Risolvere i conflitti: l’iniziativa europea per i grandi carnivori. A che punto siamo

[8 agosto 2013]

L’Europa ospita cinque specie  di grandi carnivori: il lupo Canis lupus, l’orso Ursus arctos, il ghiottone Gulo gulo, la lince europea Lynx lynx e la lince pardina Lynx pardynus. Tutte queste specie hanno patito un grande declino negli ultimi due secoli a causa di una combinazione fra persecuzione, frammentazione e vasta perdita di habitat.

Oggi, si stima che in Europa queste cinque specie siano limitate a sole 30 popolazioni fondamentali, alcune delle quali sono piccole e stanno lottando per sopravvivere, come, ad esempio, le popolazioni di orso e lupo sull’Appennino o di lince iberica nel sud della Spagna.  Altre popolazioni versano in condizioni migliori, si spostano lungo vaste aree remote come i Carpazi o le Alpi o dovunque sia presente una copertura forestale continua. Molte delle popolazioni più grandi si muovono più o meno liberamente tra paesi confinanti.

Grazie ad una maggiore protezione, anche attraverso la Direttiva Habitat, le popolazioni europee di grandi carnivori sono oggi generalmente stabili. In alcune parti d’Europa, queste specie sono addirittura ricomparse dopo decine o  centinaia di anni di assenza.

Conflitti. La conservazione e gestione sostenibile dei grandi carnivori, tuttavia, rimane una questione controversa, che provoca forti reazioni ed emozioni, sia a favore che contro le specie, soprattutto nel caso di lupi e orsi. Molti dei conflitti in corso sono legati ai danni economici che queste specie possono provocare, come ad esempio l’uccisione di bestiame, la distruzione delle arnie e di altre proprietà. I conflitti tendono ad essere particolarmente evidenti in zone di nuova ri-colonizzazione, dove non si è più abituati alla presenza di queste specie. Ci sono anche fattori intangibili che contribuiscono ad alimentare il conflitto, che è radicato non tanto nella paura ma soprattutto in scelte di valore e nella richiesta concorrente per l’utilizzo del territorio (agricoltura e allevamento del bestiame, infrastrutture di trasporto, silvicoltura, caccia, attività ricreative, ecc…). Per molti, i grandi carnivori riflettono problemi più ampi legati al mantenimento dello stile di vita rurale e delle pratiche tradizionali, così come al rapporto mutevole tra l’uomo e la natura.

L’iniziativa europea per i grandi carnivori. L’Unione europea ha un importante ruolo da svolgere nella protezione e nella gestione dei grandi carnivori europei, considerato che uno stato di conservazione soddisfacente per queste specie può essere raggiunto efficacemente soltanto attraverso una forte cooperazione tra i Paesi, un approccio di gestione del livello di popolazione ed un dialogo diffuso con le parti interessate. Proprio per questo, lo scorso anno, la Direzione Generale Ambiente della Commissione europea ha lanciato una nuova iniziativa per i Grandi Carnivori con lo scopo di incoraggiare un dialogo attivo con tutte le parti interessate ed esplorare le modalità di promozione della coesistenza fra uomo e grandi carnivori in Europa. Questo processo si basa sui risultati di iniziative precedenti, come ad esempio la Guida sulla gestione del livello di popolazione dei grandi carnivori del 2008 o l’iniziativa per i grandi carnivori per l’Europa. Saranno anche considerate le esperienze positive dei progetti Life e l’iniziativa europea per la caccia sostenibile del 2004. Come primo passo di questo processo, la DG Ambiente ha ospitato a Bruxelles il 25 gennaio 2013 un seminario che ha visto la partecipazione di più di 80 rappresentanti dei più vari interessi (allevatori di bestiame e di renne, cacciatori, proprietari terrieri, ambientalisti, biologi esperti di conservazione, gruppi per il benessere animale, politici, amministratori e giornalisti). La parte principale del seminario è stata dedicata a piccoli gruppi di discussione nei quali i vari rappresentanti sono stati chiamati ad esprimersi su tre questioni chiave: la visione per il futuro dei paesaggi rurali, i principali ostacoli al raggiungimento di questa visione e proposte per superarli. il metodo di confronto per “visioni” (detto visioning) è ritenuto utile a generare idee ed identificare i principali interessi dei partecipanti. Per contribuire ulteriormente alla discussione sono stati forniti diversi studi e documenti. La DG Ambiente è ora impegnata su diversi fronti per dare un seguito ai risultati del seminario. Prima di tutto è in corso la preparazione di quattro Piani di Azione per l’orso, la lince, il lupo e il ghiottone che prenderanno in considerazione le dimensioni sociali ed economiche della conservazione dei grandi carnivori e gli aspetti particolari di ciascuna popolazione. Le bozze di questi piani saranno discusse in un ulteriore seminario che si terrà a dicembre 2013. Inoltre, saranno realizzate quattro iniziative pilota per testare vari meccanismi di risoluzione dei conflitti riguardanti diverse popolazioni di grandi carnivori. Queste azioni pilota saranno finalizzate al coinvolgimento delle parti interessate nel compimento di determinate azioni volte alla risoluzione di conflitti reali in contesti specifici. Infine saranno intensificate le attività di comunicazione che includeranno una campagna mediatica per attirare l’attenzione sul destino dei grandi carnivori nell’Unione europea e per garantire una presentazione adeguata del dibattito sulla stampa nazionale ed europea.

I progetti Life per i grandi carnivori. A partire dal 1992, il fondo europeo Life ha finanziato 76 progetti dedicati ai grandi carnivori in tutta Europa (con particolare attenzione per gli orsi, i lupi e la lince europea), contribuendo con più di 54 milioni di euro alla loro conservazione. Molti progetti si sono focalizzati sulla ricerca delle migliori strategie per minimizzare o eliminare i conflitti fra i grandi carnivori e l’uomo. Una nuova brochure (LIFE and human large carnivores) contiene una panoramica delle attività di conservazione realizzate, risoluzione dei conflitti inclusa, e ne trae delle conclusioni e delle buone pratiche che potrebbero essere ulteriormente promosse.

A cura di DG Ambiente, Commissione Europea