Salvare i castagni dal cinipide, ci sono rischi con la lotta biologica? [FOTOGALLERY]

[13 maggio 2014]

Dopo aver letto l’articolo di greenreport.it sull’allevamento e produzione dell’antagonista in Toscana per fermare l’avanzata del cinipide galligeno asiatico del castagno (Dryocosmus kuriphilus), qualche nostro lettore ha sollevato dei dubbi sul successo della lotta biologica al cinipide con l’introduzione del suo antagonista Torymus sinensis, c’è chi come Carla Corazza, che ci scrive: «Speriamo che non sia l’ennesimo pasticcio da introduzione di specie esotica».

Qualche dubbio è venuto dalla lettura del “Piano del settore castanicolo 2010/2013”, pubblicato dal ministero delle politiche agricole alimentari e forestali e redatto dal Dipartimento di Valorizzazione e Protezione delle Risorse Agroforestali – Settore Entomologia e Zoologia Applicate all’Ambiente “Carlo Vidano dell’Università degli Studi di Torino. Infatti il piano, inquadrando anche dal punto di vista biologico il Torymus sinensis Kamijo, evidenzia che «T. sinensis appartiene alla superfamiglia Chalcidoidea ordine Hymenoptera. Murakami et al. (1977) basandosi su Askew (1975) descrisse T. sinensis come parassitoide specifico di Dryocosmus kuriphilus Yasumatsu ma in pratica il suo host range non è ancora stato completamente chiarito da prove scientifiche complete. Risultati di prove di laboratorio e semicampo su galle di Mikiola fagi (Hartig), Cynips quercusfolii L., Andricus kollari (Hartig) e Neuroterus quercusbaccarum L. (Quacchia et al., 2008) e l’esperienza dei ricercatori giapponesi che non hanno mai ottenuto T. sinensis da galle diverse da D. kuriphilus supportano la tesi della specificità». Quindi esiste una qualche incertezza sugli effetti dell’introduzione dell’antagonista ma, come sembrano documentare le esperienze in corso in diverse aree del Paese e quanto si sta facendo in Toscana, questa incertezza si sta via via riducendo.

Il Piano castanicolo del ministero evidenzia che «T. sinensis è univoltino, come il suo ospite. L’adulto sfarfalla dalle galle secche del precedente anno in primavera e, dopo l’accoppiamento, la femmina depone all’interno delle galle neoformate, o sulla superficie del corpo dell’ospite o della cella larvale. Si nutre di sostanze zuccherine e ha una vita media di 30 giorni. Ogni femmina depone una media di 70 uova. La larva ectoparassita si nutre della larva matura del cinipide. Si impupa durante l’inverno all’interno della cella larvale. La lotta biologica al cinipide del castagno viene attuata mediante siti di rilascio in pieno campo di T.sinensis ottenuti da aree di moltiplicazione».

L’area di moltiplicazione è un sito all’aperto nel quale viene introdotto il parassitoide antagonista del cinipide,  «Con il fine di ottenere, in modo semplice e continuativo negli anni seguenti, individui da rilasciare in altre aree infestate. L’area può essere ottenuta da un castagneto preesistente o può essere realizzata ex novo. Nel primo caso occorrerà adattare il sito quanto più possibile alle caratteristiche peculiari dell’area, nel secondo caso basterà seguire le indicazioni di seguito descritte. Adattare e utilizzare un’area già infestata dal cinipide permetterà di ottenere il parassitoide in minor tempo». Il sito deve essere isolato ed è raccomandato che sia ad almeno 2 Km da altri insediamenti di castagno. «L’isolamento – spiega il Piano – promuove la concentrazione del parassitoide nell’area rallentandone la dispersione». In 3 anni un’area di 200 m2 è in grado di fornire  discrete quantità del parassitoide.

Ma cui sono alcune criticità:«L’insediamento potrebbe fallire nel caso in cui il sito scelto sia sottoposto a trattamenti chimici. E’ raccomandata una gestione biologica dell’area di moltiplicazione.  La popolazione del parassitoide è influenzata da numerose variabili (biotiche e abiotiche) che determinano una crescita più o meno veloce». Alcune variabili sono rappresentate da: Presenza di iperparassitoidi. In ogni ambiente si evolve una biocenosi diversa, determinata dalle specie vegetali presenti e dalle interazioni fra le comunità che le abitano. Se sono presenti biocenosi, in particolare di cinipidi indigeni, caratterizzate dalla presenza di numerosi iperparassitoidi, questi potrebbero effettuare un passaggio dagli ospiti abituali (parassitoidi di cinipidi indigeni) a T. sinensis e influire quindi negativamente sulla crescita della sua popolazione. Sex ratio.

