Si è autosospeso il presidente del Parco nazionale Arcipelago di La Maddalena

«La maggioranza in Consiglio direttivo? Dimostri di fare gli interessi del territorio oppure tutti a casa!»

[25 ottobre 2016]

Con la scomparsa del giornalista Bruno Paliaga, che era stato  designato dalla Comunità del Parco, e le dimissioni di Claudio Margottini, designato dall’Ispra, e Agostino Bifulco, nominato dal ministro delle politiche agricole, nel Consiglio direttivo del Parco Nazionale Arcipelago di La Maddalena  restano solo  tre “tecnici”: Lucia Spanu, designata su proposta delle associazioni ambientaliste, Mauro Bittu, designato dal ministero delle politiche agricole e Carlo Rotta, nominato dal ministero dell’ambiente, affiancati da e tre “politici” designati dalla Comunità del Parco: Vincenzo Di Fraia, Luca Ronchi e Andrea Rotta.

Una situazione che ha portato  Giuseppe Bonanno, il presidente dell’Ente Parco, che non ha mai avuto un rapporto facile con l’amministrazione locale maddalenina, ad annunciare sulla sua Pagina Facebook  una decisione clamorosa: «Con la morte del compianto Bruno Paliaga e le dimissioni di Claudio Margottini  vengono meno due supporti tecnici di straordinaria importanza nel Consiglio direttivo del Parco Nazionale. A oggi, perciò, si registra lo spostamento dell’asse a favore della parte che è pura espressione politica senza alcuna competenza scientifica. Ho manifestato al Ministero e al Presidente della Comunità del Parco le perplessità relative alle difficoltà connesse alla gestione di un Consiglio ridottosi quasi esclusivamente ai soli membri “politici” con poca, o nessuna, esperienza amministrativa e/o ambientale o, come nel caso del consigliere Di Fraia, oggetto di contestazione di illecito ambientale per inosservanza delle norme di tutela del Parco».

Bonanno spiega che «Nel merito di quest’ultimo argomento, anche la Vice Presidente della Commissione Ambiente della Camera, l’On. Pellegrino, è intervenuta con un’Interrogazione. Sul tema attenderò anche io una risposta che risolva la situazione e proceda a riequilibrare l’assetto, ed il rispetto delle regole, in Consiglio. Nel contempo, il susseguirsi di voci su una manifesta incompatibilità personale da parte di una componente “maggioritaria” nei confronti del sottoscritto, frutto evidentemente di una mera contrapposizione politica, mi impongono l’adozione di accorgimenti che sgomberino il campo da ogni dubbio e diano la possibilità al Consiglio di dimostrare di lavorare a favore dell’Arcipelago. Ecco perché mi Autosospendo per dare la possibilità, da una parte, agli Organi competenti di adoperarsi nel rimuovere lo squilibrio e l’imbarazzo costituito dall’attuale composizione del Consiglio e, dall’altra, nel supremo interesse dell’Ente, di dare l’ultima possibilità alla “maggioranza” di poter dimostrare, nei fatti, il proprio contributo per il territorio».

Bonanno rivendica i risultati ottenuti e si toglie qualche sassolino dalla scarpa: «Quanto in mio potere e nelle mie attribuzioni, seppur tra innumerevoli difficoltà, è stato fatto, portando a casa un patrimonio per il Parco e per la Comunità, mi riferisco a Budelli che sempre la suddetta “maggioranza” ha osteggiato in tutti i modi, avviando un percorso di condivisione col Comune sul Piano per il Parco e riportando in approvazione lo strumento di gestione dell’area protetta per come era stato pensato dal Consiglio direttivo appena un anno fa. Nel frattempo ho adottato gli atti indifferibili e urgenti utili a superare le difficoltà di una stagione estiva per la quale nessun atto è stato predisposto dall’allora direttore dell’Ente, Ciro Pignatelli, e che solo grazie al lavoro del direttore FF, Yuri Donno e di parte del personale, è stato possibile salvare garantendo anche le assunzioni estive, in un quadro di un ristabilito rispetto delle norme».

