Riforma della legge sulle aree protette: un’analisi dalla commissione Ambiente del Senato

[14 aprile 2014]

In queste settimane il Senato è impegnato a discutere di riforme importanti: quella costituzionale, il decreto sulla casa e la riforma della legge sulle aree protette, su cui voglio soffermarmi oggi.

La Legge 394 nel 1991 ha istituito i parchi nazionali, quelli regionali, le aree marine protette; ha consentito al nostro Paese di salvaguardare e valorizzare lo straordinario patrimonio ambientale e naturistico italiano. Sono 23 i parchi nazionali e 134 i parchi regionali istituiti in questi anni, sono serviti a difendere l’integrità del patrimonio naturale ma anche storico e ambientale, ma anche, come nel caso del nostro Parco Nord, a creare e valorizzare, nella fase delle grandi trasformazioni urbane e della dismissione dei grandi complessi industriali, vere e proprie oasi che interrompono l’urbanizzazione e diventano straordinarie opportunità per i cittadini. Una legge importante, che ha prodotto risultati straordinari che, però, dopo 23 anni ha bisogno di un tagliando, di un aggiornamento per migliorare ulteriormente la normativa esistente, adeguandola alle regole europee per la tutela della biodiversità e dal protocollo “Natura 2000”.

Al di là dei cambiamenti previsti per rendere più condivisa tra Ministero e Regioni la nomina dei Presidenti dei parchi nazionali, stabilire il limite di due mandati, ridurre le indennità e garantire che i direttori abbiano professionalità specifiche per il ruolo che svolgeranno, ci sono almeno tre importanti innovazioni previste dalla nuova norma.

Innanzitutto, si regolamenta il rapporto – che già esiste ed è lasciato alla discrezionalità – tra i parchi e le attività economiche o di servitù che insistono nel loro territorio, si tratta di stabilire un principio uguale per tutti riguardo le contribuzioni che queste attività devono garantire all’Ente Parco, ragionando su ciò che già esiste per evitare che i parchi autorizzino nuove localizzazioni per coprire le loro necessità di bilancio. L’idea è quella di prevedere delle royalty definite per tipologia di attività garantendo che il 70% degli introiti restino al parco che li produce e il 30% vada invece ad alimentare un fondo a rotazione istituito dal Ministero che serva a finanziare progetti e iniziative di valorizzazione nei parchi. Oltre a ciò noi proponiamo che un fondo analogo si costituisca anche nelle Regioni per garantire una ulteriore forma di finanziamento dei parchi regionali viste le difficoltà in cui versano, vista l’esiguità dei fondi a disposizione.

Un’altra innovazione riguarda la caccia. La norma del 1991 non affrontava la questione e, in questi anni ci sono stati comportamenti diversi, con il nuovo testo si chiarisce che la caccia nelle aree protette è vietata. Sarà possibile solo con l’autorizzazione di ISPRA (Istituto Superiore per la Prevenzione e la Ricerca Ambientale) prevedere la caccia per la selezione della fauna.

Qui, le novità oltre alla necessaria autorizzazione stanno nella possibilità di far eseguire la selezione solo a persone abilitate che hanno frequentato un corso indetto allo scopo.

Infine, la proposta di modifica garantisce la possibilità per gli Enti Parco di prevedere nel proprio piano anche la definizione di vincoli e salvaguardie per le aree contigue. Si consente cioè al Parco di esprimersi su qualunque intervento costruttivo o infrastrutturale nelle aree confinanti per salvaguardare la fauna, e la vivibilità e l’integrità del parco. Tra l’altro stiamo proponendo di cancellare la norma del silenzio assenso che ad oggi consente di iniziare l’opera, decorso il termine di sessanta giorni, a chi chiede l’autorizzazione a costruire. Occorrono decisioni rapide ma motivate e il silenzio assenso non appare lo strumento migliore.

Nella discussione parlamentare sarà possibile intervenire ulteriormente sul testo, ma già oggi possiamo dire che su governance, aree contigue, finanziamenti e caccia stiamo migliorando una buona legge.

In questa legislatura, anche grazie all’iniziativa di queste settimane del Governo Renzi, appare possibile fare le riforme che da tempo il Paese chiede e di cui i cittadini sentono il bisogno, tra queste, accanto a quella del lavoro, del Senato, più in generale della politica e del fisco, sono in agenda riforme importanti sull’ambiente tra cui questa sui parchi e quella sul consumo di suolo. Questo dimostra che in questi anni le questioni della difesa dell’ambiente hanno assunto giustamente una centralità nuova nella politica e nell’iniziativa istituzionale.

di Franco Mirabelli, Commissione Ambiente