Ricerche di idrocarburi in Adriatico, l’Ue avverte la Croazia: «Tutelare ecosistema marino»

[31 gennaio 2014]

Dall’inizio di settembre del 2013 la Spectrum sta effettuando la scansione dei fondali del mar Adriatico lungo le coste croate alla ricerca di giacimenti di idrocarburi, in particolare greggio e metano, intrappolati nelle rocce, su un’area di 12.000 Km2. Secondo il governo croato le attività di ricerca verrebbero  effettuate gratuitamente e spontaneamente da parte della compagnia norvegese, senza quindi che sia stata indetta alcuna gara pubblica. Secondo Sigrid Lüber, presidente di Ocean Care,  la tecnica adoperata dallo speciale sottomarino in dotazione alla compagnia norvegese è quella “2D”, che consistete nell’emissione ogni dieci secondi di un muro di onde sonore di 240, 260 decibel. Si tratta di suoni molto più forti di quelli prodotti dai motori di un jet in fase di decollo, che non superano i 140 decibel. Draško Holcer, presidente del Blue World Institute of Marine Research and Conservation, dice che le specie ittiche più a rischio per le attività della Spectrum sarebbero i delfini e le balene che possono percepire le onde sonore anche a chilometri di distanza: onde di tale intensità danneggerebbero il loro sistema uditivo provocando lesioni ed emorragie e, a lungo andare, la loro fuga dall’habitat.

L’eurodeputato PD Andrea Zanoni, membro della commissione Envi ambiente, sanità pubblica e sicurezza alimentare del  Parlamento europeo, aveva recentemente sollevato anche il problema di possibili disastri simili a quello avvenuto nel golfo del Messico con la BP, nel caso venissero realizzate in Adriatico decine di piattaforme per l’estrazione del petrolio, poi ha presentato un’inerrogazione alla Commissione europea sulle ricerche della  Spectrum lungo le coste croate in Adriatico.

Il Commissario Ue all’ambiente, Janez Potočnik, ha risposto: «Gli operatori devono rispettare le disposizioni delle direttive Uccelli e Habitat, sotto la responsabilità dell’autorità competente croata. Gli Stati membri devono adottare provvedimenti che vietino di perturbare deliberatamente le specie marine rigorosamente tutelate come i cetacei e le tartarughe marine, in conformità della direttiva Habitat». Potočnik è stato chiaro con Zagabria, entrata nel 2013 a far parte dell’Ue, ma che non per questo può ignorare che «Tra gli elementi da tenere in considerazione per il rilascio dei permessi, ci sono gli effetti prodotti sugli ecosistemi marini e sugli habitat vulnerabili, e ciò nel rispetto del protocollo offshore della Convenzione di Barcellona per la protezione dell’ambiente marino e del litorale del Mediterraneo, alla quale l’UE ha aderito nel 2012» Potočnik aggiunge che «La direttiva quadro sulla strategia per l’ambiente marino (2008/56/CE) obbliga gli Stati membri a elaborare strategie per l’ambiente marino per conseguire un buono stato ecologico delle acque entro il 2020. L’inquinamento acustico subacqueo costituisce uno dei principali problemi da affrontare», e informa Zanoni che «La Commissione è attualmente impegnata a verificare se tutti gli obblighi sono stati rispettati ed è in attesa che le autorità croate competenti le forniscano chiarimenti sul progetto in questione». Il commissario conclude facendo sapere che «I Direttori delle Acque degli Stati membri hanno approvato recentemente un documento, di prossima pubblicazione, contenente delle linee guida per il monitoraggio dell’inquinamento acustico subacqueo».

Zanoni è soddisfatto della risposta e sottolinea: «Le autorità croate sono quindi avvisate: o si rispettano le normative ambientali europee oppure si incorre in una procedure d’infrazione. Vista la vicinanza con le coste del Nord Est italiano, sorveglierò molto da vicino lo svolgimento di questi lavori e non esiterò a denunciare a Bruxelles eventuali rischi per l’ecosistema marino. Ho già avuto modo di denunciare a Bruxelles la preoccupante moria lungo alcune coste italiane dell’alto Adriatico di tartarughe marine comuni (Caretta caretta), con 165 esemplari morti in meno di due mesi affinché si verifichino eventuali collegamenti con le ricerche di idrocarburi».