Sembrano vivere solo nelle acque attorno le Filippine

Scoperta una nuova specie: gli strani e misteriosi squali-sega [FOTOGALLERY]

[18 aprile 2014]

Un lungo muso allungato con spunzoni che sporgono ai lati, barbigli da pesce gatto sotto il mento, branchie sul lato del corpo… è questo il bizzarro aspetto degli squali-sega, un gruppo di squali della famiglia Pristiophoriforidae della quale fino a poco tempo fa se ne conoscevano solo 7 specie. Ma dopo aver analizzato degli esemplari catturati nell’area occidentale del Nord Pacifico, un team di ricercatori statunitensi e sudafricani  ha scoperto che il numero di queste strane ed elusive specie deve essere rivisto al rialzo. Intanto nello studio “Pristiophorus lanae sp. nov., a new sawshark species from the Western North Pacific, with comments on the genus Pristiophorus”, pubblicato su Zootaxa, descrivono una nuova specie (Pristiophorus lanae) basandosi su 7 esemplari, 6 femmine e un maschio, che sembra vivere solo nelle acque intorno alle Filippine.

Secondo gli autori dello studio questi esemplari di squalo-sega hanno diverse caratteristiche morfologiche che li separano dalle altre specie conosciute.  Per distinguere il nuovo Pristiophorus lanae dalle altre 7 specie di squalo-sega i ricercatori hanno esaminato aspetti come la lunghezza, la larghezza e il colore del rostro, la dimensione dei denti rostrale, la lunghezza dei barbi, la posizione della bocca, la lunghezza totale del corpo e il numero di vertebre.  Uno degli attributi che distingue la nuova specie dall’altro Pristiophoriforidae che vive geograficamente più vicino è il muso più lungo e più stretto.

La maggior parte delle specie di squali-sega vivono nell’Indo-Pacifico occidentale, ma due specie si trovano nell’Oceano Indiano occidentale e nel Nord Atlantico occidentale.

Della biologia della nuova specie non si sa quasi nulla, ma la stessa cosa vale per tutti gli squali-sega. I ricercatori scrivono che «la relazione interspecifica del genere Pristiophorus è stata poco studiata e rimane aperta all’interpretazione», a complicare tutto si aggiunge il fatto che gli squali-sega  sembrano frequentare le profondità marine e gli esemplari della nuova specie sono stati pescati tra i 750 e 1.945 metri.

Secondo lo studio questo pesce «potrebbe essere catturato e scartato come cattura accidentale dalla pesca a strascico e da altre operazioni di pesca in acque profonde al largo delle Filippine».

Gli squali-sega, anche se possono sembrare fisicamente simili, sono diversi dai pesci sega (famiglia Pristidae), che vivono in acque meno profonde, sia nei fiumi che lungo le coste,  raggiungendo profondità massime di 400 metri. La somiglianza tra pesce sega e squalo-sega si riduce in realtà alla “spada” dentata che è frutto dell’evoluzione convergente. A differenza degli squali-sega  ai pesci  sega mancano i barbi, hanno branchie sul loro lato inferiore, non perdono o sostituiscono i loro denti e possono essere fino a 4 volte e mezzo più grandi degli squali-sega: le specie di  pesce sega raggiungono la lunghezza massima di 7 sette metri, mentre gli squali-sega fino ad ora conosciuti arrivano ad 1,5 metri. Si pensa che sia gli squali-sega che i pesci sega  utilizzino le loro “spade” dentate per cacciare. Il loro strano muso li aiuta anche a percepire i segnali elettrici delle prede nelle acque torbide o che si nascondono sotto il fondale, ma i loro denti vengono usati anche per colpire e stordire la preda con un rapido movimento.

Mentre si sa poco sul comportamento degli squali-sega, si può fare qualche ipotesi osservando il comportamento dei pesci sega, che gli scienziati ritengono utilizzino i loro rostri per legittima difesa, le “seghe” verrebbero anche utilizzate per fare a pezzi le prede più grosse.  Mongbay.com riferisce di racconti di pescatori indiani che dicono di aver visto pesci sega attaccare dugonghi, mentre  in un documento risalente al 1938 si riferisce di un uomo sarebbe stato ferito o ucciso da un pesce sega. Ma sembra certo che né i grandi e sempre più rari pesci sega né i piccoli e misteriosi squali-sega siano pericolosi per l’uomo.