Riforma terriera radicale in Scozia: raddoppiare le terre pubbliche

Nel mirino della sinistra nazionalista le riserve di caccia private esentasse

[23 giugno 2015]

Terreni Scozia

La metà dei terreni di proprietà privata in Scozia appartengono a sole 432 persone, una cosa che non piace per niente al governo indipendentista di sinistra (che ha stravinto le ultime elezioni) che ha presentato un Land Reform Bill che imporrà tasse sul latifondo e per favorire la vendita di quei terreni dove i proprietari stanno bloccando lo sviluppo economico. Ma gli avversari della nuova legge la definiscono semplicemente «un furto di terra», nemmeno si trattasse del land grabbing in qualche Paese africano.
In realtà lo Scottish national party (Snp) punta ad eliminare i privilegi dei proprietari dei grandi terreni di caccia che dal 1994, dopo essere stati esentati dall’allora governo conservatore del primo ministro John Major, non pagano più tasse sulla loro attività, cosa che il governo scozzese aveva definito un’ingiustizia alla quale bisogna mettere fine.
Il denaro ricavato dalla fine di questa esenzione fiscale ai grandi proprietari terrieri dovrebbe servire a triplicare il re il denaro aggiuntivo sollevato dalla fine l’esenzione fiscale per triplicare lo Scottish Land Fund, che viene utilizzato per aiutare le comunità locali ad acquisire terreni, portandolo dai 3 milioni di sterline in dotazione quest’anno fino a 10 milioni di sterline all’anno a partire dal 2016. Ma i proprietari terrieri sostengono che reintrodurre la tassazione potrebbe causare la perdita di posti di lavoro in diverse tenute di caccia.
La premier scozzese Nicola Sturgeon aveva annunciato la volontà di approvare una riforma terriera sibuto dopo la sua nomina nel novembre 2014, asserendo che «La terra di Scozia deve essere una risorsa a beneficio dei molti, non di pochi». Il nuovo disegno di legge dovrebbe contenere misure per ottenere informazioni più precise sulla proprietà e il valore degli appezzamenti terrieri ed anche la Scottish Land Reform Commission sta presentando raccomandazioni per le future riforme.
Il governo scozzese si è dato l’obiettivo di raddoppiare la quantità di terra di proprietà della comunità locali dagli attuali 500.000 acri ad un milione di acri entro il 2020 e su queste proposte ha tenuto una consultazione pubblica durata 10 settimane.
David Johnstone, presidente della Scottish Land and Estates, l’organizzazione dei proprietari di terrieri privati, non sembra molto soddisfatto dei risultati di quella consultazione e dice che le tenute per la caccia sportiva, affollate anche di italiani, sono state «individuate troppo facilmente in una luce negativa, quando in realtà sono aziende che hanno reso un contributo fondamentale al turismo rurale, all’occupazione e all’ambiente». Anche i conservatori scozzesi, praticamente scomparsi dal panorama politico scozzese, hanno criticato le riforme proposte dal governo autonomo definendole «Un furto di terra in stile Grande Fratello», dimenticandosi che qualcuno si era davvero impossessato di quelle terre e che, grazie ai conservatori, non ci pagava nemmeno le tasse.
Presentando il progetto di legge al Parlamento scozzese, il segretario per gli affari rurali Richard Lochhead, ha naturalmente difeso l’approccio del Snp: «Non si tratta di accaparramento di terre, si tratta di sistemare quelle aree dove si impedisce chiaramente lo sviluppo economico di questo Paese, il che dopo tutto è nel pubblico interesse, che è ostacolato da chi possiede la terra e da come la gestisce. I ministri dovrebbero avere gli strumenti per intervenire in nome del popolo della Scozia per fare in modo che le comunità siano in grado di avere più voce in capitolo sul proprio destino, sul proprio futuro».