Pigliaru: «La Difesa colloca bombe dentro un Parco Nazionale e chiude le scuole: noi vogliamo più scuole e meno bombe»

Servitù militari: trovata l’intesa con Friuli e Puglia, ma la Sardegna non firma

[20 giugno 2014]

A 30 anni dalla prima, si è tenuta, nell’aula magna della città militare della Cecchignola a Roma, la seconda Conferenza nazionale sulle servitù militari e la presidente del Friuli Venezia Giulia, Debora Serracchiani, intervenendo in rappresentanza della Conferenza delle Regioni e  delle Province autonome, ha ricordato che «In molte Regioni italiane  porzioni non indifferenti di territorio sono sottoposte ai vincoli delle servitù militari. Si tratta di ricchezze naturali, paesaggistiche ed anche beni culturali che oggi non rappresentano un’opportunità di sviluppo per i territori; né tantomeno un’occasione di progresso sociale, economico e scientifico per le comunità regionali. Su tutto pesano gli obblighi derivanti dall’esigenza di ospitare poligoni o aree destinate alle pur necessarie esercitazioni militari. Una situazione che finora è stato difficile modificare essenzialmente a causa di approcci dominanti che hanno impedito di portare avanti la discussione per un uso più razionale di questi beni, che hanno mortificato sul nascere l’aspirazione ad una collaborazione che  tenesse insieme la “Ragion di Stato” (chiamiamola così) della necessaria preparazione delle nostre forze armate con l’’aspirazione degli enti locali a veder maggiormente tutelate e valorizzate queste risorse».

La Seracchiani ha spiegato che però oggi «Quegli approcci sono venuti meno e possiamo ragionare con maggiore tranquillità sulle opzioni, sulla collaborazione o sui diversi utilizzi di beni e risorse rientranti nell’ambito delle servitù militari. E sappiamo che ogni azione di governance poggia sulla leale collaborazione istituzionale e non sulla sterile rivendicazione di competenze. Va dato atto al Governo di aver aperto con questa II Conferenza nazionale sulla servitù militari una pagina nuova del rapporto Stato-Regioni, in un ambito dove peraltro le incomprensioni troppo spesso hanno avuto la meglio sulle opportunità. Ecco perché ritengo che il Protocollo che firmiamo sia un’occasione preziosa. Oggi stiamo mettendo il tema delle servitù militari sul binario giusto: quello della leale collaborazione istituzionale. Da domani saranno al lavoro, infatti, tavoli tecnici che, alle dipendenze dei Comitati misti paritetici Stato-Regione, avranno il compito di individuare i percorsi migliori per conciliare nelle diverse situazioni le insopprimibili esigenze addestrative militari, con le ragioni etiche ed economiche di un’attenta tutela e di un’adeguata valorizzazione dell’ambiente. Non solo: Si attiva oggi una collaborazione che punterà sulla ricerca scientifica e tecnologica anche con Progetti che potranno contare sulle risorse del piano nazionale per la ricerca militare nell’ambito della nuova programmazione 2014-20 dei fondi europei. Abbiamo di fronte una sfida importante, ma se sapremo cooperare secondo lo spirito che ispira questo Protocollo, sono certa che potremo raggiungere i traguardi che abbiamo prospettati».

La cosa non convince affatto il nuovo presidente della Regione Sardegna Francesco Pigliaru (anche lui del PD come la Serracchiani) che ha detto: «In un mondo in cui tutto cambia e si trasforma, solo la dimensione delle servitù militari della Sardegna rimane immutata. Ora è tempo di cambiare. Sulle servitù militari e sui relativi territori i Sardi protestano da troppo tempo. Non firmeremo l’intesa». La posizione di Pigliaru riflette l’ordine del giorno votato il 17 giugno dal Consiglio regionale che «Nel rispetto per il ruolo delle Forze armate, esprime la necessità di un riequilibrio e pone richieste chiare allo Stato». Quindi, in attesa di risposte, Pigliaru non ha firmato l’Intesa, stipulata dal Ministero della Difesa con le Regioni Puglia e Friuli-Venezia Giulia.

