Sea Shepherd scopre un enorme traffico di pinne di squalo (VIDEO)

Gestito da spedizionieri a Hong Kong, in violazione del divieto di trasporto internazionale

[13 marzo 2017]

Nonostante tutti i principali vettori di merce abbiano vietato il  trasporto di pinne di squalo, Sea Shepherd  Global dice che una sua investigazione condotta per 3 mesi da nell’ambito dell’Operazione Apex Harmony  «ha appurato che una gran parte delle spedizioni di pinne di squalo stanno ancora arrivando a Hong Kong grazie a linee aeree e spedizionieri che si erano impegnati a dire “No alle pinne di squalo” per quanto concerne il trasporto».

L’organizzazione, nota per i suoi attacchi alle baleniere giapponesi nell’Oceano antartico, ricorda che «In tutto il mondo gli squali sono in grossi guai, alcune delle loro popolazioni stanno diminuendo di oltre il 90%. Alcune specie, come lo squalo martello, si trovano di fronte a un reale rischio di estinzione».

Il 10 marzo, un consorzio  che comprende le più importanti compagnie aeree e ONG si è riunito con rappresentanti di alto livello dell’Hong Kong customs and excise department e l’Hong Kong agriculture, fisheries and conservation department, per informarli sui risultati dell’investigazione condotta da Sea Shepherd e discutere questioni relative ai crimini perpetrati contro gli animali selvatici.

Gli ambientalisti spiegano che «La questione più importante sul programma era come prevenire che i prodotti ricavati da animali indicati nella lista Cites come specie a rischio di estinzione vengano trasportati senza che il vettore ne sia a conoscenza. Tra queste specie ci sono tipi di squali vulnerabili e a rischio di estinzione, presenti nel commercio di pinne di squalo a Hong Kong, per esempio lo squalo martello e lo squalo longimano».

Sea Shepherd  Global evidenzia che «Sin dal 2010,  i gruppi internazionali che hanno come scopo la conservazione della fauna selvatica si stanno focalizzando sulla catena di rifornimento di pinne di squalo esercitando pressioni sia nei confronti delle compagnie aeree, sia nei confronti degli spedizionieri, per ottenere il bando del trasporto delle pinne di squalo e dei prodotti derivati dagli squali. Eppure, è ancora molto praticato il riciclaggio di pinne prese da specie di cui la pesca è illegale, all’interno di consegne di pinne da specie di squali ancora pescate legalmente, sebbene non sostenibili. A suo merito, nel 2010 la Maersk, il più grande trasportatore del mondo, ha indicato la via da seguire, in qualità di prima compagnia ad aver posto in atto la messa al bando mondiale del trasporto di pinne di squalo, e le 16 compagnie più importanti a livello mondiale nel settore del trasporto mediante container hanno presto seguito tale esempio».

Tim Smith, presidente del Consiglio di amministrazione e rappresentate capo dell’area dell’Asia settentrionale per Maersk, conferma: «Maersk Line si impegna a far rispettare la nostra politica di non trasportare  prodotti di pinne di squalo nelle proprie navi. È frustrante che alcuni commercianti, a quanto pare, formulino dichiarazioni false riguardo al cargo che intendono trasportare con noi, al fine di aggirare le restrizioni che abbiamo messo in atto. Tuttavia siamo grati a Sea Shepherd per il suo lavoro di investigazione teso a far emergere il problema e stiamo lavorando con Sea Shepherd e altre ONG, come anche con le Dogane di Hong Kong e altri portatori di interessi, per aumentare l’efficacia delle procedure, con l’obiettivo di garantire che la messa al bando da noi posta in essere sia efficace in futuro».

Circa il 92% delle pinne di squalo che entra a Hong Kong vi mare, mentre il rimanente 8% per  via aerea. Nel settembre 2012, la Cathay Pacific di Hong Kong, è stato la prima compagnia aerea ad attuare una messa al bando iniziale sugli squali e i prodotti di squalo non sostenibili, incluse le pinne di squalo. A partire dal giugno 2016 la compagnia ha messo totalmente al bando le pinne di squalo. Evelyn Chan, responsabile delle politiche ambientali della Cathay Pacific Airways sottolinea che «Quale firmataria della United for wildlife transport taskforce Buckingham Palace Declaration, la  Cathay Pacific  si impegna a non favorire consapevolmente e a non tollerare il trasporto di prodotti illegali derivati dalla fauna selvatica. Questa è un’importante iniziativa di Sea Shepherd, e la sosterremo quanto più potremo, per eliminare ogni cavillo che possa compromettere l’efficacia delle nostre politiche di embargo».

Ma se la cmpagna con le compagnie aere sembra aver avuto successo, le cose cambiano quando si passa al trasporto navale: «Come per la maggior parte delle questioni ambientali, la prima sfida è cambiare le regole. Ma la seconda e più dura è far rispettare queste regole», dicono gli ambientalisti e per questo, nonostante i recenti proclami dei media sul fatto che il commercio stia calando, Sea Shepherd Global ha avviato proprie indagini dopo aver visto prove di enormi trasporti di pinne di squalo che arrivavano nel distretto Sheung Wan di Hong Kong. Gary Stokes, di Sea Shepherd Global spiega a sua volta che «I mesi che conducono al Capodanno cinese sono sempre la stagione di picco per chi è nel settore delle pinne di squalo, dato che cerca di coprire la domanda del mercato continentale cinese per questa festività».

