Scoperta una pianta erbacea che va in letargo. E’ la comune festuca

I ricercatori dell’università di Pisa: scenari applicativi di enorme interesse per il miglioramento genetico delle colture agrarie

[6 dicembre 2016]

Anche le piante possono andare in “letargo”, lo hanno scoperto un team di ricercatori dell’Università di Pisa (Antonio Pompeiano, , Sara Stefanini, Paolo Vernieri, Thais Huarancca Reyes, Lorenzo Guglielminetti , Marco Volterrani) e Claudia Roberta Damiani (Universidade federal da Grande Dourados – Brasile) che hanno pubblicato  su PlosOne  lo studio “Seedling Establishment of Tall Fescue Exposed to Long-Term Starvation Stress” nel quale si evidenzia «la straordinaria capacità di una pianta erbacea, la Festuca arundinacea L., di tollerare condizioni ambientali estremamente limitanti per lunghissimi periodi».

Lorenzo Guglielminetti, del Dipartimento di scienze agrarie, alimentari e agro-ambientali  dell’Ateneo pisano, spiega che «Le piante superiori possono superare lunghi periodi di dormienza, anche molti anni, in condizioni di disidratazione sotto forma di seme ad oggi, però, non era mai stata descritta una pianta erbacea perfettamente idratata in grado di resistere a lungo in condizioni di totale affamamento, al buio, e quindi non in grado di produrre energia tramite la fotosintesi, e al freddo intenso».

Gli scienziati dell’università di Pisa hanno scoperto che «La Festuca, utilizzata in passato come foraggio ed oggi impiegata copiosamente nella costituzione di tappeti erbosi, è in grado di germinare al buio a temperature intorno ai 4° C e di crescere, seppure a velocità molto ridotta, in queste condizioni per circa duecento giorni. Dopo questo periodo, terminate le sostanze di riserva, la pianta rallenta drasticamente il metabolismo e interrompe la crescita in attesa di condizioni ambientali favorevoli. L’attesa può durare diverse centinaia di giorni, al termine dei quali la pianta, se esposta alla luce e a condizioni di temperatura accettabili (23°C), sviluppa nuovamente l’apparato fotosintetico nel giro di poche ore e, subito dopo, riprende la crescita».

Guglielminetti conclude: «Nel nostro studio abbiamo descritto alcuni meccanismi attraverso i quali la Festuca riesce a superare il lungo periodo di stress ulteriori studi in questa direzione potranno portare a comprendere ancora di più i segreti celati da questa specie, aprendo scenari applicativi di enorme interesse per il miglioramento genetico delle colture agrarie».