Scoperta una nuova specie di mammifero nelle Isole Salomone, è la prima dopo 80 anni (VIDEO)

Ma il ratto gigante di Vangunu è già rischio estinzione

[28 settembre 2017]

Quando il mammologo  Tyrone Lavey sbarcò nel 2010 a Vangunu, un’isola di 338 Km2  dell’arcipelago delle Salomone, nel Pacifico meridionale, per studiare i mammiferi della regione,  non si aspettava certo che sarebbe stato l’inizioo di un’avventura che lo avrebbe portato  dopo 7 anni a pubblicare sul  Journal of Mammalogy la notizia e la descrizione della scoperta di una nuova specie.

Vanganu è accessibile solo in barca e il team di Lavery è stato tra i primi stranieri ad aver mai visto il villaggio di Zaira, ma la popolazione locale si è mostrata molto ospitale e ha indicato agli scienziati “bianchi” diversi animali, tra i quali un gratto ratto marrone lanuginoso del quale non avevano mai sentito parlare.

Lavery spiega a Lorraine Boissoneault su Smithsonian Magzine: «Mi hanno detto di questo ratto gigante gigante che chiamano” vika “, un grande ratto che vive tra le fronde degli alberi». Ed è così che sono cominciati 7 anni di arrampicate su alberi bagnati di pioggia per scovare tra la fitta vegetazione il misterioso ratto gigante, per poi scoprire che è davvero grosso: più di 45 centimetri dal naso all’apice  della coda, più o meno delle dimensioni di un piccolo opossum. Poi Lavery e il suo team hanno effettuato le analisi morfologiche e genetiche per confrontare il ratto con altre specie simili e hanno sottoposto la loro ricerca l riesame di altri scienziati. Ora hanno annunciato ufficialmente la scoperta di una nuova specie di roditori nelle Isole Salomone, la nell’arcipelago negli ultimi 80 anni  e il tutto grazie ai consigli degli indigeni di Vangunu.

Questo t ratto gigante è l’ultima di una serie di scoperte di nuove specie, come l’insetto Rose-tinted katydid (Eulophophyllum kirki), il ratto Gracilimus radix  e la rana porpora nasuta (Nasikabatrachus bhupathi) ed Eric Sargis, curatore  del settore mammiferi allo Yale Peabody Museum, sottolinea che «Tutti dicono che l’epoca delle scoperte non è finita e c’ c’è una certa verità. Mettendo insieme le ricerche, la continuazione del lavoro sul  campo e la revisione delle incredibili collezioni disponibili nei musei, le gente continuerà a scoprire nuove specie».

La partnership che ha reso possibile la scoperta del team di Lavery è dovuta in gran parte alla dedizione degli abitanti del villaggio di Zaira. Negli ultimi 30 anni nelle Isole Salomone c’è stato il boom dell’industria del legname e, secondo il rapporto Onu “Preserving the forest in the Salomon Island” circa il 60% del Pil di questo poverissimo Stato insulare  proviene dalla deforestazione. Dato che le comunità sono proprietarie collettive dei terreni nelle isole, possono opporsi, ma ma spesso hanno bisogno di soldi per pagare le tasse scolastiche per i loro figlio e per migliorare il loro villaggio, quindi svendono la foresta e i suoi animali all’industria del legname. Però a Zaira la popolazione ha difeso le sue  foreste e sta lavorando per costruire un’economia basata sull’ecoturismo. Secondo Lavery «Nelle Salomone restano solo circa 50 km2  i foresta pluviale di pianur e questi sono in gran parte a Zaira. Questo ratto è stato trovato proprio ai margini del loro territorio».

