Rifiuti marini, alta concentrazione di microplastiche nelle acque dell’Isola d’Elba

Legambiente: Partire dalle isole per una campagna nazionale di bonifica e ripristino

[10 novembre 2015]

Plastic Free SEA

I litorali dell’Isola d’Elba racchiudono spiagge e scogliere dalla bellezza assoluta, davanti alle quali si adagiano fondali straripanti di scintillante biodiversità. Non a caso, l’Elba rappresenta da anni una delle isole più gettonate nel panorama turistico italiano. Per lo più invisibili agli occhi di turisti e non, nelle acque dell’Isola trova però riparo una quantità ingente di rifiuti, microplastiche in particolare.

Per effetto di onde, correnti, irradiazioni UV e altri fattori oggi da i rifiuti marini sono destinati a frammentarsi in milioni di microparticelle che si disperdono in oceani e mari, come hanno ricordato oggi a Roma da Goletta verde, presentando i risultati di una ricerca durata due anni per indagare lo stato di salute delle acque italiane. A mare, inoltre, possono finire anche rifiuti che sono già molto piccoli, spesso non visibili ad occhio nudo (come ad esempio granuli industriali di plastica vergine o le particelle presenti nei cosmetici come esfolianti, creme, dentifrici o nei vestiti, attraverso gli scarichi e quindi i fiumi).

L’obiettivo dello studio di Goletta Verde, realizzato grazie al protocollo d’intesa tra Legambiente e Ispra, è stato quello di verificare la presenza delle microplastiche sulla superficie del mare, in corrispondenza di arcipelaghi, luoghi, in teoria, più lontani dall’inquinamento della terraferma. I campionamenti sono stati effettuati mediante l’uso di reti particolari a maglia ultrafine in grado di catturare particolato ed organismi nell’ordine dei micron.

Sono state campionate 6 isole (San Domino – Isole Tremiti; Isola di Lipari; Isola d’Ischia; Isola di Ventotene; Isola dell’Asinara; Isola d’Elba): l’Isola d’Ischia con 528 micro particelle di plastica per 1000 metri cubi di acqua è quella dove sono state contate più microplastiche. A seguire l’Isola d’Elba (324 microplastiche/1000mqacqua), che in questa particolare classifica conquista una ben poco onorevole medaglia d’argento. Seguono l’Isola dell’Asinara (222), San Domino-Isole Tremiti (186), Isola di Lipari (102) e, infine, Ventotene con 60 microparticelle di plastica in mille metri cubi di acqua. Dati che ci ricordano quanto sia ormai indispensabile fronteggiare gli ingenti danni economici e ambientali arrecati dalla diffusione dei rifiuti con adeguate politiche di prevenzione e di gestione a fine vita: la radice del problema, com’è ovvio, non risiede infatti nei materiali oggetto dello scandalo – plastica in primis – ma nell’inciviltà di quanti li gettano in mare, e nelle mancanze ancora oggi evidenti nel recupero dei rifiuti.

«Sapevamo da tempo, grazie alle ricerche di Legambiente, di altre iniziative ambientaliste internazionali e della marina militare francese, che di fronte all’Isola d’Elba, circa 10 miglia a nord, c’è un “vortice” di rifiuti marini, soprattutto microplastiche, che le correnti e le foci dei fimi più a nord spingono in una sorta di “zona di bonaccia” – dice Umberto Mazzantini, responsabile mare di Legambiente Toscana  –  I dati di Goletta Verde confermano la diffusione delle micro e macroplastiche nel bel mezzo del Santuario internazionale dei mammiferi marini Pelagos, che, come hanno spiegato bene diversi studi recenti, entrano nella catena alimentare, vengono mangiati dalle tartarughe marine e ormai si ritrovano negli stomaci e persino nei muscoli di uccelli e mammiferi marini. Sostanze che alla fine arrivano anche nei nostri piatti».

Secondo Mazzantini, che è anche responsabile nazionale di Legambiente per le isole minori, «Questi dati non possono restare senza una risosta, anche perché l’Italia è tra i Paesi più impegnati nell’attuazione della Marine Strategy dell’Unione europea che prevede il raggiungimento della buona qualità ambientale del mare e che individua nella marine litter uno dei più gravi problemi per la salute degli ecosistemi e per la biodiversità. Occorre partire dalle isole per una campagna nazionale di bonifica e ripristino di condizioni ambientali che, anche utilizzando nuove tecnologie finalmente disponibili, salvaguardino davvero il nostro meraviglioso mare e le sue creature. Ma l’inquinamento da micro e macroplastica, che diventa anche un problema economico e rischia di avere un impatto sul turismo, si affronta soprattutto a terra, realizzando una corretta raccolta delle plastiche e poi un loro riciclo e riuso, per trasformare un problema in risorsa. Ma anche impedendo che alcuni imballaggi raggiungano le isole e incentivando la politica del vuoto a rendere e i progetti di sostituzione di materiali come il polistirolo con altri biodegradabili, come si sta progettando di fare a Capraia, E su questo, a cominciare dall’Elba e dalle altre Isole, siamo purtroppo ancora molto in ritardo».