Poi parte l’affondo politico che manifesta una disistima reciproca difficile da ricomporre: «Questa “maggioranza”, viceversa, per ora si è distinta solo per l’assunzione di atti contraddittori – atti contro norma e da me sempre contestati e poi bocciati dal Ministero vigilante – o per la metodica azione di bloccare molte delle attività più qualificanti assunte negli ultimi anni, come il laboratorio degli oli essenziali – che ha trovato miglior accoglimento nel Parco dell’Asinara – la ricerca e gli studi sull’archeologia subacquea e, tra dubbi alimentati inutilmente, a determinare la serrata dei musei del Parco dopo quasi 20 anni di attività. Ringrazio le Associazioni che, solo col loro contributo volontario, hanno comunque garantito l’apertura, seppur ridotta, anche per la stagione estiva 2016. È giunto il momento che questi Consiglieri dimostrino di essere in grado di adottare gli atti indispensabili e indifferibili per l’Ente, e in primis il Piano per il Parco, così come più volte sollecitato dal Ministero. In caso contrario, nell’estremo interesse del Parco e di questo territorio, provvederò io stesso a chiedere il commissariamento dell’Ente per manifesto immobilismo e incapacità del Consiglio direttivo».

Bonanno annuncia poi le modalità con il quale il Direttivo dell’Area protetta andrà avanti in seguito ad una decisione – l’autosospensione – che non ci pare abbia precedenti in un Parco Nazionale: «Delegherò il collega e Vice presidente, Andrea Rotta, non solo per le funzioni ma per la competenza dimostrata, in questo passaggio chiarificatore, e col quale, tireremo (se vorrà) insieme le somme all’indomani dei consigli convocati il 24 e 25 ottobre. Per le questioni di carattere etico e morale su esposte e per garantire che il Consiglio possa lavorare, senza distrazioni né alibi, sugli argomenti e non sulle persone – come invece spesso è accaduto – non parteciperò alle sedute. Ai miei colleghi voglio ricordare, e difficilmente potrò essere smentito, che negli anni di mia presidenza sono riuscito, per la prima e unica volta, ad approvare un Piano per il Parco e un Regolamento, a stabilizzare il personale e avviare nuove assunzioni a tempo indeterminato, a portare fondi straordinari per progetti e per le assunzioni a tempo determinato, a incrementare il patrimonio del Parco con l’acquisizione di un’Isola, il resto è boria e disfattismo becero come solo le logiche di miope contrapposizione politica riescono a fare».

Bonanno conclude con un riferimento alla discussione in corso sulla riforma della legge quadro sulle Aree protette: «Un ultimo passaggio è d’obbligo rispetto allo stato generale dei Parchi in Italia. Qualcosa non funziona nel meccanismo che determina la composizione dei Consigli direttivi, e più in generale nella gestione e coordinamento, e le notizie quotidiane provenienti da tutto il territorio nazionale su tensioni simili a quelle registrate nel Parco Nazionale di La Maddalena, confermano un malessere diffuso. Il combinato disposto che si genera, infatti, dalla persistenza di un anacronistico sistema di selezione dei direttori, affidato a un Albo che non dà garanzie, unita alla possibilità di nominare, in seno ai Consigli, persone che possono non avere una chiara competenza tecnico – scientifica, porta a perdere il senso profondo della mission dei Parchi: rispondere ad un mandato di carattere collettivo, un interesse diffuso e Nazionale, appunto, e non essere piegata alla riproposizione di mera geografia ed equilibrismo politico. Bisogna intervenire in questo senso con uno spirito diametralmente opposto a quanto si stia facendo oggi, costruendo quella Struttura Portante che faccia da garanzia e da collante a un Sistema delle aree protette che oggi Sistema non è e che rischia di esserlo sempre meno! Le esperienze consolidate in altri Paesi sono molteplici e di facile applicazione, bisogna solo esplicitare una volontà e una rivendicazione politica che, ahimè, ad oggi sembra essere sopita, sepolta nella paura di “disturbar il can che dorme” senza rendersi conto che il cane è ben desto ed è già entrato nel pollaio!»

