Scomparso un altro ibis eremita: che fine ha fatto Santora? Il suo GPS trovato in un cassonetto

Forti evidenze di un altro caso di bracconaggio a Prato

[11 ottobre 2017]

Lo stormo di ibis eremita  (Geronticus eremita) della migrazione guidata dall’uomo era arrivato a Orbetello il 6 settembre. E meno di 20 giorni dopo sono partiti dall’Austria anche gli esemplari più esperti, quelli già in grado di seguire da soli la rotta per raggiungere le aree di svernamento in Toscana. In tutto erano 16 esemplari che volavano verso sud in piccoli gruppi. Ma uno di loro – Santora – è scomparso e  i ricercatori di Waldrappteam e del Parco Natura Viva di Bussolengo, unico partner italiano del progetto “Reason for hope” di reintroduzione dell’ibis eremita,  dicono che «Ad oggi, tutte le evidenze fanno pensare al primo atto di bracconaggio della migrazione autunnale».

Il Waldrappteam spiega che «Santora è un Ibis eremita maschio di un anno. Santora è nato nel 2016 assieme ad altri 23 conspecifici in diversi zoo austriaci, è stato allevato dalle mamme adottive ed è stato rilasciato in Toscana. Quest’anno Santora ha già iniziato a migrare autonomamente tra il sito di svernamento in Toscana ed il sito riproduttivo a Salisburgo. Il 27 settembre alle 9 del mattino Santora si trovava lungo la sua rotta di migrazione in direzione sud e si era da poco involata lasciando il suo sito di pernottamento notturno vicino a Prato. Si era quindi diretta presso un’area situata a circa 2km di distanza, dove si era recata per la ricerca di cibo anche nei giorni precedenti, subito dopo  il suo arrivo.  Poco dopo, Maximilian Henrich, membro del Waldrappteam, venne allarmato a causa della posizione inviatagli dal dispositivo GPS fissato sulla schiena di Santora. Grazie all’aiuto della Polizia Provinciale e dei Vigili del Fuoco il dispositivo GPS è stato rinvenuto nel contenitore delle immondizie nel centro di Prato. L’imbracatura che fissa il trasmettitore al dorso dell’ibis era stata tagliata. Era evidente che qualcuno aveva rimosso il dispositivo dalla schiena dell’uccello per poterlo nascondere. Questa persona sembra non abbia realizzato che la nostra squadra era già entrata in stato di allarme. Tutto sembra far pensare che l’uccello sia stato abbattuto illegalmente. Il dispositivo GPS è stato consegnato nelle mani della Polizia Provinciale che ha immediatamente aperto le indagini. A causa del bracconaggio, in questa regione, subiamo perdite continue. E’ per questo motivo che stiamo impiegando notevoli sforzi per lo sviluppo di un dispositivo che ci avvisi immediatamente in caso di incidente. Questo potrebbe permettere ad un membro della nostra squadra o ad  un volontario di raggiungere la scena del crimine il prima possibile. Il caso di Santora conferma che questo tipo di tecnologia potrebbe avere un notevole valore nella lotta contro i crimini a danno dell’ambiente. Potremmo fornire alla Polizia delle informazioni che aumenterebbero notevolmente la probabilità di identificare  l’autore del fatto».

Cesare Avesani Zaborra, direttore scientifico del Parco Natura Viva, aggiunge: «Le indagini sono aperte ma dopo 14 giorni, di Santora non vi è alcuna traccia. Per lei, che ha compiuto lo scorso anno la migrazione guidata dall’uomo e che è oggi in grado di percorrere e mostrare la rotta ai più giovani, non vorremmo mai parlare del primo atto di bracconaggio della stagione 2017. Tra gli esemplari già arrivati in Toscana, quelli impegnati in volo o che ancora devono partire, gli ibis coinvolti nella migrazione autunnale sono meno di 40. Se effettivamente dietro la scomparsa di Santora ci fosse la mano del bracconaggio e se questi episodi dovessero verificarsi ancora, il ritorno in natura di questa specie europea sarebbe messo a repentaglio».

Il team di Waldrappteam conclude sconsolato: «La caccia illegale durante la migrazione autunnale, in Italia, rappresenta una principale minaccia per gli Ibis eremita ed altre specie a rischio di estinzione. Un cacciatore che nel 2012 uccise due Ibis eremita in provincia di Livorno è stato condannato al pagamento di una multa di 2000 Euro ed alla revoca della licenza di caccia. Nel 2017 la Corte Suprema ha confermato la condanna, creando così un precedente fondamentale nella lotta ai crimini a danno dell’ambiente ed ha spianato la strada per per intentare una causa civile per la richiesta di risarcimento. Confidiamo nel fatto che anche nel caso di Santora il bracconiere possa essere identificato e speriamo di poter ottenere una condanna proprio sulla base del caso precedente. Intendiamo inoltre citare l’autore del fatto in giudizio per chiedere risarcimento dei danni pari ad una cifra di 11.200 Euro».