I tre mesi di indagini hanno documentato «l’arrivo di grandi spedizioni da parte di vettori che avevano aderito alla messa al bando del trasporto di pinne di squalo. Tra queste c’erano due container di 13,7 metri pieni di pinne di squalo provenienti dal Medio Oriente e giunti in container della Maersk. Il problema che compagnie come la Virgin, la Maersk e la Cathay Pacific si trovano ora ad affrontare è che chi commercia in pinne di squalo viola le regole del sistema, agendo in modo fraudolento con l’uso di false dichiarazioni e false etichettature mediante le quali le pinne di squalo sono nascoste sotto categorie generiche quali “prodotti ittici”, “prodotti ittici essiccati”, “merci essiccate” o “prodotti marini essiccati” per evitare che siano scoperte. Una spedizione per via aerea effettuata tramite la Virgin Australia Cargo e la Cathay Pacific, falsamente dichiarata come “prodotti ittici”, non è stata identificata dalla dogana. L’esportatore che ha tentato di trasportare queste merci è ora stato inserito nella lista nera della Virgin Australia Cargo, che ha vietato il trasporto di pinne di squalo».

Secondo il fondatore del gruppo Virgin, Richard Branson, «E’ cosi triste quello che il team di Sea Shepherd ha scoperto: migliaia e migliaia di squali massacrati solo per le loro pinne per essere trasformati in una ciotola di zuppa. Le persone che hanno consapevolmente partecipato  dovrebbero chinare il capo per la vergogna. Per quanto riguarda Sea Shepherd e il team guidato da Gary Stokes, dovrebbero essere ringraziati per aver rivelato un commercio scellerato, talvolta illegale».

Alex Hofford, di WildAid fa notare che «Ben oltre trenta compagnie aeree e poco meno di una ventina di trasportatori di container ora attuano divieti al trasporto di pinne di squalo. Eppure alcune linee aeree, come  la Japan Airlines e All Nippon Airlines oppongono resistenza alle buone politiche del settore e danno ancora il loro sostegno al commercio delle pinne di squalo, un settore in cui proliferano i crimini. WildAid fa appello a tutti i passeggeri di linee aeree, alle linee cargo, ai trasportatori di container così come ai corrieri espresso quali  FedEx e TNT, affinché agiscano in modo sostenibile, etico – e  sopratutto secondo le leggi – accertandosi del fatto che nelle loro stive non avvengano trasporti sporchi di pinne di squalo dalle loro stive».

Maersk, Cathay Pacific e Virgin, dopo che sono state fornite loro le prove, ora lavorano in stretta collaborazione con Sea Shepherd Global e WildAid per eliminare tutte scappatoie ancora sfruttate da chi commercia  pinne di squalo. «E’ in corso una completa revisione delle loro procedure di imbarco e dei meccanismi di allerta, per aiutarli ad applicare i loro  bandi»..

Nel rapporto viene evidenziato che «Tutto il commercio internazionale è monitorato e favorito dall’Organizzazione mondiale delle dogane (Omd), che gestisce una lista dettagliata dei Codici di spedizione armonizzati (Codici SA). Si tratta di codici a 6 cifre (Hong Kong va oltre, incrementandoli a 8 cifre) che possono mostrare in dettaglio l’esatto contenuto di un trasporto di merci. Tuttavia i Codici AS, attualmente, sono solo usati per tracciare dati di import/export esclusivamente a fini statistici e le  dichiarazioni doganali che vengono incluse nella pratica solo dopo che un trasporto è giunto a destinazione».

Sea Shepherd Global e WildAid chiedono che «il requisito dell’inserimento di documentazione commerciale sia spostata dalla fase post-trasporto alla fase pre-trasporto. Avendo disponibili informazioni precedenti al trasporto, il Dipartimento della dogana e dei dazi di Hong Kong potrà tracciare più efficacemente dei profili di rischio e di conseguenza applicare le leggi in maniera più mirata. L’obbligo di includere i codici AS nella pratica prima dell’arrivo a destinazione garantirebbe alle linee aeree una maggiore certezza riguardo ai contenuti precisi delle spedizioni di merci. Un tale sistema è già in uso negli Stati Uniti come efficace misura antiterroristica. Anche la Spagna applica  procedure di trasporto simili e più severe, che pongono la dogana in una posizione di vantaggio rispetto agli scaltri gruppi criminosi transnazionali contro la fauna selvatica. Il Governo di  Hong Kong chiede altresì al pubblico e al settore delle attività commerciali di sostenere la disponibilità di informazioni pre-trasporto, al fine di allinearsi alle pratiche più diffuse e di buona politica a livello internazionali, eppure incontra una dura resistenza dal settore commerciale».

Sea Shepherd Global conclude sottolineandi di aver «lanciato una piena e approfondita indagine riguardante il commercio di pinne di squalo e le sue rotte di fornitura, al fine di dare un panorama più chiaro alle aziende che si occupano di spedizione, in modo tale che esse possano essere equipaggiate al meglio per affrontare la questione e concretizzare il loro impegno ad attuare politiche di spedizione sostenibili dal punto di vista ambientale».

Videogallery

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