Secche della Meloria, ecco come funziona l’Area marina protetta (sognando Calafuria)

Regole chiare per una fruizione sostenibile: in una tabella sintetica le attività consentite o meno e le autorizzazioni necessarie

[26 luglio 2017]

Con lo scopo di coniugare sempre più «le esigenze di tutela e conservazione di habitat di interesse comunitario con le attività tradizionali di fruizione e di sviluppo sostenibile» all’interno dell’Area marina protetta Secche della Meloria, il Parco regionale Migliarino San Rossore Massaciuccoli – che ha in gestione l’Amp, istituita nel 2009 –  ha appena redatto un nuovo schema (riproposto nelle immagini di fianco, ndr) che riassume in una tabella sintetica le attività consentite o meno e le autorizzazioni necessarie al loro svolgimento: «I fruitori – spigano dal Parco – avranno così a disposizione modelli più dettagliati per la presentazione delle domande di autorizzazione che permetteranno anche un rilascio più veloce dei relativi permessi».

«In questi giorni – aggiungono dal Parco – sono state definitivamente posizionate le boe di segnalamento che delimitano la zona A, di riserva integrale della Amp; mentre gli uffici, a seguito dell’organizzazione interna, stanno alacremente lavorando per rilasciare le autorizzazioni necessarie ad una corretta fruizione dell’area marina che sia rispettosa delle norme e permetta ai frequentatori di questo straordinario tratto di mare di comprendere le ragioni di una necessaria conservazione e tutela e, di conseguenza, non incappare nelle sanzioni previste dalla legge».

Queste le conquiste finora raggiunte per quanto riguarda la tutela del mare labronico. Conquiste che, dal litorale, in molti sperano di poter estendere anche alla costa di Calafuria, quel “miglio magico” racchiuso tra due castelli, quello del Boccale e il Sonnino, dove – una volta infilata la testa sotto il pelo dell’acqua – si apre un mondo di meraviglie il cui emblema è il corallo:  «La popolazione di corallo rosso dell’area di Calafuria è, da più di dieci anni – spiegano dall’Associazione costiera di Calafuria – oggetto di ricerche da parte della comunità scientifica. L’aspetto più straordinario è che in questa zona sia il coralligeno che il corallo rosso si trovano già ad una profondità di 21 metri».

Le peculiarità dell’area contribuiscono ad attirare nel mare di Calafuria dalle 30 alle 40mila immersioni subacquee l’anno, generando un flusso turistico che incrementerebbe – con importanti ricadute economiche – nel caso in cui venisse istituita un’area protetta. Un tema che, come ormai ogni estate da molti anni, torna in questo 2017 ad animare la cronaca locale (come riporta il quotidiano Il Tirreno, qui e qui, ad esempio).

La richiesta è quella di istituire un Sic (Sito d’importanza comunitaria) marino, come gli altri 10 già presenti in Toscana dal 2011: da ormai 6 anni un’analoga valutazione da parte delle istituzioni competenti per Calafuria (insieme alle Secche di Vada, il Promontorio di Baratti e le Formiche di Grosseto) è ferma, e il verdetto sempre più atteso da quanti vogliono – o temono – una protezione ambientale dell’area (fatto salvo che un Sic in Italia non è ritenuto una vera e propria area protetta, come confermato dalla riforma della Legge sui Parchi che sta per essere definitivamente approvata in Parlamento).

La sua introduzione imporrebbe infatti regole da rispettare per tutti, in un’area – quella di Calafuria – vivacemente vissuta non solo dai turisti, ma in primis dai livornesi stessi in ogni periodo dell’anno. Un esempio spesso citato è quello della pesca subacquea: l’istituzione di un Sic non la esclude, mentre con l’istituzione di un’Amp sarebbe proibita come già oggi lo è alle Secche della Meloria: non necessariamente un male per i pescatori stessi però, in quanto – come testimoniano dal ministero dell’Ambiente e dal Consorzio Unimar, che riunisce le associazioni cooperative del settore pesca – la «pesca esclusa dalle zone sottoposte a vincolo dovrebbe beneficiare comunque dall’effetto di ripopolamento e relativo spill-over»; inoltre, in un’Amp la pesca è proibita nella Zona A e consentita ad alcune condizioni in zona B, mentre è consentita ai residenti in Zona C, esclusa la pesca a strascico e altri tipi di pesca distruttivi.

Data la complessità e delicatezza del tema, è dunque di fondamentale importanza capire e comunicare nel dettaglio il progetto di tutela ambientale, le ricadute per i professionisti del mare, i turisti e i semplici bagnanti (per questi ultimi, per inciso, nulla cambierebbe con un Sic, mentre un’Amp vieta la balneazione solo in zona A): solo in questo caso il sogno di un’area protetta a Calafuria potrà avvicinarsi, recando benefici in primis all’ambiente, e con lui a tutti coloro che ne traggono lavoro, svago e meraviglia. Con responsabilità.