M purtroppo il ratto gigante  di Vangunu è già in pericolo critico di estinzione. Lavery spera che la consapevolezza dell’esistenza del ratto e del rischio di una sua imminente estinzione possa aiutare a salvarlo insieme all’habitat in cui vive: «Il riconoscimento di questo raro mammifero aumenta il riconoscimento del valore della zona». Anche se Lavery non sa di preciso quanti di questi ratti giganti ci potrebbero essere, sa che sono conosciuti solo su Vangunu e che per l loro sopravvivenza è necessario che non venga abbattuta l’ultima foresta pluviale. «In Australi ci sono  i giganteschi white-tailed rat (Uromys caudimaculatus)  che sono simili a questa specie – spiega Lavery – Quei ratti continentali sono sparsi nei loro habitat – solo da 2 a 7 per ettaro – e si stima che ancora meno ratti giganti vivano nello stesso spazio su Vangunu».

Dato che anche solo  provare l’esistenza del ratto di Vangunu è stato difficile, si sa molto poco del suo comportamento. I ricercatori hanno scoperto dei noccioli bucati e Lavery pensa che i ratti vivono sugli  alberi mangiando frutta e che buttino i semi sul suolo della foresta. Ci sarà bisogno di ulteriori dati prima di poter essere sicuri, ma è possibile che il ratto svolga un ruolo importante nell’ecosistema insulare.

Jacob Esselstyn, curatore dei mammiferi al Museo di Scienze Naturali della Louisiana State University ha detto allo Smithsonian Magzine che Sulle isole più remote, i ratti sono una percentuale enorme della biodiversità totale dei mammiferi, quindi occupano tutti i tipi di nicchie. i sono ratti che si nutrono di semi, ratti che nutrono di frutta, ratti che si nutrono di lombrichi, ratti che si nutrono di foglie. In situazioni continentali queste nicchie sarebbero occupate da altri mammiferi come le scimmie e i ricci». Anche Esselstyn ha scoperto nuove specie di roditori, tra cui il ratto–toporagno  di Sulawesi (Hyorhinomys stuempkei)  e il toporagno armato (Scutisorex somereni) la ” super-shrew ” anche grazie all’aiuto di indigeni. Esselstyn  sottolinea che «Dopo la sua prima scoperta, ho dato più ascolto molto più attentamente quel che dicono gli abitanti. Ma che le persone si prendano cura di queste nuove specie per proteggerle dall’estinzione, è un’altra cosa. Nonostante tutto quel che fanno per la salute dei loro ecosistemi, i ratti sono visti da chi vive in città solo come quegli animali invadenti e pericolosi che frequentano le fogne. Invece quasi il 26% delle specie di muridi (ratti, topi, gerbilli, ecc.) sono inseriti nella Lista Rossa Iucn, ma si fa poco per salvare queste specie minacciate che non sono molto popolari e simpatiche l grande pubblico che, in molti casi, non è sufficiente conoscenza della loro importanza ecologica. Come dice Esselstyn: «I ratti non saranno mai il centro di un programma di conservazione di punta». Ma questo non significa che non saranno mai protetti.

A Vangunu vivono anche le volpe volante dal muso di scimmia (Pteralopex taki) ed è un sito di nidificazione delle tartarughe liuto (Dermochelys coriacea) specie molto più “attraenti” e che, se ricevessero l’attenzione dell’opinione pubblica mondiale, potrebbero rappresentare  l’ombrello di protettivo dell’habitat del ratto gigante e di altre specie a rischio. Sargis sottolinea: «Se si riesce  ottenere un po’ di eccitamento conservazionistico, gli effetti a valle della salvaguardia dell’ambiente influenzeranno molte altre specie che la gente non metterebbe su un poster».

Lavery è comunque ottimista: vuole mettere fototrappole in nuove aree per trovare più ratti e ha intenzione di continuare il suo lavoro su Vangunu: «Per me è un posto molto speciale per me, uno dei miei posti preferiti nelle Salomone – conclude – Sono davvero degli esempi da seguire per la loro visione di non voler ricorrere all’abbattimento della foresta».

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  • Solomon Islands: The Wood for the Trees