Salvate il piccolo diavolo di Haiti [VIDEO]

Un film racconta la storia di una famiglia umana e una di petrelli, legate da un comune destino

[20 dicembre 2013]

Diablotin (piccolo diavolo) è il nome che ad Haiti e nei Caraibi danno al petrello dal cappuccio (Pterodroma hasitata) che riempieva le notti di Hispaniola e di altre isole dei suoi inquietanti richiami. Oggi probabilmente di questi piccoli procellariformi restano solo 5.000 individui adulti che errano in un enorme areale marino di 7.420.000 Km2. Questo è proprio il periodo in cui,  nelle alte montagne al confine tra Haiti e la Repubblica Dominicana,  gli ultimi diablotin, in una cacofonia di urla e grida ossessionanti raggiungono i siti di nidificazione. I nidi vengono realizzati su un letto di detriti vegetali all’interno di tane scavate nella terra o in fessure naturali nelle rocce, spesso all’interno di foreste montane a 1.500-2.000 metri di altezza, ma fino a 2.300 m nella Repubblica Dominicana. «Quello che succede dopo – dicono a BirdLife International – è poco studiato a causa della relativa inaccessibilità della maggior parte delle popolazioni nidificanti. Tuttavia, in comune con altre procellarie, un singolo uovo subirà una lungo periodo di incubazione  prima della schiusa, con l’eventuale involo dei giovani tra fine maggio e inizio giugno. Durante questo periodo gli uccelli adulti nidificanti percorrono lunghe distanze avanti e indietro dalle colonie ai siti di foraggiamento».

Il loro areale di foraggiamento si estende in tutti i Caraibi e nell’Atlantico, ma si osservano più frequentemente sul bordo occidentale della Corrente del Golfo, dal nord-est del Sud America al nord-est Usa. I petrelli dal cappuccio si cibano prevalentemente in stormi tutta la notte, ma con picchi di attività all’alba e al tramonto, di pesci, calamari e invertebrati e sembrano prediligere la fauna che vive nei sargassi, ma non disdegnano di seguire i pescherecci per raccogliere i rigetti del pescato non commerciale in mare.

Prima nidificavano anche in altre isole dei Caraibi, tra cui la Martinica, Guadalupa, Dominica e Cuba. Oggi questi petrelli sono quasi certamente estinti a Martinica e Guadalupa, ma recenti rapporti suggeriscono la presenza di uccelli nidificanti su Cuba. Comunque le uniche popolazioni di diablotin nidificanti attualmente conosciute (riscoperte negli anni ’60)  si trovano negli altopiani di Hispaniola, prevalentemente nel sud di Haiti, ma anche in numeri  più ridotti oltre il confine nella Repubblica Dominicana.  Ci sono circa 1.000 coppie nidificanti soprattutto nei massicci de la Selle e de la Hotte, a sud di Haiti. L’area dell’habitat adatto nella regione del Pic Macaya del Massif de la Hotte è stimata in soli a 5 km2, on una superficie simile a La Visite, nel Massif de la Selle. La maggior parte delle colonie di diablotin si trovano all’interno di un tratto di 10 km,  in un range di 500 metri di altezza sul lato nord del crinale; altre due colonie si trovano più a est, sempre all’interno di un intervallo di altezza di 500 metri. La distruzione dell’habitat e la caccia per il cibarsene hanno causato il declino di questa specie, e rimangono le principali minacce ad Haiti. Gli uccelli sono anche predati da mammiferi introdotti. L’urbanizzazione e l’aumento delle luci artificiali possono abbagliare o disorientare gli uccelli, portandoli a scontrarsi con alberi, fili elettrici ed  edifici.

Due amici di lunga data, il biologo/ambientalista Adam Brown ed il regista Aaron Straight  sono andati proprio ad Haiti per raccontare quella che chiamano «La storia di due famiglie in lotta per la vita: una famiglia di contadini haitiani  che lottano quotidianamente per nutrire i loro  figli e una famiglia di  uccelli sull’orlo dell’estinzione  che vive in uno degli ultimi luoghi  sulla terra dove si può  nascondere». Ne è nato “Save the Devil – A feature documentary”  che racconta degli haitiani, alla disperata ricerca di cibo che si fanno strada verso le vette più alte, cancellando le ultime foreste per coltivare la terra, mentre gli uccelli  devono spostarsi i o morire». Secondo Brown e Straight il diablotin «E’ un altoparlante dal futuro, un indicatore di quello che verrà. Quando il piccolo diavolo viene spinto verso l’estinzione, le persone non sono molto lontane».

