Riforma dei Parchi, Lipu e Wwf: testo sbagliato e da cambiare

La Lipu chiede incontri ai vertici della politica italiana per correggere la legge

[12 luglio 2017]

A margine dell’audizione in Commissione ambiente al Senato, alla quale il Wwf ha partecipato insieme alle altre associazioni ambientaliste, il vicepresidente del Panda italiano, Dante Caserta, ha detto che «Il Wwf continuerà a mobilitarsi contro una riforma che peggiora la situazione dei parchi nazionali e delle Aree marine protette visto che le modeste modifiche apportare al testo originario risultano insufficienti. In Commissione abbiamo evidenziato come questo provvedimento, che è arrivato al Senato in terza lettura,  rappresenti un’occasione mancata perché, a 25 anni dalla nascita delle Legge quadro sui parchi, ci saremmo aspettati una vera e propria riforma che migliorasse le condizioni dei parchi e non una fotografia, peggiorativa di quella che è la situazione che si è prodotta negli ultimi anni e che trasforma i parchi nel terreno di conquista per la politica localistica».

Dello stesso parere è anche il direttore generale Danilo Selvaggi: «La riforma della legge 394 sulle aree protette è tornata in Senato con molte modifiche ma con gli stessi gravi problemi di prima, che abbiamo dettagliatamente ribadito al Senato».

Secondo la Lipu, «I siti della rete Natura 2000 sono stati mortificati, non avendo ricevuto il riconoscimento di aree protette nazionali. La governance dei parchi è del tutto sbilanciata sugli elementi localistici, a scapito delle competenze scientifiche, dell’interesse nazionale e della biodiversità come patrimonio comune. Il meccanismo di gestione della fauna, interamente affidato ai cacciatori, è inefficace e conflittuale con le norme comunitarie. Il Parco del Delta del Po viene definitivamente affossato, lasciando a quelle regioni che non lo hanno mai voluto il veto finale sul decreto istitutivo. Per non parlare delle possibilità di continuare senza limiti le attività estrattive all’interno dei parchi, in barba alla tutela della natura e alla stessa prospettiva culturale di progressivo affrancamento dal petrolio».

Selvaggi evidenzia che «Questi ed altri elementi dicono di una grande delusione ma anche di una forte preoccupazione per quello che, se la riforma passasse, potrebbero in breve tempo diventare i parchi italiani. Qualcosa che non ha più a che fare con la conservazione della natura».

Per questo la Lipu ha chiesto alla Commissione ambiente del Senato di «Fermare la riforma e riflettere su quale sia la strada giusta – ma non certamente questa – per migliorare la gestione delle aree protette italiane. E’ fondamentale che tutta la politica si ponga il problema di questa riforma, per la quale ragione stiamo chiedendo e ottenendo incontri ai vertici della politica italiana, così che la si possa profondamente correggere, finché si è in tempo».