Il Consigliere regionale sardo maddalenino Pietro Francesco Zanchetta (presidente del gruppo Cristiano Popolari Socialisti) una decina di giorni fa aveva chiesto le dimissioni di Bonanno o la sua rimozione dall’incarico  e il 23 ottobre se l’era presa con una delle cos che Bonanno rivendica come un successo della sua g presidenza::«La farsa di Budelli o la grande messinscena mediatica (compresa la puntata di ieri di Linea Blu) per salvare un’isola già salva e da lungo tempo sottoposta a rigidi vincoli di tutela è una delle tante vergogne nazionali con consistente spreco di danaro pubblico per ripianare i debiti dei privati, come il fallimento della società proprietaria dell’isola rosa. La vera tutela e valorizzazione dell’arcipelago, compresi i suoi fragili ecosistemi è completamente tenuta in secondo (anche terzo) piano, come l’emergenza dell’erosione costiera e delle spiagge, massacrate dal menefreghismo del parco. Budelli è servita per deviare, ad arte, l’attenzione sulla vergognosa gestione dell’area naturale protetta di cui il principale responsabile è il Ministero dell’ambiente che, a tutt’oggi, non ha ancora assunto seri provvedimenti per un radicale cambiamento di rotta».

Ieri, saputo dell’autosospensione di Bonanno, Zanchetta ha diramato un comunicato nel quale scrive che «L’ultimo colpo di teatro del presidente del Parco Nazionale di La Maddalena non è che l’epilogo stucchevole di una farsa che dura da 10 anni. L’autosospensione dalla carica, annunciata ieri. È un esercizio ridicolo non concesso a chi non ricopre cariche elettive. Un altro schiaffo alle istituzioni, una rozza messinscena  nel tentativo di far perdere ancora tempo, mentre bene avrebbe fatto a dimettersi, dopo un decennio di pessima e devastante gestione dell’area naturale protetta. Un percorso, il suo, che lascia macerie e un Ente allo sfascio, comprese le ombre di un’attività gestionale poco trasparente, con atti ancora al vaglio della magistratura ordinaria e contabile.  Il Parco Nazionale è purtroppo naufragato: dal lontano 2002 è stato affidato a presidenti e direttori e componenti del Consiglio direttivo non all’altezza del governo di un territorio sensibile come quello dell’Arcipelago di La Maddalena. Unico Parco Nazionale, italiano e non, che comprende l’intero territorio di un solo comune, su ci, proprio il comune, non ha voce in capitolo. Il Ministero dell’ambiente ha pesanti responsabilità sul disastro gestionale del Parco e, ancora oggi, non interviene per porre fine al degrado istituzionale e al fallimento di un suo ente periferico e delle politiche ambientali. La Regione aspetta, con un silenzio preoccupato, l’evolversi di una situazione che non lascia scampo e che non trova giustificazione se non quella di un generale disinteresse sul valore del patrimonio ambientale dell’Arcipelago. Ciò che preoccupa è il futuro del Parco, ormai compromesso e inviso a molti. Preoccupano il domani e le scelte sulla nuova fisionomia istituzionale, la prospettiva che si vorrà dare al Parco per non trovarci un altro Bonanno».

Una disistima verso Bonanno che sembra più personale che politica e alla quale il presidente autosospeso del parco risponde  così sulla sua pagina Facebook: «Caro consigliere Zanchetta ha ragione sono 10 lunghi anni di gestione contrastati da quella parte politica locale, che poi ha abbandonato, ma che usa la stessa retorica e fantasiosa mistificazione della realtà. I risultati potevano essere migliori, certo, ma quando finirò,  lascerò un parco certamente più trasparente, più solido e ricco, fosse solo per l’adozione di tutti quei regolamenti inesistenti prima del mio arrivo e/o coretti perché pasticciati ….ma vorrei sottolineare anche che prima del mio arrivo era uso gestire il personale in un modo a dir poco ottocentesco, con l’assenza di contratti a tempo indeterminato, e questo solo per citare un paio di argomenti, ma questo Lei dovrebbe saperlo bene, visto che ha frequentato il Parco per lungo tempo. Solo pochi giorni fa Ella si complimentava con la mia Persona, ma forse la mia mossa non ha spiazzato solo parte del consiglio ma anche Lei. Bisognerebbe saperlo che i conti non si fanno senza l”Oste…. Parafrasando un bellissimo post visto oggi su fb posso dire: Abituatevi, io esisto… e dò fastidio!»