Salviamo le coste: come?

[2 agosto 2013]

Legambiente ha presentato un Dossier ‘Salviamo le coste italiane’ da cui  emerge –e non è purtroppo una novità sorprendente –  che il 55% delle nostre aree costiere sono state per sempre trasformate dal cemento. Non meno traumatizzanti i dati per regione da cui escono tutte male ma alcune malissimo che peggio non si può. A rendere il tutto più grave è che a differenza di altri aspetti ambientali –penso all’urbanistica- qui norme e leggi importanti ed efficaci  ci sono e ci sono da decenni. Non solo, ma come vedremo nuove e importanti normative e proposte sono state approvate recentemente dall’Unione Europea e sono attualmente all’esame del nostro parlamento e governo.

La legge cosiddetta del mare –la 979- con la quale le coste cessarono di costituire un esclusivo vincolo militare ma divennero a tutti gli effetti un ambiente da tutelare con piani costieri che per la prima volta coinvolgevano le  regioni è del 1982. In un commento di Ornella Ferrajolo si rilevò che la legge sul mare costituì ‘un caso –poco comune nella prassi legislativa italiana-di attuazione anticipata degli obblighi internazionali’. La legge che registrò anche battute d’arresto parlamentari significative proprio per il ruolo riconosciuto alle regioni fino all’ultimo fu infatti osteggiata e comunque non certo caldeggiata dal ministero della Marina Mercantile che –ricordo una vivacissima polemica in Commissione Affari costituzionali della Camera con l’allora  ministro Calogero Mannino- non vedeva di buon occhio la pianificazione regionale. Tanto più che la legge precedette di quasi un decennio la legge quadro sui parchi del 1991 anticipandone la istituzione delle aree protette marine. Si aprì così una nuova pagina nel governo del territorio del paese  che come vedemmo subito e ancor più quando nell’89 fu varata la legge 183 sul suolo, integrava i bacini idrografici e le aree fluviali a quelle costiere e marine e poi nel 1991 con la legge sui parchi e le aree protette che immetteva e raccordava le riserve marine a quelle terrestri e fluviali in quello che sarebbe dovuto diventare un sistema integrato nazionale in grado di coinvolgere regioni ed enti locali. Si trattava di una vera e propria sfida istituzionale e culturale che come conferma il Dossier di Legambiente non abbiamo saputo e in troppi casi non voluto vincere. Lo stato non è riuscito a partire dal ministero dell’ambiente su cui erano ricadute le maggiori responsabilità specie dopo che il ministero della Marina mercantile era stato ‘estromesso’ da qualsiasi titolarità, a fronteggiare e gestire le nuove politiche di pianificazione integrata mare, fiumi e terra. Non è mai decollata in particolare quella integrazione terra-mare che sarebbe diventata presto l’assillo maggiore della comunità europea. Noi a oltre 20 anni dalla legge sui parchi e a trenta dalla legge sul mare non siamo ancora riusciti a costituire parchi nazionali e regionali ‘integrati’. Anzi abbiamo costituito parchi come l’Arcipelago Toscano che ancora non ha definito l’area marina. E abbiamo ancora aree protette come a Portofino dove la gestione a terra è separata e distinta da quella marina. E questo nel momento in cui il 12-3- 2013 Bruxelles ha emanato una Direttiva del Parlamento europeo e del Consiglio che istituisce un quadro per la pianificazione dello spazio marino e la gestione integrata delle coste’. Direttiva rivolta a contrastare l’uso crescente e non coordinato delle zone costiere e marittime che spinge la concorrenza  a un uso non sostenibile di quei territori. Questa direttiva è già all’esame del Senato e c’è da augurarsi che se ne sappia fare buon uso dopo tanti ritardi e bufale. Non possiamo dimenticare infatti che proprio al Senato poco più d’un anno fa fu approvato un testo di modifica della legge 394 che estrometteva del tutto le regioni da qualsiasi competenze sulle aree protette marine anche se costituite dalle stesse regioni! Un testo –voglio ricordarlo- che anche agli amici di legambiente era piaciuto. Meglio quindi il Dossier che presuppone un rilancio dei parchi e non solo. Alle politiche comunitarie come ho avuto già modo di dire guarda molto il ministro Orlando anche in rapporto agli impegni a cui ha messo mano. Dopo tanto sonno e svarioni chissà che non sia questa la volta buona perché anche i problemi posti da Legambiente trovino finalmente l’interlocutore giusto.