Il ministro della difesa Roberta Pinotti  (anche lei del PD) ha subito detto: «Con la Sardegna apriamo un tavolo bilaterale per arrivare insieme a un’intesa» ed ha sottolineato che «C’è bisogno di creare un nuovo rapporto tra la Difesa e il Paese e che è importante, nel rapporto con la Sardegna, comprendersi reciprocamente per andare verso obiettivi condivisi. In relazione alle richieste su costi-benefici, il Ministro ha concordato sull’opportunità di capire come muoversi verso un riequilibrio».  Comunque per la Pinotti «Questa Conferenza è stata l’occasione per aprire un dialogo costruttivo e attivare nuove forme di collaborazioni che vogliamo durino nel tempo. Il tavolo di confronto aperto oggi è importante in quanto solo le Regioni sono in grado di interloquire con tutte le realtà locali. Ognuna ha infatti proprie peculiarità e bisogni, spesso diversi tra loro. E’ anche grazie al loro contributo che intendiamo mettere a punto strumenti normativi in grado di armonizzare le esigenze della Difesa del Paese con le legittime aspettative locali».

Alla Conferenza è intervenuto anche il ministro dell’ambiente Gian Luca Galletti, che ha evidenziato come «Sia indispensabile mostrare la credibilità scientifica di ciò che viene fatto, per poi confrontarsi con le comunità. La trasparenza e la cultura dell’ambiente sono le posizioni su cui aprire un dialogo».

Nel suo intervento Pigliaru ha citato l’ex presidente sardo Mario Melis che già nella Conferenza sulle servitù militari del 1981 denunciò «La pesante sproporzione fra il peso delle servitù militari gravanti nell’isola e quello imposto alla gran parte delle altre regioni italiane e citò un ordine del giorno del 10 gennaio 1980 che impegnava il governo ad attuare “un piano di ridislocazione delle forze armate su territorio nazionale volto ad alleggerire le relative installazioni militari e servitù della Sardegna”. In tempi di spending review si tagliano costi ovunque, si riduce e si risparmia ma si fa una eccezione: la dimensione dei poligoni e delle servitù della Sardegna. Non sono qui per sentirmi dire che la posizione sui poligoni non è negoziabile, sono qui per ragionare e avviare una negoziazione. Sulle servitù militari lo Stato italiano si è posto con la logica minimalista e liquidatoria degli indennizzi forfettari. Il tema è giustizia, correttezza delle regole, certezza dei diritti, equa distribuzione dei doveri: la base stessa del patto costituzionale. Non si può essere gravemente sperequati da una prassi dello Stato di cui si fa parte, non si può più ritenere scontato che la gran parte delle servitù militari della Repubblica italiana sia in Sardegna. Quando non si tollera più una situazione grave e protratta in questo modo per decenni, il rischio è che si intacchi la fiducia nella leale collaborazione tra i diversi livelli istituzionali».

Il presidente sardo ha ricordato che «Riequilibrio è la parola chiave di questa conferenza» e poi ha chiesto che «Lo Stato affronti le sue responsabilità dando inizio a un processo di dismissioni e bonifiche. Le bonifiche sono una grande occasione di lavoro, di educazione, di civiltà, di sviluppo, di recupero e riuso e vanno finanziate a valere sulla fiscalità generale della Repubblica».

Pigliaru ha fatto gli esempi di Porto Tramatzu – Sabbie Bianche, vicino al  poligono di Teulada (aree Sic per le quali esistono progetti di sviluppo in chiave di tutela ambientale) «In cui è localizzato un vero e proprio stabilimento balneare militare, una sorta di benefit della Difesa» e la Servitù di Guardia del Moro nell’Isola di Santo Stefano, nell’arcipelago della Maddalena, un deposito di munizioni all’interno di un Parco nazionale.
«La ricchezza naturale e le limitazioni militari coincidono proprio laddove le stesse leggi dello Stato prevedono che si innalzi il livello di tutela – ha detto Pigliaru – La Difesa colloca bombe dentro un Parco Nazionale e chiude le scuole: noi vogliamo più scuole e meno bombe» come nel caso della progressiva riduzione delle attività  della scuola per sottufficiali della Marina a La Maddalena.

La Regione Sardegna chiede trasparenza e l’abbandono della logica degli indennizzi forfettari e il suo nuovo  presidente inoltre pretende: «Tutela ambientale e della salute, tempi certi per attivare i processi di riequilibrio, avvio di processi di riconversione delle attività tramite programmi di ricerca tecnologica, innovazione e sviluppo; un percorso condiviso per la valutazione dei costi da mancati sviluppi alternativi dei Comuni nei quali insistono i Poligoni; la fluidificazione dei processi di dismissione e acquisizione al patrimonio regionale dei beni immobili demaniali non più necessari alla Difesa; l’immediata estensione del periodo di sospensione delle esercitazioni, che non dovranno più svolgersi dal primo giugno al 30 settembre; l’immediata esclusione degli indennizzi dal calcolo degli spazi finanziari definiti dal patto di stabilità interno e l’istituzione, presso i Poligoni, di Osservatori ambientali indipendenti».