Scoperto il mammifero campione del mondo di immersione [FOTOGALLERY]

[28 marzo 2014]

Secondo lo studio “First Long-Term Behavioral Records from Cuvier’s Beaked Whales (Ziphius cavirostris) Reveal Record-Breaking Dives” pubblicato su PlosOne da un team di ricercatori statunitensi rivela che è lo zifio (Ziphius cavirostris) il cetaceo (e quindi il mammifero) campione mondiale di immersione.

Gli zifidi, ed i particolare lo zifio che ha una sub-popolazione anche nel Mediterraneo, erano già conosciuti come subacquei estremi, ma il loro comportamento estremamente elusivo li rende difficili da studiare, tanto che alcune specie si conoscono solo per pochissimi esemplari trovati spiaggiati. .

Questi cetacei sembrano anche tra quelli più sensibili ai sonar Mid-Frequency Active (MFA), e o studio serviva proprio a capire quanto ed in che modo siano in grado di abituarsi ai disturbi sonori gli zifi, che rappresentano il 70% dei mammiferi marini spiaggiati in coincidenza con esercitazioni sonar militari e tra i  siti più interessati da quanto fenomeno viene citato anche il Mar Ligure, insieme a Canarie e Bahamas, mentre nessuno zifio è stato ritrovato spiaggiato nel sud della California dove sono stati realizzati i test e dove questi sensibili e misteriosi mammiferi marini sembrerebbero in qualche modo essersi abituati ad un intenso e rumoroso traffico marittimo.

Per scoprirlo i ricercatori hanno utilizzato i tag collegati ai satelliti per registrare il comportamento in  immersione e le posizioni dei  Ziphius al largo della costa meridionale della California, per periodi fino a tre mesi.  Ne hanno ricavato dati su 3.732 ore di immersione con relativi movimenti nelle diverse aree. Si tratta del primo dataset di questo tipo per gli zifi  e  ha constatato immersioni fino a 2.992 metri di profondità per una durata di 137,5 minuti: il nuovo record di immersione dei mammiferi che batte quello precedente di 2.388 metri e 120 minuti di un elefante marino del sud (Mirounga leonina).

Le immersioni profonde presentano un gruppo significativo alla profondità di 1.401 m. e una durata di 67,4 minuti. La media delle immersioni profonde è stata di 102,3 minuti. «Il comportamento prevalente – si legge su PlosOne – è di una singola immersione profonda di foraggiamento, seguita da una serie di immersioni poco profonde. Il tempo trascorso in superficie tra ogni immersione può essere molto breve: solo pochi minuti». I ricercatori sottolineano che  «E’ evidente che c’era una notevole variabilità inter ed intra-individuale nella maggior parte dei parametri»,  compreso l’aumento del tempo passato dagli zifi vicino alla superficie e la diminuzione delle immersioni poco profonde durante la notte. «Tuttavia – specificano gli scienziati – la profondità massima e la percentuale di tempo speso per le immersioni profonde (per presunto foraggiamento), varia poco dal giorno alla notte». La profondità e la durata di immersione e la durata tendono ad aumentare secondo la dimensione e la massa corporea, ma gli zifi, che da adulti raggiungono in media le 2,5 tonnellate, sono molto più piccoli rispetto ad altri cetacei campioni di immersioni in profondità, come i capodogli che raggiungono le 57 tonnellate.

Il leader del team di ricerca, Gregory S. Schorr del Cascadia Research Collective, è entusiasta dei risultati: «E’ straordinario immaginare questi, mammiferi sociali a sangue caldo inseguire attivamente prede nel buio a tali sorprendenti profondità, letteralmente miglia di distanza dalla base delle loro necessità fisiologiche: l’aria». Su National Geographic Daily News. Simone Baumann-Pickering, un biologo marino della Scripps Institution of Oceanography , sottolinea a sua volta che «I nuovi dati indicano un comportamento che è molto più vario ed estremo di quanto gli scienziati avevano previsto per questa specie» ed anche Randall Davis, della Texas A&M University fa notare che «Si tratta di una “spettacolare” profondità massima di immersione. Ma andare a tali estremi in cerca di cibo, probabilmente di calamari di profondità, deve valere il tempo e l’energia che spendono. In caso contrario, gli animali non lo farebbero».

Erin Falcone, un biologo del Cascade Research Collettive ha spiegato alla BBC News quale sarebbe il meccanismo che consente queste prestazioni estreme: «Gli zifi avevano livelli molto elevati della proteina mioglobina nei loro muscoli, al punto che i tessuti apparivano quasi neri. Questo funziona come l’emoglobina nel sangue, permettendo ai cetacei di stoccare livelli molto più elevati di ossigeno, e quindi di respirare meno frequentemente mentre restano attivi. Un adattamento chiave che sembra permettere agli zifi di immergersi più profondamente di altre specie è una drastica riduzione degli spazi di aria  all’interno dei loro corpi. E’ la presenza di spazi di aria all’interno del corpo che schiaccerebbe un essere umano ad una frazione delle profondità alle quali possono immergersi questi cetacei. La riduzione di spazi di aria non solo li rende più “crush resistant”, ma probabilmente serve anche a ridurre l’assorbimento dei gas disciolti nei loro tessuti, che possono portare alla  malattia da decompressione o “’the bends”»

Schorr sta attualmente studiando se gli zifi del sud della California mostrano un comportamento anomalo o inusuale in risposta ai sonar, ed evidenzia che «Questo è un vantaggio per questi studi a lungo termine. Possiamo guardare per quanto tempo durano gli eventuali impatti e quanto tempo ci vuole per tornare al loro comportamento normale. Certo, quello di cui abbiamo veramente bisogno sono più dati chiave su più animali. Ma le persone che studiano gli zifi vi diranno che questi animali sono incredibilmente timidi ed è molto difficile arrivare vicino a loro per fissare un tag».

Falcone conclude: «L’area in cui abbiamo condotto il nostro studio è una delle aree di esercitazione dove si utilizzano più sonar al mondo, e quando abbiamo iniziato a lavorarci siamo rimasti scioccati di trovare così tanti zifi come abbiamo fatto, dato che altrove sembrano così sensibili a questo tipo di disturbo. Stiamo lavorando attivamente per individuare i periodi in cui i cetacei taggati sono stati probabilmente esposti ai sonar (il che è stata una sfida non piccola) per vedere come è cambiato il loro comportamento, dal momento che è difficile immaginare che non ne siano interessati in qualche modo, e capire come tutto questo non modifichi il loro comportamento qui, potrebbe aiutare a proteggere gli zifi altrove».