Una rete di Aree marine di importanza ecologica o biologica per un Mediterraneo sano e sostenibile

[9 aprile 2014]

E’ in corso a Malaga, in Spagna il “Mediterranean Regional Workshop to Facilitate the Description of Ecologically or Biologically  Significant Marine Areas (Ebsa)”, organizzato da Unep/Map e Convention on biological diversity (Cbd),  che runisce esperti di aree marine di importanza biologica ed ecologica. Il workshop, finanziato dal governo spagnolo, dall’Unep/Map Mediterranean Trust Fund dalla Commissione europea, è una delle iniziative previste in base alla decisione  IG.21/5, sulla “Identificazione e la conservazione dei siti di interesse ecologico particolare nella regione mediterranea” adottata dalle parti contraenti (Italia compresa) della Convenzione di Barcellona durante la loro 18esima riunione che si è tenuta nel dicembre 2013 ad Istanbul.

Intervenendo al workshop, il segretario esecutivo dalla Cbd,  Braulio Ferreira de Souza Dias ha ricordato che «Il Mediterraneo ospita una vasta vita marina unica e diversificata. La biodiversità marina è un aspetto essenziale del patrimonio storico e culturale del Mediterraneo ed è al centro del benessere sociale, dello sviluppo economico e della salute ambientale della regione. La salvaguardia e l’utilizzo sostenibile della biodiversità rappresentano la base dello sviluppo sostenibile della regione e sono essenziali per la realizzazione degli obiettivi della Convenzione».

Durante la sua recente partecipazione all’United Nations Open Working Group on Sustainable Development Goals, il segretario della Cbd aveva già sottolineato l’importanza degli oceani  per lo sviluppo sostenibile e la salute degli ecosistemi del pianeta: «No è esagerato dire che l’umanità dipende dalla diversità biologica marina. Gli ecosistemi marini sono essenziali per i cicli biogeochimici ed assicurano il mantenimento della vita sulla terra. Inoltre, centinaia di milioni di persone contano direttamente sulla biodiversità marina per la loro sussistenza. Le comunità locali del mondo che lavorano duramente per realizzare lo sviluppo sostenibile devono far fronte alle sfide associate all’impoverimento senza precedenti della diversità biologica, derivante tra l’altro dalla sovra-pesca, dalla distruzione degli habitat e dalla minacce emergenti dei cambiamenti climatici su scala mondiale. Gli oceani sono diventati il deposito mondiale dei rifiuti prodotti dall’attività umana che hanno portato, per esempio, ad un’incidenza accresciuta delle zone morte deprivate di ossigeno nelle zone costiere di tutto il mondo. Alcuni temono che gli oceani raggiungano ben presto un punto di non ritorno al di là del quale le conseguenze negative di queste minacce diventeranno irreversibili, il che avrà delle conseguenze nefaste per il pianeta ed i suoi abitanti».

Infatti l’altro aspetto dell’impatto delle attività antropiche sugli oceani è che, come ha ricordato Braulio Ferreira de Souza Dias a Malaga, che «Trascurando la biodiversità marina e lasciandola impoverire, mineremo i nostri obiettivi di eradicazione della povertà, della sicurezza degli alimenti, della salute umana e dell’adattamento ai cambiamenti climatici, degli elementi essenziali per il benessere di tutti, ma soprattutto delle persone più povere del mondo».

