Santuario dei mammiferi marini, 16 anni di protezione inefficace ed inefficiente

Gli ambientalisti a Italia, Francia e Monaco: «Pelagos merita di più»

[24 marzo 2015]

Oggi Wwf, Fondation Prince Albert II de Monaco, Iucn,  MedPAN ed altre 17 altre Ong francesi, italiane e monegasche, tra cui Greenpeace, Legambiente, Tethys,  Marevivo, hanno lanciato un  appello ai   governi di Italia, Francia e Principato di Monaco che nel 1999 firmarono l’Accordo di istituzione del santuario internazionale dei mammiferi marini  Pelagos, l’area protetta (sulla carta) più estesa del Mediterraneo che, da sola, tutela il 4% dell’intero bacino e che ospita specie simbolo come la balenottera comune, il capodoglio, le stenelle.

Il Santuario dei mammiferi marini  Pelagos comprende le acque costiere e pelagiche dell’area compresa tra il promontorio della penisola di Giens e il Fosso Chiarone nella Toscana meridionale. Ingloba anche le acque che bagnano la  Corsica, la Sardegna settentrionale, l’Arcipelago Toscano e  isole più piccole come quelle davanti a Hyères, in Francia,  oltre al litorale di Toscana, Liguria e delle Bocche di Bonifacio. Il Santuario si estende su 87.500 km2 e 2.022 km di coste. E’ estremamente ricco di vita pelagica e sono presenti balenottera comune,  balenottera minore, globicefalo, capodoglio, zifio, grampo, stenella, delfino comune, stenella striata ed è stata ri-segnalata la  foca. Le minacce per i cetacei  sono rappresentate soprattutto dalle collisioni con le navi che transitano in questo ampio tratto di mare, dall’inquinamento e dalla pesca non sostenibile.

Gli ambientalisti ricordano che «L’accordo che istituì Pelagos 16 anni fa è purtroppo debole dal punto di vista giuridico:  la governance dell’area non permette di sviluppare una vera e propria gestione internazionale. Insufficienti anche le risorse necessarie per gestire in maniera efficiente e efficacie il Santuario».

Promosso in tutto il bacino in francese e italiano, l’appello rivolge due richieste ai tre governi: «Ritrovare l’ambizione presente  all’origine della creazione dell’area protetta dando un nuovo impulso con una governance rinnovata e risorse adeguate. Mobilitarsi per consolidare la collaborazione tra gli stati  rispettando l’impegno internazionale affinché Pelagos diventi un esempio internazionale di conservazione di biodiversità marina».

Nell’Appello le Ong firmatarie si impegnano a «dare tuto il supporto necessario ai Governi e a elaborare insieme soluzioni per una gestione efficacie del Santuario Pelagos».

Il Wwf ricorda che «Oggi meno del 5% del mar Mediterraneo è protetto, nonostante l’impegno internazionale (obiettivo di Aichi – Convenzione Quadro sulla Biodiversità e Convenzione di Barcellona) di proteggere almeno il 10% del Mediterraneo. Senza il Santuario Pelagos la percentuale si riduce ad appena l’1%».   Per questo il Santuario Pelagos «Rappresenta una delle maggiori sfide di conservazione mai lanciate nel Mediterraneo.  Eppure lo status di Area Specialmente protetta d’Interesse mediterraneo (ASPIM) che è stato attribuito al Santuario nel 2002 sottolinea quanto quest’area sia importante per la tutela della biodiversità nel bacino mediterraneo. Tale status attualmente è in corso di revisione e nel caso, non del tutto remoto, che venga messo in discussione, Pelagos diventerebbe il simbolo dell’incapacità degli stati di accordarsi per lavorare congiuntamente alla tutela di un patrimoni condiviso».