Il ritorno della lontra in Italia

L’espansione di questo raro mammifero in Campania ed in Puglia fa ben sperare per la sua sorte nel nostro Paese

[16 marzo 2018]

Fiumi cristallini e acque veloci, paludi e laghi. E poi ancora lagune, sorgenti ma anche litorali costieri e fossi. Sono questi gli ambienti in cui vive la lontra, mammifero semiacquatico che gode di grande simpatia tra chi ama gli animali selvatici per via dei suoi baffoni e della proverbiale vivacità. In Italia, la specie è distribuita per lo più nella parte meridionale della penisola, mentre all’inizio del secolo scorso la sua presenza era diffusa anche in tutto il resto del Paese.

Poi, a causa della persecuzione diretta per poterne ricavare la pregiata pelliccia e dell’immissione negli habitat fluviali di pesticidi ed erbicidi a base di cloro utilizzati in agricoltura, la lontra nel corso del tempo è sopravvissuta solamente nel sud Italia, con due popolazioni separate tra loro: una localizzata in Molise ed un’altra, molto più grande, presente in Puglia, Campania, Basilicata e Calabria. Dieci anni fa i ricercatori stimavano che il numero di individui di queste due popolazioni oscillasse tra 230 e 260 unità, un numero sorprendentemente basso che poneva questa specie in pericolo di estinzione sul territorio italiano secondo i criteri di elaborazione delle Liste Rosse dell’Unione Internazionale per la Conservazione della Natura che servono ad indicare il rischio di estinzione di una specie. Tuttavia, nel corso degli ultimi dieci anni, la lontra ha mostrato una capacità di ripresa insperata, ricolonizzando nuovi fiumi sia nell’area che separa le due popolazioni, sia estendendosi in nuove aree di presenza poste a nord e a sud dei due nuclei.

L’espansione dell’areale è l’unico modo per aumentare le probabilità di sopravvivenza della specie in Italia e, come indicato dal Piano d’Azione Nazionale per la Conservazione della Lontra, è prioritario assicurare che le due popolazioni si riconnettano tra loro, giacché quando le popolazioni animali sono isolate soffrono di maggiori rischi di estinzione. È per questo che il Parco Nazionale del Cilento, Vallo di Diano e Alburni, che è ubicato nel cuore dell’area di presenza della lontra e che rappresenta pertanto uno dei soggetti istituzionali più coinvolti nella tutela della specie, ha finanziato l’Università degli Studi del Molise per eseguire una serie di rilievi nell’area di connessione a cavallo tra Campania e Puglia dove scorrono i fiumi Volturno, Calore e Candelaro, volti alla ricerca di eventuali segni di presenza di questo diffidente carnivoro.  I risultati evidenziano che la specie è ormai diffusa in tutto il bacino del Volturno ed è presente, seppur in maniera localizzata, anche in alcuni torrenti pugliesi. È probabile che ciò sia dovuto alla concomitanza di diversi fattori favorevoli, come il miglioramento della qualità delle acque, l’avvento delle aree protette (parchi nazionali e regionali, riserve, siti Natura 2000, oasi appartenenti ad Ong), nonché l’abbandono dell’agricoltura nelle aree rurali che ha portato ad un aumento della vegetazione lungo i fiumi, e quindi anche ad un aumento delle innumerevoli funzioni ecosistemiche che operano gli alberi sui sistemi d’acqua dolce.

Le due popolazioni di lontra in Italia si sono quindi finalmente riunite a formare un unico areale, un’eccellente notizia per la sopravvivenza di questo elusivo mustelide nel nostro Paese e per chi ancora vorrà ammirare questo straordinario nuotatore compiere le sue evoluzioni in acqua alla ricerca di pesci da predare, simbolo indiscusso di natura selvaggia.

di Simone Giovacchini