Eppure i leader mondiali hanno riconosciuto in occasioni come la Conferenza Rio+20, che mari, oceani, acque costiere sono un elemento essenziale del sistema Terra e della sua sopravvivenza. Più volte è stata sottolineata l’importanza di salvaguardare gli oceani ed i mari e di utilizzare le loro risorse in maniera sostenibile, proteggendo la biodiversità e l’ambente marino e costruendo l’adattamento ai cambiamenti climatici. «Si sono impegnati a proteggere e ristabilire la salute, la produttività e la resilienza degli oceani e degli ecosistemi marini ed a mantenere la loro biodiversità – rammenta il segretario Cbd – per favorire la loro conservazione ed il loro utilizzo sostenibile per le generazioni di oggi e di domani. Hanno anche convenuto di applicare l’approccio ecosistemico e l’approccio precauzionale in modo effettivo nella gestione delle attività che hanno delle incidenze sull’ambiente marino, per ottenere dei risultati nelle tre dimensioni dello sviluppo sostenibile. I leader mondiali hanno anche confermato l’importanza delle misure di salvaguardia per zone come strumento di conservazione della biodiversità e dell’utilizzo sostenibile dei suoi elementi costitutivi. Questo elemento è compreso nell’ottavo obiettivo di Aichi, che stipula che entro il 2020 il 10% delle aree marine e costiere, comprese le zone particolarmente importanti per la diversità biologica ed i servizi forniti dagli ecosistemi, siano conservate attraverso delle reti ecologicamente rappresentative e ben collegate di aree protette gestite efficacemente ed equamente e da altre misure di conservazione efficaci  per zona».

Però, se si vuole davvero proteggere efficacemente e salvaguardare la biodiversità marina, bisogna prima  capire dove intervenire ed è qui che emerge l’importanza delle aree marine di importanza ecologica o biologica. I workshop regionali sulle Ebsa come quello in corso a Malaga utilizzano un processo integrato e scientifico per descrivere  le aree essenziali al buon funzionamento dell’ecosistema marino mondiale. Nella sua decisione X/29 sulla biodiversità marina e costiera, la Conferenza delle parti (Cop) Cbd  ha preso nota che «L’applicazione dei criteri scientifici nelle Ebsa rappresenta uno strumento che le Parti e le organizzazioni intergovernative competenti possono utilizzare per far progredire l’applicazione degli approcci per ecosistemi nelle aree marine situati all’interno ed al di là dei limiti di giurisdizione nazionali». La Cop Cbd  ha anche  detto che «l’applicazione dei criteri delle Ebsa è un’attività scientifica e tecnica, che le aree che rispettano questi criteri possono essere oggetto di migliori misure di conservazione e gestione e che questo può essere fatto s attraverso diversi mezzi, tra i quali le Aree marine protette e gli studi di impatto». Le Parti della Cbd hanno sottolineato che «l’identificazione delle Ebsa e la scelta delle misure di conservazione e di gestione spettano agli Stati ed alle organizzazioni intergovernative competenti».

Per questo il Segretariato della Cbd, su richiesta della Conferenza delle parti del 2010, ha organizzato una serie di workshop regionali. I risultati di quelli già tenutisi per il Pacifico del sud-ovest, i Caraibi e ed il medio-Atlantico occidentale c sono stati esaminati dalla XI Cop Cbd che ha chiesto al Segretariato di presentare i rapporto di sintesi all’Assemblea generale dell’Onu ed alle sue agenzie competenti. Anche i risultati del workshop di Malaga sul Mediterraneo saranno presentati alla 18esima riunione dell’Organo sussidiario incaricato di fornire, entro giugno, informazioni scientifiche, tecniche e tecnologiche in preparazione della 12esima riunione della Cop Cbd.

Braulio Ferreira de Souza Dias  ha concluso: «Il processo delle Ebsa intrapreso fin dalla seconda riunione della Conferenza della parti  insieme a diversi partner mondiali e regionali ha facilitato la condivisione di informazioni e dati, la messa in rete a livello regionale di esperti di diverse discipline ed una collaborazione accresciuta tra le differenti iniziative regionali di conservazione ed utilizzo sostenibile degli ambienti marini, offrendo una tribuna regionale per la valutazione scientifica dell’importanza ecologica o biologica delle aree marine. La sostenibilità degli oceani esige una visione comune ed un solido impegno per la conservazione e l’utilizzo sostenibile della diversità biologica marina. Questi sforzi, uniti ad approcci innovativi per creare un legame tra l’elaborazione di politiche e la loro messa in opera nel quadro di partenariati che riuniscono diverse parti interessate, dovrebbe assicurare un avvenire sostenibile per gli oceani del mondo».