Salvare verde urbano e alberi in città. Lipu: «Custodisce biodiversità e fa bene alla salute»

Potature degli alberi solo se necessarie. Serve una svolta nelle amministrazioni pubbliche

[12 aprile 2017]

«Salvare la biodiversità urbana, favorire la relazione tra le persone che vivono nei centri urbani e il verde e dire stop alle potature selvagge degli alberi, inutili e dannose», sono questi i principi ispiratori del nuovo documento “Il verde urbano e gli alberi in città” di  Lipu-BirdLife Italia che sottolinea: «Una necessità, quella del verde urbano, sempre più sentita dai cittadini, che cercano rifugio dall’inquinamento e dal cemento e luoghi per giocare, leggere, svagarsi: prati, stagni e piccole zone umide, zone alberate, aree verdi dove migliorare il proprio stato psicofisico e ritrovare armonia con la natura. Un’esigenza a cui però gli enti preposti (Comuni in primis) non sempre rispondono con politiche adeguate di gestione, tutela e promozione del verde pubblico  o stimolando i cittadini a utilizzare al meglio i propri giardini, magari creando un birdgarden».

Secondo i dati Istat del maggio 2016, ogni italiano ha a disposizione in media 31 m2 di verde urbano, con 50 m2 nel nord-est, doppie rispetto al centro, al nord-ovest e alle isole, mentre al sud la media è di 42 m2, ma influenzata dal dato della Basilicata, che vanta città più ricche di verde della media. La Lipu avverte che però «E’ un dato insufficiente, che non mette freno ai guai causati dall’inquinamento ed è aggravato dalla frequente disattenzione delle amministrazioni pubbliche per le oasi urbane, aree naturali, inserite nel tessuto della città, che funzionano quali piccole riserve di biodiversità faunistica e floristica e hanno anche essenziali finalità educative».

Ma le principali vittime della cattiva gestione sono gli alberi: «Sebbene siano riconosciuti da numerosi studi come in grado di abbattere l’insidioso particolato sospeso in atmosfera (uno degli inquinanti più presenti in città e pericolosi per la salute) e di garantire benessere e persino felicità alla persone – sottolinea la Lipu – spesso sono oggetto di cattiva gestione, con potature errate (e spesso in piena nidificazione degli uccelli) o addirittura con la pratica della “capitozzatura”, che sopprime l’asse primario dell’albero senza lasciare un ramo di sostituzione».

Il Marco Dinetti, responsabile ecologia urbana della Lipu e curatore del nuovo documento sul verde urbano e gli alberi in città, spiega che  «La potatura degli alberi deve essere un intervento straordinario, da effettuare solo per motivi precisi e dimostrati, come ad esempio la presenza di problemi fitosanitari e di sicurezza pubblica. Inoltre deve essere effettuata su singoli rami e mai generalizzata su interi filari o gruppi di alberi, cosa che spesso succede per ignoranza o per interesse a sfruttare il legname, in genere destinato al crescente mercato delle biomasse. Un adeguato monitoraggio degli alberi eviterebbe inoltre problemi di sicurezza senza dover ricorrere, appunto, ad interventi drastici sulle piante. Secondo studi effettuati per determinare il valore dei servizi eco sistemici del verde urbano, si è calcolato, in una città italiana costiera del Centro Italia, che le potature drastiche effettuate sul lungomare (dove sono presenti migliaia di alberi) abbiano asportato la metà del volume di vegetazione presente con un perdita di servizi ecosistemici stimato tra i 160mila e i 590mila euro l’anno. Da un altro studio si deduce che, in California, il valore dei servizi erogati dai 900mila alberi presenti lungo le strade valga un miliardo di dollari».

Il documento della Lipu, diviso in 9 capitoli, fornisce un ampio quadro del verde urbano in Italia, degli importanti “servizi ecosistemici” forniti da alberi e aree verdi (come la difesa dall’inquinamento, la fornitura di acqua e aria più pulite, un maggiore benessere fisico e psichico, la difesa dal rumore, la protezione idrogeologica), mettendo a punto precisi criteri e linee guida per una progettazione ecologica di parchi pubblici, giardini privati, boschi urbani e periurbani e zone umide (fiumi e torrenti, ma anche sponde di laghi o coste marine) che salvaguardi gli elementi già esistenti e privilegi anche le connessioni ecosistemiche (reti ecologiche), utili per la biodiversità.

“Il verde urbano e gli alberi in città” contiene anche un  decalogo della buona gestione del verde urbano: 1. Diffondere una cultura di rispetto degli alberi, anche con eventi e materiali informativi. 2. Favorire la presenza del verde nelle città, nelle scuole e ovunque possibile. 3. Prestare grande attenzione alla gestione del verde e alla potatura degli alberi, da realizzarsi come manutenzione straordinaria, su singoli alberi, fuori dai periodi di nidificazione degli uccelli e con motivazioni valide e dimostrate. 4. Utilizzare professionalità esperte e competenti nella progettazione e gestione del verde urbano, con formazione continua e aggiornamenti. 5. Tutelare, conservare, gestire e valorizzare la biodiversità urbana, in particolare proteggendo le oasi urbane. 6. Integrare la rete ecologica locale nella pianificazione urbanistica. Individuare nuove tipologie di verde urbano per funzioni ecologiche protettive, tra cui il contrasto dei cambiamenti climatici e degli eventi meteorologici estremi. 8. Incentivare le funzioni educative e sociali del verde urbano. 9. Promuovere la diffusione dei birdgarden quali strumento di conoscenza della natura e bellezza delle città. 10. Approvare e applicare (le amministrazioni) un regolamento urbano del verde. Chiedere (i cittadini) alla propria amministrazione di farlo.

Dinetti conclude: «C’è bisogno di una maggiore consapevolezza delle amministrazioni e di un salto di qualità in termini di formazione e aggiornamento degli operatori del verde urbano per evitare che interventi utili all’ambiente si trasformino in qualcosa di dannoso, per la natura e gli stessi cittadini umani. Il futuro delle nostre città dipende anche da come tratteremo  la natura che custodiscono e possono ospitare».