Il Senegal sospende il taglio di legname dopo il massacro in Casamance

Probabilmente non sono stati gli indipendentisti, ma le ecomafie alimentano l’instabilità in tutta la regione

[22 gennaio 2018]

Il presidente del Senegal Macky Sall il 18 gennaio ha sospeso fino a nuovo ordine tutte le autorizzazioni di taglio di legname in Casamance, la regione agricola a sud del Paese dove dal 1982 esiste un movimento separatista armato.  Sall ha anche chiesto al suo governo di rivedere immediatamente il code forestier e di avviare un’inchiesta per catturare gli autori della strage e i loro complici.

Uomini armati hanno ucciso 14 persone e ne hanno ferite 7 sorprese ad abbattere alberi nella foresta classificata di Bayotte e i media locali parlano di un regolamento di conti tra le Brigades vertes, incaricate di proteggere la foresta, e boscaioli abusivi.

Il  Mouvement des forces démocratiques de la Casamance (Mfdc) che riunisce i ribelli indipendentisti ha condannato l’attacco e ha smentito di aver partecipato in qualsiasi modo al massacro. Il Mfdc ha chiesto ai  ministri del governo senegalese di  «Orientarele loro inchieste verso i responsabili amministrativi e militari locali che sono alla testa di una vasta rete di disboscamento clandestino e di vendita illecita di legno di teck».

Le organizzazioni della società civile della Casamance hanno chiesto a Sall e al governo centrale dui Dakar  di prendere delle iniziative per fermare il traffico illecito di legname.  Il presidente del Collectif de cadres casamançais Pierre Goudiaby Atépa, spiga che «I trafficanti uccidono le foreste del sud del nostro Paese, dovrebbero di conseguenza essere perseguiti e puniti».

L’ex ministro e ambientalista Haïdar El Ali si è felicitato  per le revisione del code forestier,  «Perché il traffico di legname sia criminalizzato. Per farlo, suggerisco di mettere in atto un Piano Marshall per l’ambiente nell’Africa Occidentale. Questa lotta deve essere guidata dal presidente Sall insieme ai suoi colleghi dell’Africa Occidentale, E’ necessario lottare contro la deforestazione delle nostre regioni»

Da anni è in corso un notevole traffico di legname tra Senegal, Gambia e Guinea Bissau e secondo la dogana cinese, tra i 5,000 e i 7.000 container pieni di legname prezioso senegalese sono transitati dal Gambia per  raggiungere l’industria cinese dei mobili di lusso.

Un commercio illegale diminuito dopo la caduta nel gennaio 2017 della dittatura di Yahya Jammeh in Gambia, ma le mafie del legname continuano a trafficare tronchi tagliati nelle foreste protette cdella Casamance,  Haïdar El Ali conferma: «La mie sentinelle in  Casamance m’i avvertono che dei carretti e dei camion carichi di tronchi partono verso le falegnamerie locali o straniere. Spero che questa misura del governo permetterà di controllare meglio i camion che intraprenderanno la rotta del traffico. Quel che è sicuro, è che oggi tutti i veicoli che trasportano legname sono da considerare come illegali». Ma in una regione come la Casamance, dove le milizie nascono per sopperire all’inefficacia della polizia e dei doganieri, è difficile eradicare un traffico che permette di arricchirsi e comprare armi, per questo la lotta al traffico di legname deve essere fatta almeno a livello sub regionale.

Il presidente del Senegal durante l’ultimo Consiglio del ministri ha chiesto «Alle forze di difesa  e di sicurezza di utilizzare tutti i modi richiesti per neutralizzare durevolmente titte le bande armate che compiono scorribande sull’insieme del territorio nazionale». Un annuncio che non cita direttamente gli indipendentisti e che lascia credere che anche a Dakar si pensi a un regolamento di conti, ma intanto viene segnalato un aumento degli scambi di colpi di armi da fuoco vicino alle aree controllate dalla ribellione e dei campi del Mfdc sono stati presi di mira da colpi di mortaio dell’esercito alla caccia degli autori del massacro. Per ora sono state arrestate 22 persone.