Sapri, l’altra Campania: firmato protocollo per abbattere l’ecomostro dell’ex cementificio

L’assalto del cemento legale e illegale ha trasformato metà delle coste della Regione

[25 luglio 2013]

Non c’è solo la Campania dell’abusivismo fatto sistema e delle furbate politiche per inventarsi nuovi condoni edilizi, c’è anche Sapri, sulla Costiera cilentana, da dove oggi è partito un monito e un chiaro esempio di come può essere difeso il patrimonio costiero della provincia di Salerno.

Stamattina, nella piazza del Porto a Sapri, è stato firmato un protocollo d’intesa tra  Comune e società Club Tirrenico srl per l’abbattimento della struttura “ex cementificio”, che sorge a ridosso della statale 18. Una firma avvenuta in occasione del passaggio di Goletta di Verde e l’imbarcazione ambientalista ne ha approfittato per lanciare un appello ai Comuni campani perché pongano fine alla piaga del cemento, «in particolare quello illegale, procedendo con politiche di abbattimento e riqualificazione del paesaggio».

Il protocollo d’intesa è stato firmato nel corso l’incontro “La riqualificazione ambientale del fronte mare di Sapri: strumenti, progetti  e proposte”. Secondo quanto previsto dal protocollo, «la società, proprietaria dell’immobile rustico costruito in località Pali, denominato “ex-cementificio”, a ridosso della strada statale n°18, rimasto incompleto e oggi ridotto in pessime condizioni statiche al punto da essere stato oggetto di una apposita ordinanza sindacale per il rischio di crollo, si impegnerà alla demolizione del manufatto entro la fine del 2013. Questo, su proposta della stessa amministrazione comunale che ritiene la riqualificazione del fronte-mare obiettivo strategico per lo sviluppo socio-economico dell’area, proprio attraverso interventi di valorizzazione ambientale e paesaggistica dei siti degradati».

Secondo Giorgio Zampetti, responsabile scientifico di Legambiente si tratta di «un esempio concreto di come possa essere difesa la costa salernitana, non solo dagli abusi edilizi, piaga ancora incombente anche in quest’area, ma anche dalle strutture costruite nei decenni addietro, deturpando il paesaggio, e ora totalmente abbandonate. Ci piace immaginare l’ingresso di Goletta Verde in Campania come un messaggio di speranza, l’avvio di una nuova politica di gestione del territorio. Abbattere gli ecomostri è una priorità di questa terra ancora martoriata dal cemento. Quello di Sapri è un segnale di come un’amministrazione può intervenire per difendere i suoi paesaggi, anche se non si è in presenza di abusi edilizi. Pochi giorni fa, invece, a Montecorice sono iniziati gli abbattimenti degli ecomostri sulla collina delle Ripe Rossa. Insomma notizie che ci fanno ben sperare. I paesaggi costieri sono uno straordinario patrimonio e costituiscono una parte rilevante della nostra identità oltre che una potenzialità unica di valorizzazione turistica ed economica».

Oltre alle cattive politiche urbanistiche degli ecomostri “legali”, a preoccupare maggiormente gli ambientalisti è ancora il mattone illegale, una delle piaghe della Campania: «I numeri delle Procure generali, già evidenziati nei rapporti Ecomafia e Mare monstrum di Legambiente – dicono quelli di Goletta Verde –  raccontano ancora una Campania ferita a morte dal cemento illegale. E ancora troppo poco si fa sul fronte degli abbattimenti. Una piaga che non risparmia la provincia di Salerno, né tantomeno aree di pregio come il Cilento. Le ultime statistiche della Procura generale di Salerno parlano di 312 abusi da abbattere, sia nelle aree interne che costiere. 6 anni fa, erano 371. Negli ultimi 4 anni è stata una corsa a ostacoli continua, che ha costretto, tra ricorsi e condoni, al deposito di 169 decreti di archiviazione. Nell’ultimo periodo, sul territorio di competenza del tribunale di Salerno, su 19 demolizioni eseguite ben 18 sono state fatte dagli stessi proprietari. Altre 20 auto demolizioni erano state registrate prima del 2011».

E purtroppo spesso i Comuni non chiedono i fondi alla Cassa depositi e prestiti per le demolizioni o non nominano i direttori dei lavori e dei consulenti tecnici necessari. «Scarso, e per questo preoccupante, il numero degli abbattimenti da eseguire al tribunale di Vallo della Lucania: appena 6 – continuano gli ambientalisti –  Solo 3 le demolizioni precedenti al 2011. E non è più incoraggiante la realtà a Sala Consilina: 15 procedure aperte, solo in 3 casi i Comuni hanno chiesto i finanziamenti previsti alla Cassa depositi e prestiti. Prima del 2012, solo 4 demolizioni. Sulla base dei dati certi in possesso della Procura generale, sono solo gli 8 processi per abusivismo a Vallo giunti a sentenza definitiva».

Secondo uno studio di Legambiente, questa trasformazione del paesaggio costiero campano «ha conosciuto negli ultimi decenni un’ascesa costante ed inesorabile: con l’espansione degli agglomerati urbani, costruzione di complessi turistici, case singole, porti ed infrastrutture, sono stati cancellati ben 29 km di litorale, pari al 16% dell’urbanizzazione avvenuta in 2000 anni di storia. Su un totale di 360 km di costa, da Sapri a Baia Domizia,  escluso le isole, oltre la metà del territorio, precisamente 181 km, risultano trasformati, di questi, 28 sono occupati da opere infrastrutturali, sono 51 i km di paesaggi urbani ad alta densità, 102 i km di costa occupata da insediamenti con densità più bassa, mentre solo 17 km possono considerarsi ancora paesaggi agricoli. All’assalto del cemento sono sfuggiti solo 162 km di litorali, ma la ragione della loro salvezza risiede nel profilo roccioso e nella loro peculiare morfologia che rende complicata l’urbanizzazione».

Michele Buonomo, presidente di Legambiente Campania, punta sull’altra Campania: «La bellezza è la più grande risorsa del nostro Paese e la nostra sfida su questo fronte è senza sosta. Dal Cilento arriva non solo un chiaro esempio di rispetto della legalità, ma soprattutto un monito ai sindaci e alla classe politica su quale sia la strada giusta da perseguire perché ci dice che solo abbattendo gli abusi questo Paese può tornare a far sorridere i suoi territori. Fermiamo la folle corsa ai condoni, abbattiamo gli ecomostri e rilanciamo le straordinarie risorse di questa terra. Proprio la bellezza può essere la chiave di una nuova idea di sviluppo, sociale ed economico. Come dimostra l’esperienza di oggi a Sapri, si possono innescare nei territori processi di trasformazione che puntino a rendere più belle, moderne e vivibili le città, contribuendo così a migliorare la qualità della convivenza, del benessere individuale e collettivo».