Rossi: «Ecco le mie proposte per il Piano del paesaggio»

Apuane: una task force di ispettori regionali per controllare il rispetto delle concessioni

[25 febbraio 2015]

Il presidente della Regione Toscana, Enrico Rossi, torna a rispondere alle critiche di ambientalisti, sinistra e probabilmente anche alle interpretazioni dei partiti del centro sulla sua adesione al maxiemendamento al Piano del Paesaggio presentato dal suo Partito, il Pd, e spiega in una conferenza stampa «I cambiamenti che siamo riusciti a produrre sul Piano del paesaggio».

Rossi ha confermato che «L’intento è quello di tenere insieme lavoro, profitto e bellezza. Al di là delle letture iperpoliticiste date finora ad ogni questione, tenendo dritta la barra sul merito delle questioni, abbiamo fatto ciò che dovevamo, da sinistra».

In una nota di Rossi si legge che «Nella sostanza si tratta di una riscrittura di alcuni punti dell’articolo 19 che si occupa delle norme generali e dell’articolo 20 che detta le norme per i bacini estrattivi della Alpi Apuane. Tra le novità rispetto alle stesura del luglio scorso figurano l’istituzione di una Commissione regionale sul paesaggio che sarà composta da esperti in grado di valutare l’impatto delle richieste di un certo rilievo che riguardino le estrazioni al di sotto dei 1.200 metri di altitudine. Sì dunque alle richieste di ampliamento delle cave fino ad un massimo del 30% e per un massimo di 3 anni, se si opererà dentro i perimetri già autorizzati. La condizione insomma è che gli ampliamenti al di sotto del 30% “non costituiscano una variante sostanziale. No dunque a nuovi fronti di cava, a nuovi ingressi e a nuove gallerie senza l’autorizzazione da parte della Commissione per il

Paesaggio».

Rossi ha detto che «Il documento che abbiamo elaborato rappresenta un punto di arrivo per tutti, porta la firma del presidente ed è a nome della maggioranza, ma dovrà essere discusso in Commissione prima che il Piano sia portato in aula per l’approvazione».

Poi il presidente della Regione ha affrontato il punto più critico, la legge sulle cave ed ha detto che «Dovrà servire a contenere l’impatto delle attività estrattive e far sì che si crei nuova occupazione lavorando il marmo sul posto. Agli imprenditori verrà chiesto così di presentare, entro 2 anni, un Piano di sviluppo industriale che dovrà essere valutato da un’apposita Commissione diversa da quella che si occuperà degli aspetti paesaggistici. In questo modo la Regione potrà decidere di prolungare le concessioni anche oltre la soglia temporale, che verrà indicata in 7 o 9 anni. Il presidente ha annunciato che ci sono già due imprese, una grande ed una piccola, che si sono dichiarate disponibili a presentare il piano industriale».

Agli imprenditori del marmo, che hanno accolto con entusiasmo il maxiemendamento PD,  Rossi chiede, usando un detto apuano, di «”Mettere una zeppa con i denari guadagnati” non sotto il tavolino, ma sul territorio, cioè di investire nella salvaguardia ambientale così come hanno fatto gli industriali del cuoio con gli impianti di depurazione. E se così avverrà troveranno una Regione pronta a ringraziarli per ciò che hanno fatto per l’ambiente e per l’occupazione».

Sarà difficile che gli ambientalisti si accontentino della buona volontà di un settore che non ha certo una buona fama di impegno in campo ambientale. Infatti le Associazioni di tutela ambientale ed i comitati locali hanno convocato a Firenze  una conferenza stampa per fare il punto sul maxiemendamento del PD.  Ma Rossi assicura che «Con il Piano attuativo delle cave sarà deciso poi dove dovranno passare le strade o dove saranno collocati i bacini di accumulo dei materiali di risulta» ma per essere sicuro ha annunciato anche la creazione di una task force di ispettori regionali, e composta da geologi, ingegneri e paesaggisti, che dovrebbero «Controllare il rispetto delle concessioni».

Rossi non rinuncia alla polemica con il movimento per la salvaguardia delle Apuane: «So di aver chi puntava alla chiusura delle cave e gli estremisti in genere. Il nostro dovere è invece quello di regolare questa materia, di fare in modo che si esca dalla discrezionalità. Chi invece gradiva fare ciò che voleva, gradisco che sia

all’opposizione. Ritengo di aver contribuito a far sì che il testo approvato a luglio sia notevolmente migliorato e con l’approvazione del Piano vorrei portare a compimento un risultato di non poco conto».

Ma i giornalisti lo hanno sollecitato a dare un giudizio sull’assessore alla pianificazione del territorio, Anna Marson –  sconfessata dal PD e che non sembra appoggiata nemmeno dal suo gruppo degli ex Idv –  e Rossi  ha confermato il suo giudizio espresso nei giorni scorsi: «Da lei mi divide spesso la filosofia, ma è un assessore competente e un grande tecnico, nonostante le sue intemerate e il suo carattere impolitico». Una impolitica che però è stata accusata dal PD e dal centro-destra di fare politica…