Scala dei Turchi, vandalismo e turismo di massa distruggono uno dei gioielli della Sicilia [FOTOGALLERY]

[20 agosto 2014]

E’ necessario intervenire subito perché la Scala dei Turchi non rimanga solo una bellissima immagine da cartolina. Il turismo fuori controllo e i vandali rischiano di farla scomparire a meno che le istituzioni, Comune di Realmonte e Regione Siciliana, non si assumano – presto – il compito di tutelarla.

Nei primi anni ’90 Legambiente la salvò dall’aggressione della speculazione edilizia. Fu una battaglia, condotta in completa solitudine, in un contesto sociale in cui il consenso era in gran parte per la cementificazione, considerata dalla subcultura imperante il segno tangibile dello sviluppo e della ricchezza. Quella battaglia, che costrinse la sovrintendenza e la Procura ad aprire gli occhi, ci ha consentito di arrivare nel giugno dello scorso anno alle demolizioni degli scheletri abusivi che l’assediavano recuperando la bellezza di un luogo straordinario. Tutto quello sforzo rischia però d’essere vanificato da un nuovo problema, altrettanto grave, ma più subdolo perché non immediatamente percepibile come tale: l’eccessiva pressione turistica.

Le migliaia di turisti che ogni giorno, d’estate, vanno alla Scala dei Turchi sono alla ricerca di quel paesaggio mozzafiato che negli ultimi anni siti internet e giornali hanno fatto conoscere in tutto il mondo. Al punto che in questi giorni lo spagnolo, l’inglese e il francese sono parlati tanto quanto, se non più che l’italiano. I turisti, però, in tutte le lingue, esprimono lo stesso concetto: “Così è un supplizio. Non valeva la pena fare tutti questi chilometri”. Un giudizio oggettivo quanto pesante, perché il passaparola è oggi, al tempo del mondo tutto unito dal web, certamente più efficace di qualunque spot pubblicitario. Senza porre rimedio a questa situazione si rischia da un lato di danneggiare irreversibilmente la scogliera, dall’altro di perdere in tempi brevissimi la capacità attrattiva di un luogo d’incredibile bellezza ma che nel mese di agosto si trasforma in un carnaio.

Ad agosto dell’anno scorso Legambiente organizzò tre campi di volontariato con l’obiettivo di contribuire a far rispettare poche regole di buon senso ai turisti che ogni giorno andavano alla Scala dei Turchi. Il confronto tra i quindici volontari di turno, la massa di turisti e i molti incivili che asportavano pezzi di marna bianca o incidevano messaggi direttamente sulla scogliera è però risultato impari, quasi inutile. Per questa ragione, in assenza di un serio piano di gestione, con regole precise da far rispettare, quest’anno si è deciso di non ripetere quell’esperienza.

Ma non per questo ci possiamo arrendere all’inevitabile degrado. Anzi. Lanciamo un appello perché il comune di Realmonte chieda in concessione l’intero tratto di demanio marittimo ma, soprattutto, perché l’assessorato regionale Territorio e Ambiente lo conceda immediatamente, superando le esasperanti e tipiche lungaggini burocratiche. Solo così si potranno studiare i carichi massimi sostenibili, stabilire rigide regole di comportamento e, quindi, avviare un gestione capace di tutelare e promuovere questa straordinaria risorsa paesaggistica senza che il turismo diventi una minaccia per la sua conservazione e senza scoraggiare coloro che nei propri viaggi cercano la bellezza.

Esiste già un modello di gestione riproponibile alla Scala dei Turchi, sperimentato con grande successo da Legambiente all’Isola dei Conigli di Lampedusa. Quel modello ha consentito la conservazione della biodiversità con la riproduzione protetta della tartaruga Caretta Caretta e, al contempo, la valorizzazione turistica della spiaggia che nel 2013 è stata addirittura eletta “la più bella del mondo” dai viaggiatori di Tripadvisor. Quell’esperienza ha reso evidente anche ai più scettici come la gestione intelligente di un sito particolarmente sensibile non sia d’ostacolo all’economia turistica.

di Domenico Fontana, presidente di Legambiente Sicilia