Animalisti e ambientalisti: calendari lunghi, troppo bracconaggio e specie cacciabili in declino

Stagione venatoria al via: cacciatori in calo e il Senato riapre il caso dei richiami vivi

[18 settembre 2014]

Il 21 settembre, dopo le “preaperture” in 13 Regioni già dal primo settembre, riapre ufficialmente la caccia e, come ogni anno l’inizio della stagione venatoria è preceduto dalle denunce degli ambientalisti. In particolare, secondo la Lipu, lo scenario venatorio italiano è fatto di «Caccia alle specie in declino, calendari venatori che non rispettano le indicazioni comunitarie e dell’Ispra, uso di richiami vivi e bracconaggio».  Secondo l’associazione protezionista, «Anche quest’anno le doppiette colpiranno uccelli selvatici che soffrono di uno stato di conservazione sfavorevole. Si tratta di 18 specie su 32, dal moriglione alla marzaiola, dalla coturnice al fagiano di monte, dalla quaglia alla pavoncella fino all’allodola e al combattente. Solo quest’ultimo, con la moretta, sono state escluse, da alcune Regioni, dalla lista delle cacciabili: in realtà le regole prevedono che, in attesa di adeguati piani di gestione, si debba sospendere per tutte le specie in declino, in via cautelativa, l’attività venatoria.Inoltre, i calendari delle Regioni rispettano solo in parte le indicazioni comunitarie recepite in Italia dall’art. 42 della legge comunitaria 2010: per molte specie, infatti, si sparerà in gennaio, in periodo di migrazione pre-nuziale».

Secondo Fulvio Mamone Capria, presidente Lipu-BirdLife Italia, «Purtroppo molte Regioni faticano ancora a tenere in conto la biodiversità, continuando a varare calendari venatori che rispondono più alle esigenze del mondo venatorio che della conservazione della natura. E’ un Paese dove gli animali vengono massacrati senza considerare la loro biologia, dove per anni le associazioni venatorie hanno abusato dei ripopolamenti causando danni alla biodiversità e all’agricoltura, dove la vigilanza è scarsa nonostante la circolazione di milioni di armi e le numerose vittime di incidenti di caccia, anche estranee all’attività venatoria, dove si assiste nei valichi e nei punti di passo alla strage di uccelli perpetrata da “sparatori” agguerriti, dove si tenta di far entrare le doppiette nei parchi e nelle aree protette. Ci opponiamo e continueremo ad opporci con ogni mezzo a questo degrado civico. Inoltre – prosegue il presidente Lipu – la stagione ripartirà con l’utilizzo degli odiosi richiami vivi, una vergogna italiana che continua nonostante la campagna Lipu, sostenuta da numerose associazioni e da centinaia di migliaia di firme di cittadini, che ne chiede l’abolizione totale, e la procedura d’infrazione comunitaria, che rischia, in assenza di novità legislative, di portare l’Italia e gli italiani a pagare in vece dei cacciatori. La buona notizia è che la caccia registra un calo costante e inesorabile dei praticanti, il cui numero ufficiale sembra oggi sceso a poco più di 600mila unità, con crisi soprattutto nelle roccaforti venatorie come ad esempio la Lombardia. Ancora troppi, per i nostri gusti, ma molto di meno rispetto al passato. Segno che l’Italia e gli italiani non amano i fucili e chiedono di vivere la natura con intelligenza e rispetto».

Un’altra buona notizia per le associazioni ambientaliste viene da Senato che ha approvato  un ordine del giorno, nell’ambito della Legge Europea 2013,  impegna il governo a cambiare direzione su un provvedimento contestatissimo: «“Le modifiche apportate alla legge nazionale sul tema dei richiami vivi non superano i rilievi della Commissione europea. Il Governo valuterà già dalla legge Europea 2014 la revisione della legge e le eventuali modifiche da apportare».

L’Ordine del Giorno, presentato da vari senatori, che vede come prima firmataria Monica Cirinnà del PD, è stato recepito dal governo e, secondo Animalisti Italiani, Cabs, Enpa, Lac, Lav, Lipu e Wwf, «Chiarisce bene la questione: le norme italiane “che autorizzano l’attività di cattura, allevamento e utilizzo degli uccelli come richiami vivi hanno determinato la messa in mora dell’Italia da parte della Commissione europea”, la quale “ha evidenziato come la cattura degli uccelli selvatici a fini di richiamo sia un’infrazione alla Direttiva Uccelli e che non vi sia la necessità di consentire tale pratica neanche in regime di deroga”. La caccia, infatti, “potrebbe avvenire innanzitutto senza l’utilizzo di richiami o per esempio con l’utilizzo di richiami a bocca”. Per questo, il Governo si impegna a rivalutare subito il caso, già a partire dalla Legge Europea 2014 che avvierà l’iter tra pochi giorni, “al fine di accogliere pienamente i rilievi mossi dalla Commissione in merito alla violazione della direttiva Uccelli ed apportare le conseguenti eventuali modifiche”».

Secondo le sette associazioni, «Si tratta della dimostrazione della fondatezza di quanto sostenuto dalle associazioni ambientaliste e animaliste, ovvero che la modifica apportata alla legge nazionale lo scorso agosto, con la conversione del decreto 91, fosse del tutto insufficiente a risolvere il problema dei richiami vivi. Questo era già chiaro dalla lettera che nel luglio scorso la Commissione europea ha trasmesso all’Italia, con la quale evidenziava che la cattura degli uccelli selvatici a fini di richiamo va giudicata illegittima ai sensi sia dell’articolo 8 della direttiva Uccelli, che vieta l’utilizzo delle reti per catturare uccelli, sia dell’articolo 9, che prevede la possibilità di deroga. Ciò significa quindi che è la cattura degli uccelli selvatici a fini di richiamo va sempre vietata, perché esistono varie soluzioni alternative alla cattura degli uccelli per farne richiami vivi per la caccia. A quella lettera la Commissione potrebbe tra brevissimo far seguire il Parere motivato contro l’Italia, che è l’atto d’accusa dettagliato e l’ultimo passaggio prima del processo in Corte di Giustizia».

L’Ordine del Giorno approvato dal Senato sancirebbe quindi a necessità di intervenire subito, da parte di Governo e Parlamento, «Sia per evitare il rischio di condanna della Corte europea – concludono animalisti e ambientalisti – sia per dire stop a questa terribile pratica che già nelle prossime settimane potrebbe portare alla cattura di altre decine di migliaia di piccoli uccelli migratori, in Lombardia ed Emilia-Romagna. Non c’è più tempo da perdere: l’appuntamento è per la Legge Europea 2014, e il Governo faccia quello che è giusto e quello che deve».