130.000 km2 di mare minacciati, le lobby del petrolio ringraziano

Renzi pirata del mare. Bandiera nera di Goletta Verde al premier: «Scelte scellerate»

Ma i governatori PD pensano ad un referendum contro trivellazioni e Airgun

[17 luglio 2015]

Renzi Pirata

Oggi Goletta Verde di Legambiente ha consegnato simbolicamente la Bandiera Nera dei pirati del mare al premier Matteo Renzi e le motivazioni sono pesantissime: «Un’area grande quanto l’Inghilterra sotto scacco delle compagnie petrolifere grazie a un Governo che mentre da mesi annuncia un green act per l’Italia di fatto svende l’ambiente, il futuro e la possibilità di un sistema energetico pulito. La ciliegina sulla torta avvelenata l’ha messa ieri il ministro Guidi che ha difeso non solo le trivellazioni ma anche l’utilizzo della tecnica dell’airgun per la ricerca dei giacimenti. Le riserve certe di petrolio presenti sotto i mari italiani sono assolutamente insufficienti a dare un contributo energetico rilevante al nostro Paese, ma a fronte di questi quantitativi irrisori di greggio – che basterebbero a soddisfare il fabbisogno energetico italiano per appena 8 settimane – si stanno ipotecando circa 130mila kmq di aree marine».

Renzi è accusato dal Cigno Verde per «l’evidente deriva petrolifera che ha caratterizzato e caratterizza le scelte del suo Governo».  E la consegna del poco ambito che Legambiente assegna ai nuovi pirati del mare, a chi compie azioni che danneggiano  questa risorsa, arriva non a caso con l’arrivo di Goletta Verde nel canale di Sicilia, una delle aree a maggior rischio trivellazioni e, sottolineano gli ambientalisti, «dopo decine di iniziative che, a partire dalla Croazia e fino al mar Ionio, hanno ospitato a bordo di Goletta verde amministratori regionali e locali, sindaci, enti locali, aree protette marine e costiere, operatori turistici, balneatori, pescatori, cittadini, che con il loro impegno e la loro voce hanno detto chiaramente no al petrolio e a una strategia energetica insensata e impattante aderendo al manifesto di Legambiente #StopSeaDrilling».

Goletta Verde fa i conti petroliferi a Renzi ed al suo governo: «Solo nel basso e medio Adriatico, nel mar Ionio e nel Canale di Sicilia (le aree maggiormente interessate da giacimenti petroliferi) sono infatti attivi 15 permessi di ricerca rilasciati (5.424 kmq), 44 richieste avanzate dalle compagnie per la ricerca (26.060 kmq) e 8 per la prospezione (97.275 kmq), oltre le 5 richieste di concessione per l’estrazione di petrolio (558,7 kmq)» e Rossella Muroni, direttrice di Legambiente, denuncia: «Tutto questo a discapito delle ricchezze naturali, di biodiversità, ambientali e in termini di risorsa, anche economica, per le comunità locali che ancora oggi il nostro mare offre. Fermare l’estrazione e la ricerca di petrolio è nell’interesse generale del Paese e di gran parte dei settori economici, a partire dalla pesca e dal turismo. Sostenerla e supportarla con norme ad hoc, come l’articolo 38 dello Sblocca Italia approvato a fine 2014, risponde solamente agli interessi delle compagnie petrolifere. Continuare a rilanciare l’estrazione di idrocarburi è il risultato di una strategia insensata che non garantisce nessun futuro energetico per il nostro Paese. È tempo che questo Governo si svincoli davvero dal passato e pensi seriamente al futuro dell’Italia piuttosto che agli interessi delle lobby dell’oro nero».

Come se non bastasse, ieri sono arrivate ieri le dichiarazioni del ministro Federica Guidi che rispondendo ad una interrogazione di Cosimo Latronico di Forza Italia  al question time in Parlamento sui permessi di ricerca nel Mar Jonio – ed in particolare dell’istanza D79 di Enel Longanesi – ha detto che la ricerca petrolifera si farà e in particolare che «la tecnica di prospezione airgun non comporta alcun effetto né sui fondali né sulla fauna marina».

Giorgio Zampetti, responsabile scientifico di Legambiente, ribatte: «Le parole pronunciate dal ministro Guidi ci preoccupano molto e non considerano le conclusioni a cui sono arrivati numerosi studi, ricerche e regolamenti nazionali e internazionali È l’Ispra stessa che, nel rapporto del maggio 2012, riporta i molteplici effetti negativi che l’utilizzo dell’airgun comporta sulla fauna marina e sui cetacei in particolare. Non tenerne conto vuol dire negare l’evidenza. Il ministro sostiene inoltre che non c’è nessun conflitto tra le attività estrattive e le attività tursitico-balneari. Si ignora per l’ennesima volta la mobilitazione di intere comunità lungo tutte le coste italiane (e non solo) contro il petrolio, che vede uniti cittadini, associazioni, associazioni di categoria, istituzioni. Un fronte che cresce a vista d’occhio è che non permetterà di anteporre l’interesse delle compagnie petrolifere alla salute ed al futuro dei nostri mari».

