Ripristinare le pianure alluvionali migliorerebbe acque, ecosistemi e clima in Europa

Inserire il ripristino basato su misure naturali nei piani di gestione di bacini, alluvioni e cambiamenti climatici.

[20 novembre 2018]

Il 70-90% dell’area delle pianure alluvionali europee è degradata dal punto di vista ecologico e secondo il briefing ‘Why should we care about floodplains?’ pubblicato dall’European environment agency (Eea), «Le aree vicine ai fiumi offrono il potenziale per una protezione dalle inondazioni economicamente vantaggiosa e il miglioramento della salute di un intero ecosistema fluviale». Inoltre, «Il ripristino delle pianure alluvionali europee più vicino possibile  al loro stato naturale contribuirebbe alla realizzazione di diverse politiche dell’Unione europea». .

Il briefing Eea  analizza i potenziali benefici del ripristino di aree naturali vicino ai fiumi che vengono ricoperte  dall’acqua durante le inondazioni e ne viene fuori che «Queste aree possono fornire preziosi servizi culturali ed ecosistemici, tra cui un’alternativa economica alla protezione dalle inondazioni strutturali».

L’Eea ricorda: «Si prevede che il cambiamento climatico aumenterà il numero di alluvioni e siccità in diverse parti d’Europa. Durante piogge abbondanti, le pianure alluvionali consentono di avere più spazio perché l’acqua si diffonda, impedendo alte ondate dell’inondazione di viaggiare veloci lungo il fiume. Durante le stagioni secche, le pianure alluvionali rilasciano lentamente l’acqua che hanno immagazzinato, mitigando i peggiori effetti della siccità. Oltre alla protezione dalle alluvioni e dalla siccità, le pianure alluvionali naturali possono prevenire l’erosione, migliorare la formazione del suolo, purificare l’acqua rifornendo le riserve delle acque sotterranee e sostenere la conservazione di habitat e specie, compresi molti uccelli. Tuttavia, la stragrande maggioranza degli habitat delle pianure alluvionali europee presenta uno stato di conservazione inadeguato o inadeguato»

Attualmente, la protezione e il ripristino di pianure alluvionali è incoraggiato dalle Direttive Ue habitat, uccelli e alluvioni, dalla strategia 2020 dell’Ue sulla biodiversità, dall’iniziativa infrastrutture verdi e dalla strategia per l’adattamento ai cambiamenti climatici dell’Ue.

I fiumi sono molto più ampi dei corsi d’acqua ai quali li associamo: anche  aree vicine ai fiumi, che vengono ricoperte dall’acqua solo durante le inondazioni, fanno anche parte del sistema fluviale. Queste pianure alluvionali rappresentano (o meglio rappresentavano) una parte essenziale dell’ecosistema fluviale, contribuendo al mantenimento di un’elevata diversità. Il briefing Eea  dice che «Spostare l’attenzione della gestione verso misure di conservazione naturali rappresenta una transizione verso la gestione basata sugli ecosistemi e deve essere incorporata nei piani di gestione del rischio di alluvioni e di alluvioni, piani di conservazione e piani di adattamento ai cambiamenti climatici.

Le pianure alluvionali sono una parte importante del capitale naturale dell’Europa: coprono il 3-5% dell’area continentale  e il 50-60% dei siti terrestri Natura 2000 dell?Ue. Dato che si allagano regolarmente, le pianure alluvionali sono aree naturalmente molto fertili. Questo, insieme all’utilizzo ei fiumi per i trasporti, le ha storicamente rese ideali per insediamenti umani e l’agricoltura. Oggi molte delle principali città europee sorgono nelle pianure alluvionali e in queste aree l’agricoltura rappresenta circa il 60% delle attività x che utilizzano i suoli. Ospitano molte specie e habitat protetti ma anche il 15% della popolazione europea; in Austria, Paesi Bassi, Slovacchia e Slovenia questa percentuale sale a oltre il 25%.

