Scoperta una nuova specie di primate: il galago nano angolano, ma è “gigante”

E’ già a rischio per la deforestazione dell’area dove si è combattuta la guerra civile tra Mpla e Unita

[23 febbraio 2017]

Un team di ricercatori provenienti da Gran Bretagna, Nigeria, Usa, Tanzania, Sudafrica Francia ha  rivelato co lo studio A giant among dwarfs: a new species of galago (Primates: Galagidae) from Angola”, pubblicato sull’American Journal of Physical Anthropology, la scoperta di una nuova specie di galago, piccoli  primati strepsirinni, fino ad ora noti per essere lunghi al massimo una quarantina di centimetri, almeno metà dei quali rappresentata dalla coda. Questi nostri lontani parenti vivono in tutta l’Africa subsahariana

Il team di ricercatori guidato dalla britannica Magdalena S. Svensson del Nocturnal primate research group dell’Oxford Brookes University, aveva capito, da alcune registrazioni di vocalizzazioni, che in  una  regione dell’Angola  occidentale che comprende le foreste di  Kumbira e Scarp settentrionale e l’Area di Bimbe, ci poteva essere una specie sconosciuta di galago. La Svensson ha detto a New Scientist: «Siamo andati lì a fare una ricognizione per vedere che cos’era». I ricercatori spiegano che «i nostri obiettivi principali erano quelli di confrontare la morfologia e la struttura dl richiamo con i taxa noti  strettamente connesse e descrivere una nuova specie di Galago».

Dopo aver condotto indagini sul campo, il team internazionale di ricerca ha esaminato  campioni di galago provenienti da musei di tutto il mondo. Poi hanno digitalizzato e analizzato i richiami del misterioso galago utilizzando il software Avisoft SASLab Pro. Dopo aver nuovamente confrontato esemplari museali provenienti dall’Angola con altri esemplari di  Galago e Galagoides  e aver  condotto analisi comparative di teschi e denti, gli scienziati hanno capito di essersi imbattuti in qualcosa di ancora più eccezionale di un piccolo  primate sconosciuto. Hanno infatti descritto una nuova specie alla quale hanno dato il nome di galago nano angolano (Galagoides kumbirensis) e dicono che  ha il caratteristico forte richiamo in crescendo  utilizzato dalle altre specie di Galagoides  dell’Africa occidentale per attirare le compagne e per respingere i rivali,  «Tuttavia, questo richiamo mostra differenze tipiche della specie rispetto ai suoi parenti più stretti», è un chirping in crescendo seguito da un cinguettio. Insomma, il Galagoides kumbirensis  ha grandi occhi, grandi orecchie e una gran voce e si distingue dagli altri galago anche per alcune differenze morfologiche del cranio, per il colore della pelliccia e per i disegni facciali, ma soprattutto per la stazza molto più grande: tre volte la dimensione dei suoi parenti più stretti, simile solo a quella de  Galago Moholi , che non risulta essere simpatrico con il galago nano angolano appena scoperto.

Il team ha osservato 36 individui della nuova specie, ma si sa ancora poco sulla dieta e sullo stile di vita del Galagoides kumbirensis. I luoghi in cui sono stati avvistati gli animali non sono protetti, e le loro foreste sono minacciate. La Svensson  conferma: «Attualmente, l’abbattimento della foresta in Angola sta dilagando in modo incredibile.  L’habitat sta scomparendo».

Il galago nano angolano è solo la quinta delle nuove specie di primati scoperti dal 2000 in tutta l’Africa  e la Svensson è convinta che ci siano ancora specie ignote alla scienza, soprattutto in aree come quella dove pè stato scoperto il galago nano angolano, dove la fauna selvatica è stata poco studiata, dato che dagli anni ’70 fino al 2002 è stata il teatro della feroce guerra civile angolana tra il Movimento popular de libertação de angola – Partido do Trabalho (Mpla-Pt), ex marxista-leninista, appoggiato dall’Unione sovietica,  al potere dall’indipendenza del Paese dal Potogallo, e l’União nacional para a independência total de Angola (Unita), di destra e appoggiata dal regime razzista del Sudafrica bianco, dagli Usa e dall’Europa. Una guerra per procura che ha sterminato anche  gran parte della fauna dell’Angola e dato il via a un disboscamento sfrenato.

I ricercatori concludono: «Questa scoperta indica l’importanza delle foreste angolane come rifugio per la biodiversità endemica. Queste foreste sono fortemente minacciata dal sovrasfruttamento e c’è urgente bisogno di stabilire misure di conservazione e di istituire aree protette».