Scoperta una nuova specie di orangutan: è la più antica e la più a rischio estinzione (VIDEO E FOTOGALLERY)

Restano solo 800 orangutan Tapanuli e sono a rischio caccia, deforestazione e miniere

[3 novembre 2017]

Fino ad ora si credeva che esistessero solo due specie di orangutan: quello del Borneo (Pongo Pongo) e quello di Sumatra (Pongo abelii) ma nel nuovo studio “Morphometric, behavioral, and genomic evidence for a new orangutan species”,  pubblicato su Current Biology da un team internazionale di ricercatori guidato da Michael Krützen, professore di antropologia e genomica evoluzionistica all’università di Zurigo,  rivela che ne esiste una terza, l’orangutan Tapanuli, dando così contemporaneamente l’eccezionale notizia della scoperta di un “nuovo” parente dell’umanità e della grande scimmia a maggior rischio di estinzione del mondo, visto che ne restano solo circa 800 individui nelle foreste frammentate a nord di Sumatra e che vivono a più di 100 km di distanza dalla più vicina popolazione di oranghi di Sumatra conosciuta.

Nel 1997 i ricercatori dell’Australian National University avevano scoperto una popolazione isolata di oranghi a Batang Toru, una regione boschiva del distretto  dei Tapanuli nel Nord Sumatra, ora gli antropologhi dell’università di zurigo hanno stabilito che quel gruppo isolato di orangutan è in realtà una terza specie e l’hanno chiamata Pongo tapanuliensis. Lo studio pubblicato su Current Biology è il più grande studio genomico degli oranghi selvatici mai realizzato.

I ricercatori svizzeri spiegano che «Le prime indicazioni dell’unicità della popolazione Tapanuli provenivano dal materiale scheletrico di un orango maschio adulto ucciso nel 2013», un orange conosciuto come Raya e morto in seguito alle ferrite riportate in uno scontro con gli abitanti di un villaggio. Gli scienziati si sono accorrti che   rispetto ad altri crani di Pongo Pongo e Pongo abelii  quello dell’orango di Batang Toru aveva alcune caratteristiche dei denti e del cranio uniche.  Matt Nowak, che ora lavora per il Sumatran orangutan conservation programme (Socp) e che ha studiato le caratteristiche morfologiche del nuovo orange per il suo dottorato a Zurigo, sottolinea: «Siamo rimasti piuttosto sorpresi che il cranio fosse abbastanza diverso per alcune caratteristiche rispetto a qualsiasi cosa avessimo mai visto prima», Krützen aggiunge: «Quando abbiamo capito che gli orangutan di Tapanuli erano morfologicamente diversi da tutti gli altri oranghi, I pezzi del puzzle hanno combaciato».

Krützen e il suo team stanno da tempo studiando le line genetiche di tutte le popolazioni orangutan viventi e i loro precedenti risultati, insieme al nuovo sequenziamento genomico di 37 oranghi, hanno mostrato un quadro coerente con i risultati morfologici: «Pur essendoci attualmente solo due specie descritte, abbiamo identificato tre lignaggi evoluzionistici molto antichi e tra tutti gli orangutan», spiega a sua volta Maja Mattle-Greminger, un ricercatore dell’università di Zurigo

Una estesa modellizzazione computerizzata ha permesso di ricostruire la storia di questa piccolo popolazione di oranghi e di verificare i risultati della nuova scoperta. I calcoli dei ricercatori dimosttrano che gli oranghi di Tapanuli sarebbero rimasti isolate da tutte le alter popolazioni di urangutan di Sumatra  per 10.000 –  20.000 anni. Alexander Nater, che ha completato il suo dottorato di ricerca all’università di Zurigo,  dice che  «La più antica linea evolutiva del genere Pongo è attualmente presente negli orangutan Tapanuli, che sembrano essere discendenti diretti della prima popolazione sumatrana nell’arcipelago della Sonda».

Gli orangutan Tapanuli si comportano in modo diverso dagli altri: i maschi, per tenere lontani i rivali e attirare le femmine, fanno “lunghi richiami” che possono essere ascoltate oltre un chilometro di distanza. Questi richiami sono risultati essere 21 secondi più lunghi di quelli degli oranghi del Borneo e con una frequenza massima superiore di quelli degli orangutan di Sumatra. Le indagini ecologiche sostengono le analisi genetiche e morfologiche e confermano che siamo di fronte a una specie a parte di nostril “cugini”, Pongo tapanuliensis,  la settima specie di grande scimmia antropomorfa conosciuta.

I fossili e gli studi del genoma avevano già rivelato che gli orangutan si divisero dalle altre grandi scimmie intorno ai 14 milioni di anni fa . Il nuovo studio rivela che il lignaggio degli oranghi si divise per la prima volta circa 3,38 milioni di anni fa, quando gli orangutan Tapanuli si separarono dalla popolazione principale che a sua volta si sarebbe poi suddivisa negli orangutan di Sumatra e del Borneo molto più tardi, circa 674.000 anni fa. Questo rende gli orangutan Tapanuli la più antica delle tre specie e Krützen dice che «Possono essere i discendenti degli orangutan che più di 3 milioni di anni fa migrarono  dall’Asia continentale in quella che ora è l’Indonesia».