In caso di mancato accoppiamento, T. sinensis si riproduce per partenogenesi arrenotoca, vale a dire che dalle uova deposte nasceranno solo maschi. La diminuzione della popolazione femminile porterà a un calo generale della popolazione l’anno successivo. E’ pertanto essenziale un rapporto corretto fra maschi e femmine. Condizioni climatiche e ambientali particolarmente sfavorevoli. Alcune ricerche condotte sulla vitalità di T. sinensis hanno dimostrato la sua ampia capacità di sopravvivenza in condizioni sfavorevoli. E’ stata verificata la sua sopravvivenza in galle marcescenti come in galle colpite da cancro corticale e quindi particolarmente indurite. Come ogni organismo vivente è però suscettibile a cali di popolazione in condizioni avverse (non sempre note) soprattutto pericolose durante i primi anni dal rilascio. Stima dei costi: fatto salvo il know-how, si conoscono i costi stimabili per la realizzazione ex-novo di un’area di moltiplicazione, ma quelli necessari all’introduzione in natura ed allo sviluppo del singolo progetto sono troppo variabili a seconda delle diverse realtà territoriali e organizzative delle strutture che potrebbero realizzare l’area.

Il sito di pieno campo dove il parassitoide si diffonderà in modo naturale va individuato con monitoraggi territoriali, appoggiandosi a personale del luogo e deve rispondere ad alcune caratteristiche: Continuità dell’essenza castagno: facilita la diffusione di T. sinensis; Alta infestazione del cinipide: facilita l’insediamento e la rapida crescita della popolazione; Posizione strategica: un sito in posizione cacuminale favorisce la diffusione su più versanti; Assenza di interventi chimici.

Il Piano sottolinea che «durante i primi anni dal rilascio, la popolazione di T. sinensis si disperderà molto lentamente mentre, col passare degli anni la dispersione sarà sempre più veloce ed esponenziale.Due siti di rilascio a 8 km l’uno dall’altro vedranno la congiunzione delle popolazioni del parassitoide in 5 anni, due siti a 20 km in 7 anni». Il rilascio dell’antagonista va eseguito nel momento ottimale per la parassitizzazione, cioè in un periodo di circa 3 settimane dall’inizio della formazione delle galle. Per questo è opportuno seguire lo sviluppo vegetativo del castagno nelle zone individuate per il rilascio di T. sinensis ed i rilievi vanno eseguiti a  cadenza settimanale.

Ecco come viene descritta l’introduzione del parassitoide:«Il rilascio avviene aprendo i provettoni contenenti i parassitoidi. Questi sono fototropici positivi quindi basterà direzionare l’apertura del provettone verso l’alto (il sole) e usciranno spontaneamente. In caso di pioggia durante il rilascio occorrerà far uscire i parassitoidi con leggeri colpi sul provettone in modo da farli cadere sulle foglie. Essi andranno subito a ripararsi sotto le foglie. Il rilascio va effettuato su un nucleo ristretto di piante. E’ stato verificato che con un nucleo di 100 coppie di T. sinensis si ottiene l’insediamento».  Poi c’è la verifica dell’insediamento del parassitoide nei siti di rilascio: «Il numero di galle da raccogliere al fine di avere un dato preliminare circa l’insediamento del parassitoide non deve essere inferiore a 10.000 in un’area di circa 15-30 metri di raggio attorno al punto di rilascio (dopo il primo anno di rilascio). Il numero di galle da raccogliere può variare in relazione alle condizioni particolari del sito di rilascio».

Insomma, una lotta biologica laboriosa, lunga e da tenere sotto costante controllo per assicurarne il successo, ma che con le attuali conoscenze non sembra presentare rischi eccessivi, mentre i nostri castagni stanno già subendo un’invasione distruttiva che rischia di alterare interi habitat dell’Appennino e di isole come l’Elba e di provocare ulteriore dissesto idrogeologico.