riguardo. A questo scopo le Parti facilitano l’utilizzo reciproco dei loro porti aerei e marittimi secondo procedure semplificate».

Goletta Verde straordinaria in un comunicato snocciola alcuni dati preoccupanti: «Molte delle malattie che insidiano i cetacei sono causate dal marine-litter, rifiuti abbandonati in mare o sulle spiagge e portati al largo da onde, mareggiate o dal vento. Legambiente nel 2013 ha condotto un progetto di ricerca insieme all’Accademia del Leviatano che ha portato all’osservazione dei rifiuti in mare su oltre 3.000 km di tratte marine. Nelle acque del Tirreno centro-settentrionale, proprio lungo la rotta della Costa Concordia verso Genova, sono stati intercettati 5,1 macro rifiuti ogni km2, con la più alta presenza di plastica in assoluto: il 98,5% del totale. Le buste la fanno da padrone con il 32%, seguite dai teli di plastica (18%) e da frammenti plastici vari (14%). Una situazione altrettanto critica è stata registrata sulla tratta Livorno-Bastia dove, da aprile a luglio 2013, si sono svolti monitoraggi per un totale di 61 ore. Qui sono stati 2,14 gli oggetti osservati ogni km2 e anche in questo caso la plastica costituisce il 90,4% del totale dei rifiuti, con una composizione in linea con gli altri monitoraggi: 28% di buste, 20% di frammenti. I teli di plastica salgono al 19% mentre si attestano al 7% sia le bottiglie che le cassette di polistirolo».

Gli ambientalisti del Cigno Verde non dimenticano che altre insidie per i mammiferi del Santuario arrivano dalla pesca selvaggia: «Sono infatti ancora molte nel nostro mare le morti accidentali di cetacei che restano intrappolati nelle reti spadare e negli attrezzi di cattura professionale».

Zampetti evidenzia che «Come testimoniano questi numeri, il problema della plastica in mare non riguarda solo l’Oceano Pacifico: l’Italia e il Mar Mediterraneo sono particolarmente coinvolti e occorre che si prendano misure decise per contrastare il fenomeno. I risultati del nostro monitoraggio richiamano con forza l’urgenza di intervenire e forniscono un contributo prezioso per la valutazione delle politiche di prevenzione e riduzione del fenomeno».  Il responsabile scientifico di Legambiente ricorda una notizia che greenreport.it è stata una delle poche testate a dare: l’entrata in vigore del piano per la gestione dei rifiuti marini nel Mediterraneo e dice che «E’ un’ottima novità. Con l’entrata in vigore delle misure e del calendario del Piano Regionale sulla gestione dei rifiuti marini, il Mediterraneo diventa Regione pioniera nell’adozione di misure giuridicamente vincolanti sui rifiuti marini. Il Piano infatti prevede che i Paesi del Mediterraneo elaborino politiche nazionali e piani di azione sul controllo e la prevenzione dell’inquinamento con scadenze che vanno dal 2016 al 2025».

Zampetti conclude con un nuovo appello ai governi: «L’Italia, insieme alla Francia e al Principato di Monaco, colga l’occasione per far sì che il Santuario dei Cetacei non resti solo sulla carta, ma che diventi terreno di comuni e concrete politiche di tutela e valorizzazione».