Rete Natura 2000, ricchezza italiana: quando la biodiversità produce valore (VIDEO)

Ma gli agricoltori italiani la conoscono ancora poco. Se la terra vale, anche i prodotti valgono

[21 maggio 2015]

Biodiversità valore

14 regioni su 20 hanno attivato e attiveranno nei PSR 2014/2020 incentivi finanziari per gli agricoltori che operano nei Siti Rete Natura 2000, la rete ecologica europea ancora poco conosciuta e questo, secondo quanto emerso dal convegno conclusivo di  Fare rete per Natura 2000 in Italia (Fa.re.na.it), è «Segno di una maggiore sensibilizzazione su queste tematiche cui ha contribuito anche il progetto con una massiccia campagna di comunicazione». Tutte le attività di  Fa.re.na.it sono state realizzate sotto lo slogan “la mia terra vale”ed oltre ai materiali divulgativi del progetto sono stati realizzati alcuni spot radiofonici e uno spot video.

Fa.re.na.it, un progetto del Cts – Centro Turistico Studentesco e Giovanile, promosso insieme a Coldiretti, Comunità Ambiente, Ispra e Regione Lombardia, è stato finanziato dall’Unione europea con il programma Life+ e cofinanziato dai ministeri dell’ambiente  e delle politiche agricole e forestali, Regioni Abruzzo e Marche, Provincia di Agrigento, Parchi nazionali delle Cinque Terre e del Pollino e Parco regionale delle Serre e, in  42 mesi, ha posto interrogativi importanti sul ruolo degli agricoltori all’interno dei siti Rete Natura 2000, l’imponente rete di protezione della biodiversità messa in piedi dall’Ue.

Il Cts spiega che «Nel nostro Paese la Rete Natura 2000 istituita nel 1992 (composta da SIC – Siti di Interesse Comunitario- da  ZSC – zone speciali di conservazione -e le ZPS – zone di protezione speciale) copre complessivamente circa il 21% del territorio terrestre nazionale. Si tratta di un territorio molto vasto in cui operano molte aziende che, in quanto inserite in un contesto ambientale di altissimo valore, sono soggette ad una serie di vincoli amministrativi importanti. Tutte le Regioni italiane hanno almeno il 10% del proprio territorio coperto da siti Natura 2000 e ben 7 hanno più di un quinto dell’intero territorio che ospita SIC e ZPS, con l’Abruzzo primatista nazionale (35,7% del territorio)».

Secondo il rapporto sull’applicazione della condizionalità in Italia diffuso dal Ministero delle Politiche Agricole, «Nel settembre 2010, erano solo 3.513 le aziende agricole che si prevedeva avrebbero beneficiato dei fondi per la conservazione degli habitat e delle specie presenti nelle aree Sic e Zps (misura 213 – Indennità Natura 2000 – del PSR), su un totale complessivo di circa 200.000 aziende che operano nei Siti natura 2000 (dati ENEA/2011)».

Prima che iniziasse il progetto Fa.re.na.it, la ricerca Flash Eurobarometer ha evidenziato più volte che «Il 78% degli agricoltori italiani non conosce Rete Natura 2000», ma dall’indagine finale realizzata da Fa.re.na.it. tra gennaio e febbraio su un campione di 2.035 imprese agricole di tutta Italia «La percentuale passa dal 78% al 74% segnando quindi un +4% di coloro che dichiarano ora di conoscere la Rete Ecologica. Da un punto di vista geografico, le aziende del sud Italia si confermano avere il maggior grado di conoscenza del progetto. La Regione Basilicata si pone al primo posto per livello di conoscenza (58.3%), seguita dalla Regione Calabria (47.9%)».

Fa.re.na.it ha coinvolto oltre 700 agricoltori in 37 seminari ma ha lavorato anche con le Amministrazioni Pubbliche, coinvolgendo circa 900 rappresentanti regionali e locali e il suo team ora sottolinea che «Tale attività ha contribuito a sensibilizzare le regioni sull’importanza di investire risorse nelle misure di sviluppo rurale dedicate direttamente o indirettamente a Natura 2000. Nella nuova programmazione 2014-2020 è passato da 7 a 14 il numero di regioni (Basilicata, Campania, Liguria, Molise, Piemonte, Puglia, Sicilia, Umbria, Abruzzo, Emilia Romagna, Friuli Venezia Giulia, Lombardia, Marche, Valle d’Aosta) che hanno inserito nei Programmi di Sviluppo Rurale le misure finanziarie per gli agricoltori che operano nei siti rete natura 2000».

