La provocazione dall’Aduc

Sempre meno pesci nel Mediterraneo. «E se fermassimo la pesca per 3 anni?»

Intanto l’Ue avvia una procedura di infrazione contro Italia e Spagna per la pesca con le draghe

[15 luglio 2014]

Negli ultimi 20 anni, nel Mediterraneo gli stock ittici stock ittici sono costantemente diminuiti, con un livello di sfruttamento è in aumento e la selettività è andata sempre peggiorando; a lungo termine la pesca di esemplari più maturi darebbe rendimenti più elevati, mentre nell’Unione europea c’è una gestione della pesca a due velocità nell’Atlantico nord-orientale e nel Mediterraneo. Sono le amare conclusioni confermate dallo studio “The Alarming Decline of Mediterranean Fish Stocks”, pubblicato su Current Biology da Paraskevas Vasilakopoulos, Christos D. Maravelias e George Tserpes, tre ricercatori greci dell’Istituto risorse biologiche marine e acque interne dell’Hellenic Centre for Marine Research (Hcmr).

I ricercatori greci sottolineano che «negli ultimi anni, la gestione della pesca è riuscita a stabilizzare e addirittura a migliorare lo stato di molte risorse ittiche mondiali. Ciò è particolarmente evidente nelle aree in cui gli stock sono sfruttati in conformità con i pareri scientifici e sono in atto solide strutture istituzionali. In Europa, i ben gestiti stock ittici atlantici del nord-est (NE) si stanno riprendendo in risposta alla diminuzione della pressione di pesca negli ultimi10  anni, anche se c’ ancora una lunga strada da fare per avere una totale ricostruzione dello stock». Ma le cose non vanno altrettanto bene nel Mar Nostrum, dove «si sa poco circa l’evoluzione temporale degli stock europei del Mediterraneo, la cui gestione si basa su controlli ad input che spesso sono poco applicati».

Il team di ricercatori dell’Hcmr ha realizzato tra il 1990 e il 2010 una meta-analisi di 42 stock di 9 specie di pesci del Mediterraneo europeo che «dimostra che il tasso di sfruttamento è in costante aumento, la selettività (cioè la proporzione di sfruttamento delle fasi giovanili) si è deteriorata e gli stock si sono ristretti».  Gli scienziati greci hanno realizzato modelli di simulazione specie-specifici per quantificare le variazioni del tasso di sfruttamento e selettività che massimizzerebbero i rendimenti a lungo termine ed arresterebbero il depauperamento degli stock e scrivono su Current Biology: «Abbiamo dimostrato che gli stock sarebbero più resilienti alla pesca e produrrebbero rendimenti più elevati a lungo termine se raccolti  pochi anni dopo la maturazione perché la selettività attuale è lungi dall’essere ottimale, soprattutto per gli stock demersali».

I ricercatori concludono con una considerazione squisitamente politica: «La politica europea comune della pesca, che ha contribuito a migliorare lo stato degli stock ittici del NE Atlantico negli ultimi 10 anni, non è riuscita a ottenere risultati simili per gli stock del Mediterraneo gestiti nell’ambito della stessa politica. Limitare lo sfruttamento giovanile, avanzando piani di gestione, e rafforzando la conformità, il controllo e l’applicazione potrebbe promuovere la sostenibilità della pesca nel Mediterraneo».

La ricerca ha sollevato l’interesse dell’ Associazione per i diritti degli utenti e consumatori (Aduc) e il suo segretario,  Primo Mastrantoni, dice che è «tempo di mare ed è il caso di parlare di una risorsa fondamentale del mare: la popolazione che ci vive. Purtroppo, non siamo messi bene». L’Aduc evidenzia che, per quanto riguarda il Mediterraneo, «gli interventi europei non sono serviti a razionalizzare il prelievo a causa della difficoltà di applicare le normative. Insomma, anche in mare facciamo come ci pare, fregandocene. Il periodo di fermo della pesca, circa un mese e mezzo, non basta a ricostituire le riserve; l’adozione di alcune tecniche di pesca, lo sfruttamento intensivo stanno impoverendo fortemente il Mediterraneo». Anche per Mastrantoni la soluzione sono «maggiori controlli, ampliamento delle riserve e maggiori periodi di ferma», ma alla fine avanza una proposta radicale che sembra destinata a far discutere: «E se fermassimo la pesca per 3 anni?»

Intanto la  Commissione europea ha  nuovamente chiesto formalmente a Italia e Spagna di conformarsi alle norme  Ue  sulla pesca nel Mediterraneo. Lega Pesca spiega che « A norma del regolamento sul Mediterraneo, gli Stati membri devono adottare piani nazionali di gestione per le attività di pesca condotte con reti da traino, sciabiche da natante, sciabiche da spiaggia, reti da circuizione e draghe all’interno delle rispettive acque territoriali. I piani di gestione avrebbero dovuto essere adottati entro il 31 dicembre 2007, ma, in violazione del regolamento, Italia e Spagna non dispongono ancora di piani validi di gestione per le attività di pesca condotte con draghe. I piani nazionali previsti sono strumenti importantissimi per uno sfruttamento sostenibile delle risorse alieutiche nel Mediterraneo, mare in cui, tradizionalmente, non si applica la gestione della pesca basata sui contingenti».

Se entro due mesi da Italia e Spagna non arriverà  una risposta soddisfacente, la Commissione Ue deferirà i due Paesi alla Corte di giustizia dell’Ue.