Dilemma etico: salvare intere specie dall’estinzione o impedire la sperimentazione in cattività?

Scoperto un vaccino orale per salvare scimpanzé e gorilla da Ebola e da altre malattie

Ma il divieto di test sulle grandi scimmie in cattività impedisce di andare avanti con la ricerca

[15 marzo 2017]

Lo studio “The Final (Oral Ebola) Vaccine Trial on Captive Chimpanzees?” pubblicato su Scientific Reports dal britannico  Peter Walsh del Department of archaeology and anthropology dell’università di Cambridge e dal suo team di ricercatori statunitensi, rivela che un nuovo vaccino per via orale potrebbe dare una speranza ad alcune specie di grandi scimmie duramente colpite da Ebola, perché potrebbe essere facilmente diffuso tra i primati selvatici.  Ma gli scienziati dicono anche che le  recenti modifiche all e leggi sulla sperimentazione negli scimpanzé in cattività possono bloccare il lavoro di che vuole salvaguardare le grandi scimmie africane.

Infatti, il primo vaccino per ebola somministrato per via orale su uno scimpanzé è il primo ad essere testato  appositamente con lo scopo di conservare scimmie selvatiche. Oltre al bracconaggio e alla deforestazione, malattie come Ebola e l’antrace decimano le popolazioni selvatiche di scimmie: si stima che negli ultimi 30 anni solo Ebola abbia ucciso un terzo della gorilla selvatici di tutto il mondo.

Ora, nuove scoperte hanno dimostrato un vaccino orale è efficace per Ebola negli scimpanzé e che i primati animali in cattività coinvolti nella sperimentazione hanno p mostrato pochissimi segni di stress. I ricercatori sono convinti che si tratti di un modello che potrebbe essere utilizzato per altre malattie e specie di scimmie allo stato selvatico.

Il problema è che una grande vittoria animalista rischia di vanificare questa possibilità: dopo decenni in cui gli scimpanzé sono stati utilizzati per testare i vaccini destinati per gli esseri umani, la pressione dell’opinione pubblica ha prodotto cambiamenti legislativi che hanno portato alla chiusura della strutture di ricerca dove venivano tenuti in cattività gli scimpanzé  e alla fine hanno ceduto anche gli Stati Uniti, l’ultimo Paese sviluppato dove i test biomedici sugli scimpanzé erano legali.

I ricercatori delle università di Cambridge, Thomas Jefferson e Louisiana dicono che è una «orribile ironia» che queste riforme, che rappresentano una vittoria della lunga battaglia di gruppi di protezione degli animali, «In ultima analisi, potrebbero rivelarsi dannose per gli scimpanzé e gorilla in natura, dato che qualsiasi vaccinazione per gli animali selvatici deve essere testata prima in cattività, per garantire la sua sicurezza. Di conseguenza, il nuovo promettente modello di vaccino non potrà mai andar avanti e fino al punto in cui potrà essere utilizzato per inocularlo nelle scimmie selvatiche in via di estinzione».

Walsh ricorda che «Nel 2014 il mondo è stato in preda al timore per una pandemia di virus Ebola. Eppure, poche persone si rendono conto che Ebola ha già inflitto una mortalità a livello di pandemia ai nostri parenti più stretti. Le grandi scimmie africane sono minacciate da agenti patogeni presenti in natura, come l’antrace, e dalla crescente diffusione di agenti patogeni umani, come il morbillo. Un barlume di speranza sta nel fatto che molte delle minacce provenienti dalle malattie sono ora prevenibili con un vaccino. Abbiamo sviluppato uno strumento molto promettente per inocularlo nelle specie di scimmie contro la miriade di malattie mortali che devono affrontare in natura, ma per continuare a fare progressi abbiamo bisogno di accedere a un piccolo numero di animali in cattività. Questo potrebbe essere la fine per il trial del vaccino sugli scimpanzé in cattività: una grave battuta d’arresto per gli sforzi per proteggere i nostri parenti più stretti dai patogeni che li spingono sempre più verso l’estinzione in natura»

I precedenti tentativi di vaccinare le grandi scimmie selvatiche avevano fatto ricorso alla somministrazione di vaccini su singoli animali con freccette ipodermiche, un compito laborioso e fattibile per solo con un piccolo numero di scimmie abituate a contatto con gli esseri umani. Invece, i vaccini orali nascosti in squisiti bocconi di cibo  possono essere distribuiti nei territori delle grandi scimmie selvatiche ed essere assunti così per periodi più lunghi. E’ un approccio che ha già avuto successo con altre specie: è così che in tutta l’Europa continentale è stata quasi eliminata la rabbia tra le volpi e quindi la necessità di abbatterle -.

L’ultimo studio è stato condotto su 10 scimpanzé, tra gli ultimi rimasti nei laboratori di ricerca, a New Iberia, in Louisiana. 6 scimpanzé hanno ricevuto il vaccino orale, agli altri 4 è stato iniettato  come gruppo di controllo.Gli scienziati evidenziano che «Tutti gli animali hanno mostrato una robusta immunità, senza effetti collaterali, dopo 28 giorni, quando il processo è stato interrotto a causa delle nuove normative dell’Endangered species act che vietano la ricerca biomedica sugli scimpanzé».

Durante tutto il processo, gli scienziati hanno tenuto sotto stretto controllo il comportamento e la fisiologia di ogni animale, per valutare i possibili segni di un grave stress. Ma hanno potuto riscontrare solo una piccola perdita di peso (il 2% della massa corporea) e dicono che «I segni di un trauma erano del tutto assenti».

Walsh sa bene che «Alcuni gruppi di pressione sostengono che tutta la ricerca sugli scimpanzé in cattività equivale alla tortura, non solo a causa delle procedure, ma anche a causa del confinamento. Ora i contenitori e la cura degli animali sono ora di un livello molto alto, con gli scimpanzé che sono alloggiati in grandi spazi sociali. Le tracce di modesti stress  che abbiamo rilevato durante il nostro test erano simili ai valori osservati negli studenti universitari prima degli esami».

Negli Usa i test sugli scimpanzé in cattività sono tecnicamente ancora legali nei casi in cui vadano a beneficio della specie, ma Walsh sottolinea che «I  limitati fondi disponibili per la ricerca sulla conservazione rendono  impraticabile per le strutture biomediche conservare le popolazioni, mentre zoo e santuari o sono “ideologicamente contrari” o non vogliono rischiare una qualsiasi reazione dell’opinione pubblica per i test. Ulteriori lavori per migliorare il vaccino, come ad esempio garantirne l’efficacia dopo l’esposizione alle temperature elevate della foresta tropicale, ora non potranno mai più essere realizzati a causa della chiusura delle strutture per gli scimpanzé in cattività».

Walsh conclude: «In un mondo ideale, non ci sarebbe bisogno di scimpanzé in cattività. Ma questo non è un mondo ideale. Si tratta di un mondo in cui malattie come l’Ebola, insieme al dilagante bracconaggio commerciale e alla perdita di habitat, sono tra i principali contributi al rapido declino delle popolazioni di grandi scimmie selvatiche. I vaccini orali offrono una opportunità reale per rallentare il declino. Il maggiore debito etico che abbiamo non è quello di avere un paio di animali in cattività, ma è per la sopravvivenza di un’intera specie che stiamo distruggendo in natura: i nostri parenti più stretti».