Riforma costituzionale, cosa cambia per le regioni… già oggi

[21 novembre 2016]

regioni italiane italia

Anche se al referendum costituzionale del 4 dicembre vincesse il No, non è vero che per le regioni non cambierebbe nulla. Intanto perché è dal 2001 che le regioni sono finite impigliate in un riforma che non ha funzionato, e non solo per colpa loro. Lo Stato – si è detto – deve riprendersi tutto o quasi per rilanciare politiche regionali arenatesi nella conflittualità. Ma qui compare il primo omissis perché nel 2001 erano stati previsti nuovi strumenti anche legislativi tra Parlamento e Regioni nell’ambito della Bicamerale per le questioni regionali, o anche specifici che avrebbero dovuto superare la Conferenza Stato-Regioni chiamata a dire la sua dopo che lo Stato aveva deciso il da farsi. L’intento era chiaro, ed era rivolto a rimuovere in partenza quella conflittualità, non solo costituzionale, ma anche politica a cui lo stato ha concorso per primo e di più.

Ecco perché il pasticcio previsto dal nuovo Titolo V della riforma risulta pretestuoso e del tutto infondato. Insomma, le regioni sono solo un capro espiatorio per uno Stato che non vuole superare i limiti del vecchio Titolo V ma solo approfittarne per tornare a prima, appunto, quando gestiva tutto dal centro; l’abbiamo visto all’opera nei tanti disastri ambientali alcuni dei quali ricordati anche nelle scorse settimane, vedi l’Arno.

D’altronde che tra Stato e regioni restino problemi lo si vede dalle polemiche in corso in questi giorni in Toscana, che pure nella gestione dell’ambiente non è certo l’ultima della classe. Ma a tutto questo nelle scorse settimane si sono aggiunti problemi che non riguardano solo il voto del 4 dicembre. Mi riferisco alla legge sui parchi, votata al Senato e in attesa del voto alla Camera, che toglie qualsiasi competenza alle regioni sulle aree protette marine – quelle sì – assegnate loro un trentennio fa. Insomma dopo 30 anni (più o meno) lo Stato gliele toglie. Che a tirare la volata contro tutto il mondo ambientalista sia il Pd nel più totale silenzio del l’Unità, la dice lunga di più tante chiacchiere.

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