Non è chiaro perché si siano formate le tre specie di orangutan e quando lo abbiano fatto, ma il cambiamento climatico potrebbe essere una spiegazione. Durante l’era glaciale il livello del mare era molto più basso di oggi e le isole indonesiane del Borneo, Java e Sumatra sono state collegate per lunghi periodi. Quando il ghiaccio si sciolse e il mare dette all’Indonesia il suo volto attuale è abbastanza plausibile che le popolazioni di oranghi rimaste isolate si siano evolute in modi diversi.

Krützen è ben consapevole dell’eccezionalità di quanto scoperto: «E’ molto eccitante scoprire una nuova specie di grandi scimmie nel XXI secolo», ma avverte che ora deve essere data la massima priorità alla salvaguardia dell’orangutan Tapanuli: «Tutti gli sforzi di conservazione devono concentrarsi sulla protezione dell’ambiente della specie». Infatti, la lunghissima storia degli orangutan Tapanuli potrebbe finire presto: vivono in un territorio di circa 1,000 Km2 e ogni anno vengono uccisi almeno 8 oranghi (l’1% della specie). Il rischio di estinzione è altissimo, basti pensare che le altre specie di grandi scimmie ritenute in pericolo contano a volte popolazioni in decine di migliaia. La specie è minacciata soprattutto dalla caccia, dalla deforestazione, dall’agricoltura e dalle attività minerarie. In tutta l’Indonesia la foresta pluviale viene abbattuta per far posto a piantagioni di palma da olio o a campi coltivati e  le foreste vergini dell’ecosistema di Batang Toru stanno seguendo lo stesso destino, ma nell’are ci sono anche progetti per costruire una diga idroelettrica che devasterebbe parte dell’habitat di “nuovi” e rarissimi 800 oranghi Tapanuli, diventati con la loro scoperta la grande scimmia più vicina all’estinzione.

Krützen e Nowak sono preoccupati anche del fatto che il loro habitat sta diventando sempre più frammentato. Gli oranghi Tapanuli vivono  in tre aree nella regione di Batang Toru e solo i corridoi di foresta i permettono a queste grandi scimmie di spostarsi nel loro  habitat, ma questi corridoi ecologici sono stati abbattuti, intrappolando gli oranghi in habitat più piccoli. Questo sta portando ad accoppiamenti tra consanguinei, il che rap presenta un’ulteriore minaccia che potrebbe causare mutazioni dannose. Krützen dice che gli orangutan di Tapanuli sono più imparentati tra loro che quelli di  Sumatra e del Borneo.

Serge Wich, coordinatore del  Programma Grandi scimmie  di università di Amsterdam e Wwf, aggiunge: «E’ veramente affascinante che questa popolazione di oranghi differisca così tanto dalle altre popolazione di oranghi nel Nord di Sumatra e soprattutto che nel XXI o secolo siamo ancora in grado di classificare un nuova specie di grandi scimmie. Ma adesso per assicurare un futuro a questa specie devono lavorare in stretta collaborazione tutti gli esperti del mondo scientifico, le organizzazione di conservazione, come appunto il Wwf, le aziende e i governi«.

Il Wwf sottolinea che «E’ necessaria un’azione urgente per rivedere le proposte di utilizzo e sviluppo nell’area in cui vivono gli oranghi, dando assoluta attenzione e priorità alla conservazione della specie. L’area di Batang Toru è una delle priorità di conservazione del Wwf  Indonesia che da anni si batte per proteggerla dagli interessi di sviluppo e sfruttamento. Le foreste di Batang Toru sono infatti  sottoposte a forti pressioni antropiche dovute alla deforestazione per l’estrazione di minerali, alla costruzione di dighe idroelettriche, alla caccia e comunque alla penetrazione umana nella foresta vergine.  Se non sosteniamo le azioni di conservazione già messe in campo anche dal Wwf Indonesia per ridurre e fermare tutte le minacce che mettono a rischio il futuro degli ultimi tratti di foresta vergine , potremo, nell’arco della nostra vita, assistere alla scoperta e all’estinzione di una specie di grandi scimmie, straordinario patrimonio nostro e delle generazioni che verranno».

Nowak conclude: « Se non si  fanno rapidamente dei passi in avanti per ridurre le minacce attuali e future e per conservare ogni ultimo pezzo di foresta, una grande specie di scimmia può estinguersi  entro pochi decenni, Se conserviamo la foresta di Batang Toru per questi orangutan, proteggiamo anche numerose altre specie che non sappiamo nemmeno se esisterebbero se non ci fosse questa specie ombrello».

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