Il ritorno degli orsi in Svizzera (dal Trentino), tra paure, opinioni, favole e verità

Wwf e Pro Natura: «Il ritorno dell’orso comincia nella nostra mente»

[3 maggio 2016]

Orsi in Svizzera

In Svizzera da più di 10 anni vengono segnalati orsi che migrano sporadicamente dal Trentino, ma la maggior parte di loro non viene quasi mai avvistata e si dietro solo qualche rara traccia.  Nel 2005 il  giornale Blick aveva battezzato il primo orso Lumpaz, monello, e allora la stampa svizzera aveva manifestato grande simpatia per il primo orso tornato in Svizzera a cent’anni di distanza dall’estinzione della specie nella Confederazione Elvetica.  Ma gli umori di  Blick  cambiarono quando nel 2013 l’orso M13 si era avvicinato un po’ troppo agli insediamenti. M13, insieme a JJ3, è stato uno dei pochi orsi che hanno sollevato preoccupazioni, ma,  per timore di eventuali incidenti, sono stati abbattuti tra le proteste degli ambientalisti di tutto l’arco alpino.

Secondo il Wwf svizzera «Questi due estremi mostrano in maniera esemplare l’ampiezza delle reazioni sociali alla presenza dell’orso nel nostro Paese».  Proprio per discutere di questo, Pro Natura e il Wwf Svizzera hanno organizzato a Landquart il simposio “Orso — Tra favole, opinioni e verità” sul ritorno dell’orso in Svizzera per «una discussione oggettiva delle soluzioni già collaudate al fine di individuare misure pragmatiche per gestire quest’animale selvatico indigeno».

Gli ambientalisti svizzeri si chiedono: «Gli orsi possono trovare un loro posto in Svizzera? Cosa significa l’orso per la popolazione? L’orso è realmente pericoloso per l’uomo? Perché gli orsi attirano su di sé una così grande attenzione e perché suscitano emozioni così forti nella nostra società?» e rispondono sottolineano che «E’ un dato di fatto che gli orsi continueranno a migrare in Svizzera anche in futuro. E’ indispensabile, dunque, prendere alcune precauzioni come il miglioramento della gestione dei rifiuti, l’allestimento di una buona protezione delle greggi, la sensibilizzazione della popolazione, ma anche l’abbattimento degli orsi a rischio. La convivenza con gli orsi rappresenta una sfida per tutti, e noi siamo pronti a farvi fronte solo in parte. Anche per questo motivo, l’attuale gestione degli orsi viene continuamente criticata da diverse parti».

Con il primo simposio svizzero sugli orsi, Pro Natura e il Wwf hanno avviato la discussione su queste ed altre questioni con la popolazione, con tutti gli attori coinvolti e con esperti svizzeri e stranieri, come Claudio Groff del Servizio foreste e fauna della Provincia autonoma di Trento, dove vivono circa 50 orsi, che dall’alto della sua esperienza pluriennale non ha dubbi: «Gli orsi e gli esseri umani possono convivere nelle Alpi. Sono però decisive l’informazione alla popolazione, la soluzione dei conflitti e la disponibilità ad accettare qualche costo e qualche scomodità».

Secondo Georg Brosi, ispettore di caccia del Canton Grigioni, «Solo gli animali poco visibili e timidi hanno una possibilità: più difficile è la situazione per gli orsi problematici», ma anche per Ilui «il consenso della popolazione locale è un elemento centrale per il ritorno aconflittuale dell’orso».

Stefan Forster, responsabile del settore di ricerca paesaggio e turismo all’università di scienze applicate di Zurigo (ZHAW), ha analizzato un altro aspetto: «La discussione sui grandi predatori è l’espressione simbolica di prospettive diverse sulla natura. Per molte persone, il ritorno di animali come l’orso equivarrebbe a un’angosciante perdita di controllo, per altri a una forma romantica di libertà e di genuinità».

Il Wwf Svizzera conclude evidenziando che «Dal simposio sull’orso è emerso con chiarezza che il ritorno dell’orso richiede adattamenti sociali. I punti decisivi per una convivenza sono la protezione di greggi e arnie, una gestione coerente dei rifiuti e la tenuta a distanza degli animali dagli insediamenti. Il successo di queste misure non dipende tanto dall’orso, dalla sua biologia o dalle sue esigenze di habitat quanto dalla nostra volontà e dall’immagine che abbiamo di questi animali».