Richiami vivi: la Lipu lancia la petizione per abolirli

Costretti a cantare per richiamare i loro simili, chiusi al buio o maltrattati. L'uso degli uccelli vivi come richiamo per la caccia è una pratica crudele

[22 agosto 2013]

Vietare ogni forma di utilizzo degli uccelli come richiami vivi, siano essi provenienti da cattura che da allevamento. È il cuore della petizione che la LIPU-BirdLife Italia ha attivato sul proprio sito web www.lipu.it e che rivolge al Presidente del Consiglio dei ministri e di Camera e Senato. L’utilizzo di uccelli vivi come richiami è una pratica particolarmente crudele che coinvolge ogni anno migliaia di piccoli uccelli tra allodole, cesene, merli, tordi, colombacci e pavoncelle. Gli uccelli, una volta catturati in natura, vengono rinchiusi in piccole gabbie (vedi foto di F. Cagliata) e sottoposti per tutta la vita a una detenzione durissima: tenuti al buio in modo che perdano la percezione del tempo e cantino così fuori stagione, vengono utilizzati dai cacciatori in autunno e in inverno per fungere da richiamo, appunto, e attirare altri uccelli selvatici da catturare o uccidere.

In particolare, la petizione Lipu (http://www.lipu.it/petizioni/richiamivivi.asp) chiede il divieto di ogni forma di richiamo vivo (sia di cattura che da allevamento) e di ogni forma di impianto finalizzato alla cattura o allevamento di uccelli per farne richiami vivi; di considerare tale pratica una forma di maltrattamento e la previsione di adeguate sanzioni; che si registrino tutti gli animali attualmente detenuti come richiami vivi, la loro liberazione (nel caso sia possibile) oppure la consegna alle autorità per gli esemplari non liberabili.

«Avvieremo in autunno una vasta campagna per l’abolizione dei richiami vivi – annuncia Danilo Selvaggi, direttore generale Lipu-BirdLife Italia – Stimoleremo i parlamentari, coinvolgeremo testimonial, informeremo e coinvolgeremo la gente. Vogliamo finalmente abolire questa pratica che non ha più ragione di esistere e che appare un’offesa al diritto degli uccelli di vivere liberi e non subire maltrattamenti. È una sfida difficile ma con il supporto delle persone di buona volontà possiamo farcela».

La pratica di utilizzare richiami vivi è prevista dalla legge 157/92, in alcuni commi degli articoli 4 e 5. Ma la gestione di tale pratica ha suscitato dubbi, tanto che la Commissione europea ha aperto un’inchiesta contro l’Italia per capire come viene gestita e chiedere regole più rigide. Anche la Corte di Cassazione ha evidenziato di recente la brutalità e l’inaccettabilità di questa “tradizione”, affermando che “l’impossibilità al volo è incompatibile con la natura degli uccelli”.

Inoltre, sui richiami vivi si sono affermate varie forme di illegalità, come l’applicazione illegittima di anelli o traffici illeciti come testimonia l’ultimo maxisequestro di oltre 300 tra tordi e cesene effettuato a giugno scorso dalla polizia Provinciale di Prato: affidati al Centro di recupero Lipu “Cruma” di Livorno, 261 di essi, dopo due mesi di cure, sono stati liberati in Val d’Aosta con un’operazione congiunta tra Lipu e Corpo forestale dello Stato. Un’operazione ben descritta in proprio in queste ore sul blog di Margherita D’Amico (Repubblica.it) all’indirizzo http://richiamo-della-foresta.blogautore.repubblica.it/ 

Per sostenere la campagna “No ai richiami vivi”, che nei prossimi mesi entrerà nel vivo, la Lipu chiede una donazione alla pagina web http://www.lipu.it/tu_introduzione.htm (causale “No ai richiami vivi”) a supporto delle numerose attività che verranno avviate nella comunicazione al pubblico e nella sensibilizzazione dei parlamentari.

Tra il 1994 e il 2005 gli impianti di cattura autorizzati sono stati 459. Sei le Regioni italiane che autorizzano la cattura degli uccelli, con in testa la Lombardia, che utilizza 50-60 impianti ogni anno.

Lipu – Birdlife Italia