Proprio per evidenziare gli effetti negativi dell’airgun e vietarne l’utilizzo ai fini petroliferi Legambiente ha lanciato la petizione #stopoilairgun che in pochi giorni ha già raggiunto più di 37mila firme. Una raccolta firme, realizzata in collaborazione con Change.org, che è ancora possibile sottoscrive all’indirizzo www.change.org/stopoilairgun.

Intanto contro le trivellazioni petrolifere si stanno mobilitando i presidenti delle regioni a guida PD, con in testa quello della Puglia, Michele Emiliano, che ha detto: «Stiamo organizzando un collegamento che parte dall’Emilia Romagna e arriva alla Calabria. Andare a cercare petrolio di bassa qualità peraltro all’indomani dell’accordo Iran-Usa mi sembra insensato. A breve tutti i Paesi occidentali verranno invasi da petrolio di alta qualità di nazionalità iraniana. Tutte le regioni adriatiche e ioniche sono sulla stessa posizione. Sono convinto che con l’impugnativa dello Sblocca Italia – la Puglia ha già impugnato tutti i sei articoli dello Sblocca Italia – o con il referendum potremo salvaguardare il nostro mare».

Emiliano, intervenendo alla manifestazione contro le trivellazioni nel mare Adriatico e nel mar Jonio che si è svolta a Policoro, in provincia di Matera. Aveva annunciato: «Abbiamo intenzione di sostenere il
referendum che abroga lo Sblocca Italia, abbiamo intenzione di sostenere tutte le regioni che si opporranno ai decreti autorizzativi delle trivelle e sono venuto qui a dirvelo senza se e senza ma. Noi siamo la forza della costituzione repubblicana, siamo la storia della resistenza, dell’antifascismo, siamo la gente che sa difendere il suo mare ». Anche il presidente della Calabria, Mario Oliverio, ha ribadito: «Abbiamo detto no alle trivelle ed abbiamo impugnato davanti al Tar un provvedimento autorizzativo da parte del Ministero dell’Ambiente. Chi davvero vuole impegnarsi per impedire che si realizzi un nuovo saccheggio, anche contestando, deve rafforzare questa linea. Commette un errore chi invece pensa solo a fare contestazioni fini a se stesse, non ragionate. Abbiamo le istituzioni lucane che assumono un impegno solenne. Insieme chiediamo al Governo di aprire immediatamente un tavolo. Le tre regioni prendono l’impegno a mettere insieme un progetto per la valorizzazione del golfo di Taranto, per usare le risorse che l’Unione europea destina alle regioni rivierasche con la direttiva ”Strategia del mare”. Noi intendiamo realizzare il progetto del golfo amico».

Intanto il presidente della regione Basilicata, Marcello Pittella, annuncia la presentazione di una “proposta di dialogo” al Guidi, «Per evitare azioni più consistenti contro le trivellazioni nello Jonio».

Il presidente della regione Abruzzo,  Luciano D’Alfonso, aveva già detto No alle trivelle e  che «C’è una posizione unanime di Marche, Molise, Puglia, Basilicata, Calabria».

Tra i governatori del PD si fa sempre più strada l’ipotesi del referendum contro le ricerche
ed estrazioni petrolifere proposto a tutti Consigli regionali dal Coordinamento nazionale No triv-Associazione a Sud ed al quale l’Abruzzo aveva già dato l’assenso di massima.  Il presidente del Consiglio regionale della Puglia uscente, Onofrio Introna ha spiegato che «Si tratta di un referendum abrogativo dell’articolo 35, comma 1 del decreto Sviluppo del 2012, che porta la firma del governo Monti, ma sotto tiro potrà finire quanto prima anche lo Sblocca Italia-Sblocca trivelle del governo Renzi. Pur ampliando il divieto di attività petrolifere alle 12 miglia marine, lungo tutta la fascia costiera italiana, il decreto Monti del 2012 ha salvato i procedimenti già avviati a quel momento, di fatto validandoli. Il risultato è che si è affermato un divieto per il futuro, ma si è allo stesso tempo spalancata la porta alle le istanze già presentate dalle multinazionali a quella data. Condivido l’esigenza di preservare tutti i mari e le coste italiane dall’impatto: Sicilia, Ionio e l’Adriatico dal Salento all’arco veneto-giuliano per difendere dalla marea nera le spiagge, il turismo, la balneazione, la pesca. Resta il fatto, inoltre, che attendiamo ancora da Bruxelles una moratoria dello sfruttamento degli idrocarburi sottomarini , ai quali tutta la Comunità dovrà attenersi».