Secondo i ricercatori potrebbe innescare una vera e propria rivoluzione nella tassonomia

Scoperta nuova specie di aquila di mare, ma gli allevatori già la uccidono [PHOTOGALLERY]

La considerano nociva ed eliminano 10.000 esemplari l’anno

[15 gennaio 2014]

Tre ricercatori hanno scoperto una “nuova” specie di aquila di mare che era nascosta bene in vista. Il team nippo-australiano, composto dall’australiano William White della Csiro Marine & Atmospheric Research e dai giapponesi Keisuke Furumitsu, e Atsuko Yamaguchi della facoltà di pesca dell’università di Nagasaki, ha presentato  la sua scoperta nello studio  “A New Species of Eagle Ray Aetobatus narutobiei from the Northwest Pacific: An Example of the Critical Role Taxonomy Plays in Fisheries and Ecological Sciences” pubblicato su PlosOne

I ricercatori sottolineano che  «Recenti lavori tassonomica e molecolari sulle aquile di mare (Famiglia Myliobatidae) ha rivelato una specie criptiche nel nord-ovest del Pacifico. Questa specie è formalmente descritta come  Aetobatus narutobiei  sp. Nov.  e rispetto ai suoi congeneri Aetobatus narutobiei  si trova nel Vietnam orientale, Hong Kong, Cina, Corea e Giappone meridionale. In precedenza si riteneva che fossero  conspecifici con l’Aetobatus flagello, ma queste specie si differenziano per dimensioni, struttura dei geni NADH2 e CO1, alcuni caratteri morfologici e meristici e di colorazione».

Il nome scientifico dato alla nuova specie allude al suo nome comune giapponese: “Naru tobi-ei”  (mentre in vietnamita si chiama Cá Ó không châm e in inglese Naru eagle ray), infatti in Giappone questa specie “criptica” è  in realtà ben conosciuta e addirittura al centro di molte ricerche. Il nome “Naru” si riferisce infatti all’isola di Naru una delle 5 isole maggiori dell’arcipelago delle Goto che fa parte della Prefettura di Nagasaki, ‘Tobi-ei’ è il nome giapponese usato per aquile di mare che letteralmente si tradurrebbe in  nibbio bruno. La cosa singolare è che questa “nuova” aquila di mare  è particolarmente abbondante ad Ariake Bay nel sud del Giappone, dove è considerato un vero e proprioi flagello dagli allevatori di bivalvi  e dove ogni anno, in base ad un programma di controllo dei predatori,  vengono abbattuti numerosi esemplari di Naru tobi-ei”.

Secondo i ricercatori, «La scoperta dell’A. narutobiei evidenzia la scarsità di una dettagliata ricerca tassonomica su questo gruppo di razze. Questa scoperta ha  impatti sulle attuali valutazioni sulla salvaguardia dell’A. flagellum che  devono essere riviste sulla base dei risultati di questo studio». La scoperta di questa specie “nascosta” è quindi particolarmente importante perché, come ben sanno i lettori più attenti di greenreport.it, i  pesci condroitti (Chondrichthyes) cioè i pesci cartilaginei come squali, razze e chimere  sono ad elevato rischio di estinzione rispetto alla maggior parte degli altri gruppi di vertebrati e fino ad un quarto delle loro specie sono in pericolo a causa della pesca eccessiva.

Inoltre molte delle specie  delle specie incluse nella Lista Rossa Iucn sono elencate nella categoria “Dati insufficienti” a causa della mancanza di conoscenze scientifiche, in particolare tassonomiche. White,  Furumitsu e Yamaguchi sottolineano che «Una buona ricerca tassonomica sui pesci condroitti è un requisito fondamentale e costituisce la base per tutte le altre scienze della vita. Nonostante questo, gli studi pubblicati sui  Chondrichthyes si concentrano sugli aspetti ecologici, ma per la maggior parte delle specie, sono raramente eseguite anche le indagini tassonomiche di base». Per far capire quanto sia ormai trascurata la tassonomia, i ricercatori fanno l’esempio della razza bavosa (Dipturus batis)   dell’Atlantico orientale (che è anche la specie di razze più grande del Mediterraneo) che rappresenta il primo caso di che anche la prima specie descritta di razza portata sull’orlo dell’estinzione dalla pesca eccessiva, «Tuttavia, una revisione tassonomica di questa specie  ha concluso che due specuie sono state confuse sotto il nome di una».

La stessa cosa è successa con le aquile di mare del Pacifico del nord-ovest che sono risultate essere invece due specie simpatriche: la “nuova” Aetobatus narutobiei  era infatti considerata una variante della “vecchia” Aetobatus flagellum, la longheaded eagle ray che  si pensava avesse un’ampia distribuzione nell’Indo-Pacifico occidentale, dal Golfo Persico al sud del Giappone.

La cosa singolare, come abbiamo già visto, è che, anche se nella maggior parte del suo areale esistono poche informazioni su questa specie, la life history e l’ecologia di queste specie sono state studiate abbastanza bene nelle acque giapponesi, «In particolare – evidenzia lo studio  – l’Aetobatus flagellum è stata al  centro dell’attenzione nella regione Ariake Bay dell’isola di Kyushu, a causa del significativo aumento del suo numero e degli effetti distruttivi che questa specie abbia sulle scorte di bivalvi commerciali in quest’area. Dal 2001, sono stati introdotti i programmi di  controllo dei predatori per ridurre la popolazione di aquile di mare, con ben 10.000 individui uccisi ogni anno. Negli ultimi anni, le popolazioni di aquile di mare dell’Ariake Bay sono diminuite». Quindi la maggior parte delle informazioni pubblicate sull’A. flagellum si concentrava sulla life history e l’ecologia della popolazione Ariake Bay ed erano disponibili scarse informazioni sulla sua tassonomia, nessuno aveva capito che quelle aquile di mare erano in realtà una specie a parte.

Inoltre un’altra ricerca di White e del suo collega britannico Alec Moore, “Redescription ofAetobatus flagellum (Bloch & Schneider, 1801), An Endangered Eagle Ray(Myliobatoidea: Myliobatidae) from the Indo–West Pacific”,  pubblicata nel 213 su Zootaxa, ha fornito una ridescrizione dell’A. flagellum basandosi su materiali raccolti  in una grande area che va dal Golfo Persico/Arabico (Kuwait) all’India e al Borneo indonesiano e malese, e i test molecolari e morfologici confermano che la popolazione di A. Flagellum del Pacifico del nord-ovest «Non è probabilmente conspecifica con il vero A. flagellum e forse rappresenta una specie separata non descritta».

La scoperta dell’aquila di mare giapponese  potrebbe innescare una vera e propria rivoluzione tassonomica. Il genere Aetobatus  fino ad ora era costituito da almeno 4 specie:  A. flagellum, A.laticepsll, A. narinari e  A. ocellatus.  Ma le ultime tre specie appartengono al complesso A. narinari di aquile di mare “chiazzate” che secondo i ricercatori giapponesi e australiani «Richiedono un’approfondita revisione tassonomica per determinare quante specie sono coinvolte. Sono disponibili altri 7 nomi per i membri del complesso delle A. narinari, ma nomi storici non sono disponibili per tutte le specie del nord-ovest del Pacifico precedentemente considerati conspecifici con l’A. flagellum».  

Scoperta nuova specie di aquila di mare, ma i ricercatori già la uccidono