La scienza dello sbadiglio come misura dell’empatia

I risultati di ricercatori dell’università di Pisa, che hanno osservato per 5 anni gruppi di umani e bonobo

[13 agosto 2014]

Sia negli esseri umani che nelle grandi scimmie lo sbadiglio contagioso è l’eco di un corrispettivo contagio emotivo basato sull’empatia: una scoperta, quella di un tema di ricercatori dell’università di Pisa, che è arrivata a maturazione grazie all’osservazione ravvicinata dei bonobo, e che getta un ulteriore ponte tra la nostra specie e quella dei nostri prossimi cugini.

Nello studio “Yawn contagion in humans and bonobos: emotional affinity matters more than species” pubblicato su PeerJ, i tre ricercatori – Elisabetta Palagi, Ivan Norscia ed Elisa Demuru, sottolineano si concentrano sull’empatia. «Lo sbadiglio contagioso – osserva il team pisano – è uno strumento unico per confrontare l’empatia tra le specie. Se gli esseri umani sono la specie animale più empatica, dovrebbero mostrare la più alta risposta empatica anche a livello di contagio emotivo».

I tre ricercatori italiani hanno raccolto dati sullo sbadiglio contagioso negli esseri umani (Homo sapiens) e nei bonobo (Pan paniscus), applicando lo stesso paradigma di osservazione ed identiche definizioni operative identiche. «Abbiamo scelto un approccio naturalistico – spiegano – perché le pratiche di gestione sperimentali possono produrre diversi pregiudizi psicolgici e comportamentali in entrambe le specie e differenziare l’attenzione agli stimoli artificiali». Ne è venuto fuori che «il contagio dello sbadigliare era più alto tra i soggetti fortemente legati. Tra le specie, la sensibilità agli sbadigli altrui era più alta negli uomini che nei bonobo quando coinvolgono parenti e amici, ma era simile quando si considerano i soggetti debolmente legati. Così, contagio emotivo non è sempre più alto negli esseri umani. Componenti cognitive concorrono a potenziare l’affinità emotiva tra gli individui, ma, quando non sono in gioco, gli esseri umani scendono dal podio empatico per tornare al “sottobosco”, che la nostra specie condivide con scimmie».

La ricerca è stata ripresa con grande rilievo da Science che sottolinea a sua volta: «Quantificare la capacità di provare le emozioni altrui per confrontare il livello di empatia fra soggetti diversi è un compito arduo anche quando si tratta di individui di una stessa specie, ma diventa ancora più complesso se si vogliono confrontare membri di specie differenti, anche se strettamente imparentate come gli esseri umani e le grandi scimmie».

Il team dell’università di Pisa per 5 anni hanno osservato gruppi di umani e bonobo in contesti naturali, contando gli episodi di sbadiglio contagioso, cioè quante volte e quanto rapidamente i soggetti rispondevano agli sbadigli degli altri. La frequenza della risposta e la sua tempestività sono sostanzialmente la stessa tra noi e tra i nostri più vicini parenti tra i primati anche se noi sbadigliamo  più frequentemente e più rapidamente dei bonobo se a farlo sono nostri parenti o amici.

Come riporta le Scienze «il dato, osservano i ricercatori, lascia supporre che l’apparente maggiore sensibilità “intrinseca” al contagio emotivo manifestata dall’uomo sia dovuta al fatto che nella nostra specie le relazioni più forti sono costruite su basi emotive sofisticate, legate alla cognizione, alla memoria e ai ricordi», e sottolinea che «questo sovrappiù di attivazione empatica legata alla cognizione e alla memoria potrebbe inoltre entrare in gioco anche in altri tipi di risposta mimica inconscia, come quella alle espressioni facciali felici, addolorate o arrabbiate».