San Rossore: Coldiretti vuole la pastorizia e un mini-caseificio nel Parco

Incontro con il neo presidente Gianni Maffei Cardellini, critiche agli amministratori precedenti

[13 settembre 2016]

San Rossore

Non si è ancora raffreddata la diatriba sulla non riconferma di presidente e direttore del Parco regionale di Migliarino San Rossore Massaciuccoli che Coldiretti parte all’attacco chiedendo polemicamente: perché «sì ai dromedari, no al pascolo delle pecore. Almeno fino ad oggi è stato così nonostante progetti, promesse, studi, rimpalli, rimbalzi, passi in avanti ed indietro che durano ormai dalla fine degli anni ’90».

Coldiretti non nasconde affatto di confidare «in una “svolta” con la nuova presidenza Gianni Maffei Cardellini e al recupero di tutti quei progetti, presentati negli anni passati insieme all’Associazione Allevatori, per valorizzare la zootecnia all’interno dei 600 ettari del Parco di San Rossore. Il progetto prevedeva a fianco dell’accesso al pascolo all’interno della tenuta ad alcuni pastori che hanno la propria stalla all’interno dei confini del parco, l’installazione di un ricovero per le pecore, un mini caseificio per la trasformazione del latte ovino ed una sala per la stagionatura, che potevano ben essere utilizzati come “laboratorio” didattico per le scolaresche in visita al parco. Non solo ovini, Coldiretti punta anche ad un rilancio dell’attività zootecnica bovina con particolare attenzione alle razze autoctone come il Mucco Pisano, razza – tra l’altro – inserita tra le specie in via di estinzione».

La critica alla passata gestione del Parco regionale è evidente ed quantomeno curioso che questa richiesta per un diverso uso dell’area protetta arrivi proprio a seguito della decisione da parte di Regione e Pd di azzerare gli ormai ex vertici del Parco.

Coldiretti Pisa in un comunicato spiega che già nei giorni scorsi questi temi e proposte che sono stati portati dal suo presidente Fabrizio Filippi e dal direttore, Aniello Ascolese, sul tavolo del neo Presidente del Parco. Filippi sottolinea: «Un incontro che ha di nuovo rimesso al centro la prospettiva di aprire le porte del parco alla zootecnia. “In questi anni  abbiamo assistito solo ad annunci e proclami che però non si sono mai concretizzati nella realizzazione di quel progetto che porta solo benefici alla biodiversità del parco e nessun effetto collaterale. Quella della Blue Tongue era una scusa smascherata dall’Asl. Nel Parco possono accedere i dromedari ma non le pecore e questo è assurdo perché la pastorizia fa parte della storia del parco».  A dire il vero anche i dromedari, “dono” dell’epoca coloniale fascista, fanno parte della storia del Parco e contrapporre il loro impatto – questi animali non pascolano liberamente nell’area protetta – a quello di greggi e mandrie sembra un po’ eccessivo.

Coldiretti però crede in una svolta ed evidenzia che il suo progetto «prevede la valorizzazione della filiera lattiero-casearia ovina motivata dall’esigenza di dar vita ad un prodotto assolutamente “biologico” con in più la certificazione di provenienza che diventi anche una risposta “local” all’industria dei formaggi a basso mercato. Ok anche ad un confronto per la valorizzazione delle zone umide esistenti nonché per il ripristino la dove ci sono le condizioni». Bisogna capire se le condizioni le deciderà Coldiretti o il Parco, visto che l’associazione agricola nella sua nota ricorda che «nonostante non sia rimasta del tutto soddisfatta circa i criteri che hanno portato alla composizione del nuovo Consiglio del Parco, e dichiarando assolutamente superate le perplessità iniziali, la principale organizzazione agricola conta molto sulla sensibilità del neo presidente e della compagine di governo del Parco per risolvere le annose questioni rimaste in sospeso in questi anni». Filippi conclude: «Le aziende che hanno dovuto confrontarsi con il parco hanno avuto difficoltà. In futuro qualcosa dovrà cambiare perché l’agricoltura e la a zootecnia non possono restare fuori dalla vita del Parco».