Ritorno a Palmyra, cinque anni dopo l’eradicazione dei ratti l’isola rinasce

Tornano gli uccelli migratori, crescono nuove piantine e spuntanio granchi di terra mai visti

[2 settembre 2016]

Palmyra 1

Sono passate tre settimane  da quando un team di 5 ambientalisti di Island Conservation ha visitato l’atollo tropicale di  Palmyra Atoll, nelle Line Islands, 1.000 a sud delle Hawaii, che era stato invaso dai ratti portati dagli uomini. Come spiega Coral Wolf, di Island Conservation, «Fortunatamente per noi e il resto degli abitanti dell’isola che camminano, strisciano e volano, gli intrusi stanno diventando un vago ricordo».

Palmyra fa parte delle United States Minor Outlying Islands, è un territorio Usa non incorporato che e si estende su 34,6 Km2, 88,6% dei quali è costituito dalle lagune interne.  L’Atollo è protetto dal 2001 ed è proprietà di The Nature Conservancy.

Nel giugno 2011  i co-gestori di Palmyra, US Fish and Wildlife e Nature Conservancy, iniziarono a collaborare con Island Conservation per eradicare i ratti invasivi dall’atollo e a 5 anni da quell’operazione, la Wolf dice: «Dopo la conferma del successo di quel progetto, il nostro obiettivo per le successive quattro settimane è quello di capire come le piante e gli animali autoctoni hanno risposto alla rimozione di questa pressione predatoria una volta onnipresente. Una tipica giornata sull’isola è costituita  da un miscuglio di protocolli di monitoraggio richiesti per la ricerca, la mappatura o il conteggio delle popolazioni che ci aspettiamo rispondano all’eradicazione dei  ratti. Al mattino, possiamo cercare una spiaggia per i segni di nidificazione delle  tartarughe marine verdi. Poi andiamo in giro a contare piantine e misurare alberi lungo transetti della vegetazione o a contare granchi terrestri  lungo altri transetti. Il modo in cui tracciamo le specie di uccelli marini è quello di posizionare registratori acustici che captano i rumori ambientali. Al ritorno al quartier generale di Conservation Island a Santa Cruz, in California, questi dati saranno analizzati per quantificare la presenza o l’assenza di potenziali uccelli marini nidificanti nell’area».

Durante la bassa marea, i ricercatori cambiano rapidamente attrezzatura e abbandonano le altre ricerche per andare a ispezionare le tane nella sabbia che erano ricoperte dal mare e per mappare l’habitat del granchio violinista che sembra essere in crescita solo negli ultimi due anni.  La Wolf sottolinea che «I granchi violinisti una volta erano uno veloce spuntino intertidale per i ratti invasivi. In assenza di predatori invasivi, i granchi violinisti sono in ripresa, e il piviere dorato del Pacifico (Pluvialis fulva) e vulnerabili  chiurlo di Tahiti (Numenius tahitiensis) stanno trovando un apporto di cibo disponibile sempre crescente nei siti di svernamento a Palmyra: un’importante fonte di cibo dopo un lungo volo dai siti di nidificazione  nella tundra dell’Alaska».

Tutto questo correre e intervenire nella fitta foresta o lungo le spiagge di sabbia di Palmyra potrebbe far pensare che i ricercatori di Island Conservation stiano svolgendo un lavoro durissimo in un remoto luogo tropicale, ma non è così: il loro lavoro è sostenuto dallo staff della stazione di ricerca di Palmyra di The Nature Conservancy e  dall’ U.S. Fish and Wildlife Palmyra Refuge Manager.

La Wolf spiega che «La stazione di Nature Conservancy è ben attrezzata con comode cabine sul lungomare,  docce calde, un laboratorio per lavorarci,  internet, e meglio di tutto, lo staff della cambusa che fornisce deliziosi pasti caldi tre volte al giorno. Ance l’U.S. Fish and Wildlife Palmyra Refuge Manager aiuta a sostenere tutte le nostre ricerche nel rifugio e risponde alle nostre frequenti domande. Non ho mai avuto un ambiente remoto di ricerca sul campo migliore nel quale finire così tanto lavoro».

Già dopo la prima settimana di monitoraggio di molte delle piante e degli animali che vivono in  questo bellissimo paradiso sperso nel Pacifico e riflettendo su alcuni dei dati pre-eradicazione dei ratti, il team di Island Conservation si è reso conto che alcune modifiche sono immediatamente evidenti: «Piantine di particolari specie arboree sono apparse dove prima non c’erano e si stanno registrando nuove specie di granchio terrestri – conclude la Wolf – La maggior parte dei dati richiederà un’analisi prima di poter quantificare i cambiamenti che stiamo vedendo, ma nel frattempo, ogni giorno ci porta nuove promettenti sorprese e incontri».