Crescita dell’urbanizzazione e dell’agricoltura continuano a portare cambiamenti nei sistemi fluviali europei e, soprattutto dopo la Seconda Guerra Mondiale, sono state realizzate grandi opere di drenaggio e protezione dalle inondazioni e interventi sui grandi fiumi europei per consentirne la navigazione, spesso “raddrizzando” i fiumi tagliando i meandri e forzando l’acqua in canali artificiali. Cambiamenti che sono serviti anche come progetti di bonifica che hanno prosciugato  le pianure alluvionali per consentire una maggiore produzione agricola.

L’Eea fa notare che «Tuttavia, questi cambiamenti hanno anche reso le inondazioni più dannose – le onde di piena sono diventate più alte e ora viaggiano più velocemente lungo i fiumi raddrizzati. Portano anche grandi quantità di sedimenti fini creando depositi più grandi di quanto sarebbe stato il caso in condizioni più naturali. Ulteriori danni sono stati introdotti dal desiderio combinato di controllo delle piene, approvvigionamento idrico e energia idroelettrica, che ha aumentato la costruzione delle dighe idroelettriche e dei serbatoi di stoccaggio dell’acqua e il controllo del flusso dell’acqua nei fiumi. Sebbene questi cambiamenti abbiano sostenuto sia la crescita economica che la protezione dalle inondazioni, hanno anche avuto gravi conseguenze ambientali. Le soluzioni messe in atto hanno contribuito notevolmente a disconnettere i fiumi dalle loro pianure alluvionali, riducendo notevolmente il loro ruolo essenziale nella mitigazione delle alluvioni e della siccità, così come per la protezione degli habitat e della qualità delle acque».

Secondo uno studio Eea del 2016 sui fiumi Danubio, Ebro e Senna e alcuni fiumi tedeschi,  «Oggi solo il 10-30% delle pianure alluvionali europee sono naturali. Questi cambiamenti sono di una tale portata che molti scienziati parlano di un cambio di regime per il funzionamento ecologico di molti fiumi causato dall’introduzione di pressioni artificiali». Inoltre, in futuro si prevede che le precipitazioni estreme  diventeranno più frequenti a causa dei cambiamenti climatici,« il che significa – spiega ancora l’Eea – che alcuni Paesi si troveranno ad affrontare un aumento della domanda di protezione dalle inondazioni. In altre parti d’Europa, aumenterà la frequenza dele siccità. Durante la siccità, l’acqua immagazzinata nelle pianure alluvionali naturali attenua gli impatti dell’ecosistema.

Dal secondo piano di gestione di bacini idrografici realizzato ai sensi della Direttiva acque, emerge che gli Stati membri dell’Ue non ottengono complessivamente un buono stato ecologico per i loro corpi idrici. In media, solo circa il 40% dei corpi idrici superficiali europei raggiunge un buono stato ecologico (Eea, 2018). Un’analisi dello stato di conservazione di 37 habitat alluvionali elencati nella Direttiva habitat dimostra che «La stragrande maggioranza si trova in uno stato di conservazione inadeguato o di cattiva conservazione. In tutta Europa, solo il 14% degli habitat e delle specie delle pianure alluvionali sono in buono stato di conservazione».

Grazie ai molteplici benefici forniti dalle pianure alluvionali naturali, le politiche dell’Ue incoraggiano  l’adozione del ripristino basato su misure naturali  e la conservazione delle pianure alluvionali esistenti nei piani di gestione dei bacini idrografici e del rischio alluvioni, così come nei piani di conservazione o nei piani di adattamento ai cambiamenti climatici.

In una recente revisione dei piani di gestione del rischio di alluvione, la Commissione europea ha rilevato che la maggior parte degli Stati membri dell’Ue prevede di utilizzare misure di ritenzione  naturale dell’acqua nelle future attività di gestione del rischio di alluvione, almeno in un senso molto ampio.

L’Eea conclude: «Poiché la maggior parte dei progetti di ripristino prevede l’utilizzo di terreni in modo diverso, è molto importante garantire l’impegno dei cittadini nel processo di pianificazione e concedere tempo sufficiente per negoziare le migliori soluzioni possibili. I risultati sono, tuttavia, spesso molto apprezzati dal pubblico grazie alle qualità ricreative conseguite».