Il Cts fa notare un paradosso: «Quando la Rete Natura 2000 è conosciuta, purtroppo non lo è per lo straordinario tesoro di biodiversità che essa contiene né per le potenzialità di tale patrimonio, ma piuttosto per le implicazioni negative che essa comporta: nel 2012 è emerso infatti che il 58% degli agricoltori intervistati legava l’idea stessa di RN2000 al vincolo della Valutazione d’Incidenza e “all’eccessivo carico burocratico” che obbliga gli agricoltori a rivolgersi a tecnici o professionisti per svolgere le pratiche o presentare le domande di contributo. Va anche detto che molti imprenditori agricoli dichiarano di non sapere nemmeno di trovarsi in un sito RN2000. La misura 12 promuove la conservazione e la tutela degli habitat Natura 2000 compensando con un pagamento a ettaro gli agricoltori e i selvicoltori degli svantaggi produttivi che incontrano rispettando le misure di conservazione previste per i singoli siti».

ùL’associazione ambientalista è convinta che «Le cose cambieranno con i nuovi PSR. Da una prima elaborazione, da considerare provvisoria, le 14 regioni che hanno programmato la misura 12 dei PSR (Indennità Natura 2000 per aree agricole e aree forestali) assegnano infatti agli interventi N2K circa 91 milioni di euro di sostegno pubblico per i 7 anni del 2014-2020. Di questi, circa 63 milioni sono finanziati da Ue, il resto dalle Regioni».

Fa.re.na.it spiega anche cosa è la misura messa a disposizione: «La compensazione offerta dalla misura 12 consente agli agricoltori e ai silvicoltori di superare gli svantaggi operativi connessi alle limitazioni introdotte dai piani di gestione dei Siti Natura 2000 e di proseguire nelle ordinarie attività agricole e silvicole contribuendo alla manutenzione del paesaggio, al mantenimento e alla promozione di sistemi di produzione sostenibili nelle aree interessate al fine di evitare l’abbandono del territorio e la perdita di biodiversità. Le pratiche agricole o silvicole ammesse o promosse dalle misure di conservazione dei Siti, infatti, contribuiscono a proteggere e migliorare lo stato della biodiversità e degli ecosistemi di Natura 2000 e, indirettamente, possono anche contribuire a una migliore protezione del suolo, a un uso più sostenibile delle risorse idriche ed eventualmente anche al sequestro di carbonio. In un’area forestale ricadente all’interno di un sito Natura 2000 la Misura 12, ad esempio, può pagare i selvicoltori per mantenere delle “isole di biodiversità” da non sottoporre al taglio boschivo oltre quelle che sono le prescrizioni indicate dalle leggi e regolamenti regionali vigenti in materia forestale. Queste isole vengono rilasciate nel rispetto delle misure di conservazione del sito con lo scopo di ricreare delle aree di salvaguardia o conservazione della biodiversità animale e vegetale».

Ad esempio, in queste  isole di biodiversità, sono obbligatorie nei tagli boschivi che interessano superfici di una certa dimensione e sono destinate all’invecchiamento indefinito nonché al rilascio della lettiera in bosco; devono avere dimensioni e numerosità variabili in funzione della superficie di bosco sottoposta al taglio; devono interessare le zone del lotto più rilevanti dal punto di vista naturalistico; devono essere distribuite il più possibile nell’ambito dell’area al taglio e preferibilmente non essere localizzate nelle fasce periferiche.

In ambito agricolo, invece, la misura 12 compensa l’agricoltore per proseguire la sua attività produttiva sotto certe condizioni prescritte dalle misure di conservazione dei siti. Ad esempio, senza modificare determinati habitat sostituendo le specie presenti con altre di interesse agrario, senza utilizzare fitofarmaci o adottando specifiche pratiche volte alla conservazione di specie animali e vegetali.

Stefano Di Marco, vice presidente nazionale del Cts, conclude: «Gli iinteressi della conservazione della natura e gli interessi agricoli nei siti della Rete Natura 2000 non sono necessariamente in conflitto. è questo il messaggio che si è voluto trasmettere con  Fa.re.na.it, mettendo in evidenza come i due aspetti, quello ambientale e quello economico, apparentemente lontani in realtà coincidono: il valore dell’ambiente preservato è uno strumento che consente di dare più valore ai prodotti che da quella terra nascono. Perché se la terra vale, anche i prodotti valgono».

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