L’ambizioso obiettivo del documentario è quello di unire Ong umanitarie ed ambientaliste al popolo haitiano e tutte le e persone del  mondo alla loro casa, la Terra.

«Questa è una  storia di risorse finite e del valore degli ecosistemi intatti – dicono Brown e Straight –  Questa è la storia di come tutto è collegato e come la nostra capacità di sopravvivere come specie sia  direttamente legata alla nostra capacità di prendersi cura della Terra. Questa è una storia vera che ci un giorno ci riguardarà tutti».  “Save the Devil” è  un documentario divertente ed educativo che segue le vite di due famiglie di uomini e di diablotin che lottano per la vita e sarà distribuito attraverso rassegne cinematografiche, televisioni e scuole. L’obiettivo del film è quello di sollevare questioni riguardanti la cooperazione ad Haiti e ovunque gli esseri umani e gli animali si incontrano. «Il nostro equipaggio è piccolo ed i nostri obiettivi sono grandi – dicono i due amici innamorati di Haiti e della sua gente –  Fortunatamente, siamo sostenuti da persone veramente incredibili e da organizzazioni in Haiti e in tutto il mondo, tra cui esperti in attività umanitarie, lavori di salvaguardia della natura, educazione, raccolta fondi e cinema. Non abbiamo le risposte. Crediamo che le soluzioni a lungo termine vengano dal confronto e da collaborazioni che vanno oltre i confini tradizionali. La nostra speranza è che il film porti  nuove collaborazioni tra il mondo della conservazione ed i  gruppi umanitari per affrontare i problemi più grandi per le persone e per il pianeta. Cosa si può fare per l’ecosistema di Haiti? Cosa possiamo imparare da questa storia che ci possa aiutare in altre parti del mondo. Il Diablotin è una specie degli uccelli unici che prosperano  nella vibrante corrente della Corrente del Golfo e nelle foreste vergini dei Caraibi. La salute del Diablotin è un indicatore diretto della condizione di questi habitat. Proteggere queste zone ci consente di difendere gli ambienti incontaminati per tutte le specie che prosperano al loro interno, compresi gli esseri umani».

Una coalizione di associazioni ambientaliste  di haitiane, dominicane, statunitensi e britanniche ha recentemente concentrato i suoi sforzi sulla protezione del diablotin in via di estinzione e del suo habitat unico, delineando una roadmap per il recupero della specie. A qualcuno può sembrare uno spreco di fronte alla povertà di Haiti, ma gli autori di “Save the Devil” ribattono: «La sofferenza del popolo haitiano è infame, e purtroppo non è una novità. Haiti ha una storia lunga e complicata compresa la decimazione dei suoi abitanti indigeni da parte dei coloni, una schiavitù orribile, genocidi, guerre, colpi di stato, ingerenza strategica da potenze straniere ed una conga line di dittatori, uragani, terremoti che contribuiscono alla distruzione dell’ecosistema. Gente intelligente e laboriosa che ha poca o nessuna opportunità di istruzione e promozione. La sopravvivenza rimane l’attività principale, con un accesso limitato all’acqua pulita, al cibo sano, ad un riparo adeguato ed a cure mediche. I tutto aggravato dal completo smantellamento del loro ecosistema, non è chiaro come le cose possano andar meglio prima del prossimo disastro naturale. Nonostante tutto questo, ci sono gruppi di Haiti e le Ong globali che lavorano duramente per alleviare le sofferenze, per dare speranza, ma soprattutto per dare la forza al popolo haitiano essere la soluzione. Crediamo negli sforzi di alcuni di questi gruppi. Qual è la soluzione? Non abbiamo tutte le risposte, ma crediamo che dipenda dagli ecosistemi sani. Uno dei più grandi beni di Haiti è la sua capacità di avere un ecosistema sano e vitale. In passato Haiti è stata  apprezzata per il suo ecosistema e può esserlo di nuovo in futuro. Noi crediamo che una nuova visione, con livelli di collaborazione creativa mai visti prima, è ciò che ci vuole per trovare una soluzione sostenibile a lungo termine. Speriamo che il nostro film possa essere la scintilla per questa migliore collaborazione e per salvare questa specie in pericolo».

Videogallery

  • Save the devil - THE MOVIE (Official Trailer)