Salvare le berte minori dell’isola di Tavolara. I ratti killer e il rodonticida

Legambiente scrive ai ministeri dell’ambiente e della salute: «Facciamo come nelle altre isole di tutto il mondo»

[17 dicembre 2015]

Berta Tavolara 1 a

Nel Mediterraneo ci sono pochissime specie di uccelli strettamente marine, tutte più o meno in diminuzione e a rischio di estinzione, tutte considerate “di interesse comunitario”, che devono essere obbligatoriamente protette dagli Stati membri. Una di queste, la berta minore (Puffinus yelkouan), ha il 50% della popolazione mondiale che nidifica a Tavolara, in Sardegna, dove i ratti (Rattus rattus) distruggono praticamente tutti i nidi.  Secondo Umberto Mazzantini, responsabile Isole Minori di Legambiente «In queste condizioni la specie è destinata all’estinzione, considerando che criticità simili si ritrovano anche nelle colonie su altre isole».

Eppure è possibile eradicare i ratti dalle isole: dagli anni ‘80 è stato fatto in centinaia di isole diverse (alcune nel Mediterraneo), estese fino a 12.000 ettari. Si utilizzano esche rodenticide, dopo una preventiva analisi dei rischi. Tavolara ha una superficie di circa 600 ettari, l’eradicazione dei ratti è quindi tecnicamente possibile ed è prevista in un progetto finanziato dall’Unione Europea, già in corso, il Progetto LIFE Natura NAT/IT/000416 “Puffinus Tavolara: Tutela della maggiore popolazione mondiale di Puffinus yelkouan e contenimento/eradicazione di specie aliene invasive”. In una lettera inviata ai ministeri dell’ambiente e della salute, Mazzantini fa notare che «Il piano operativo, in fase di completamento, è redatto a cura del gruppo di lavoro che ha organizzato i precedenti interventi svolti in Italia, incluso Montecristo, nell’Arcipelago Toscano, dove l’eradicazione dei ratti, nonostante l’opposizione degli “anti-parco e di qualche gruppo animalista, ha avuto un clamoroso successo, un ridottissimo impatto e ha visto l’involo di oltre 900 berte minori (da zero) e il rifiorire della biodiversità dell’isola. Il piano operativo  è stato revisionato e lo sarà ulteriormente nella sua stesura definitiva da alcuni dei massimi esperti mondiali, e prevede tutte le misure necessarie per la riduzione dei rischi. Data la conformazione ripidissima di Tavolara, inaccessibile per la massima parte del suo territorio, la sola modalità possibile di distribuzione di esche è la distribuzione aerea, per la cui applicazione sono stati messi a punto protocolli sempre più precisi, che prevedono la distribuzione aerea di esche in formulati (pellets) a base di farine vegetali che si degradano rapidamente a seguito delle prime piogge, in modo tale da rendere il principio attivo indisponibile all’assunzione dall’ambiente. Tutte le eradicazioni svolte fino a oggi sono state seguite da un approfondito monitoraggio degli effetti positivi e degli eventuali effetti negativi, i cui risultati hanno permesso di migliorare via via le tecniche e i protocolli adottati».

Come sanno bene i lettori più attenti di greenreport.it, questi metodi e sostanze sono stati utilizzati in isole del Pacifico, dell’Oceano meridionale e dei Caraibi, spesso molte più estese di Tavolara, con fragilità ambientali ancora più evidenti e che ospitano altre specie in via di estinzione, da diversi governi ed anche da note associazioni ambientaliste internazionali come BirdLife International, Royal Society for the Protection of Birds (RSPB), Island Conservation e sono consigliate dall’Agreement on the Conservation of Albatrosses and Petrels  (ACAP) l’accordo internazionale per la protezione degli uccelli marini che comprende anche le Berte minori

Mazzantini scrive nella sua lettera: «L’ordinanza 10 febbraio 2012 del Ministero della salute Norme sul divieto di utilizzo e di detenzione di esche o di bocconi avvelenati, annualmente prorogata, impone l’uso generalizzato di contenitori per la distribuzione di esche ma prevede una specifica deroga per permettere le eradicazioni dei Roditori nelle isole per la conservazione di specie selvatiche minacciate: Nelle aree protette, per motivi di salvaguardia di specie selvatiche oggetto di misure di protezione a carattere internazionale, ove esse siano particolarmente minacciate dai ratti, è possibile effettuare operazioni di derattizzazione mediante rodenticidi senza l’utilizzo degli appositi contenitori di esche a condizione che: a) il principio attivo utilizzato come rodenticida sia a bassa persistenza ambientaleSecondo quanto indicato nella direttiva 98/8/CE Biocidi e successive modifiche e integrazioni, i principi attivi che si possono considerare a bassa persistenza ambientale sono quelli cosiddetti di prima generazione, ormai quasi completamente scomparsi nel mercato italiano (si veda ad esempio la Tabella dei biocidi autorizzati, dove non vi sono in elenco prodotti con principi attivi di prima generazione). Attualmente non esistono in commercio in Italia esche in pellets a base di principi attivi a bassa persistenza ambientale (di prima generazione) ed è praticamente certo che non ve ne saranno in futuro. La deroga quindi di fatto non permette di realizzare gli interventi per consentire i quali essa stessa è stata inserita nell’Ordinanza. E’ stato peraltro scientificamente dimostrato che i prodotti di prima generazione sono inefficaci per le eradicazioni di ratti con distribuzione libera di esche, tanto che dopo i primi tentativi fallimentari (in Nordamerica e Nuova Zelanda) i principi attivi di prima generazione vengono utilizzati esclusivamente in alcune eradicazioni in cui la distribuzione di esche viene fatta all’interno di contenitori».

Secondo Mazzantini, se si procedesse come sembra volere il ministero della salute,  «sarebbe oggi irrealizzabile l’eradicazione dei ratti sull’Isola di Tavolara».

Il responsabile Isole Minori del Cigno Verde sottolinea: «Affinché questo progetto (nonché eventuali altri) possa essere portato a termine, sarebbe necessaria una lieve modifica al dettato della deroga già presente, quale la seguente: … “è possibile effettuare operazioni di derattizzazione mediante rodenticidi senza l’utilizzo degli appositi contenitori di esche a condizione che: a) il principio attivo utilizzato come rodenticida sia somministrato in formulazioni a bassa persistenza ambientale (in neretto le parole aggiunte al testo vigente)».

Mazzantini conclude: «E’ evidente come, in assenza di una soluzione di questo tipo, occorrerebbe interrompere il progetto LIFE e restituire i fondi all’Unione Europea, con evidenti danni di immagine per un Paese che non protegge le specie che sarebbe obbligato a tutelare e con possibili ricadute negative per il finanziamento dei progetti LIFE a una nazione che evidentemente possiede normative inadeguate per la conservazione della natura. Una dicitura inefficace in un’Ordinanza pur lodevolissima, scritta per ridurre l’impatto dei veleni sulla fauna, comporterebbe invece la scomparsa di una speciePuffinus yelkouan, per la cui conservazione l’Italia è il principale Paese responsabile».