Sì di Obama all’Arctic Drilling Plan Shell, blitz Greenpeace su una piattaforma (Video)

Attaccata la Polar Pioneer in mezzo al Pacifico. Decisione del presidente Usa «è scandalosa»

[7 aprile 2015]

Gli Usa hanno appena presentato all’Unfccc il loro Piano nazionale per ridurre le emissioni di gas serra ma, spenti gli applausi degli ambientalisti, il presidente Barack Obama ha subito approvato l’Arctic Drilling Plan della Shell, un progetto di trivellazione dell’Artico contro il quale le associazioni ambientaliste Usa si battono da sempre. Questo significa che, entro 100 giorni, la Shell potrebbe iniziare la perforazione nell’Alaska artica. Secondo Greenpeace Usa, che definisce quello della Shell il “climate-killing plan”, «questo è scandaloso».

La Shell prevede di iniziare già quest’estate  le trivellazioni esplorative per estrarre petrolio nelle acque artiche. Greenpeace teme che le probabili fuoriuscite di petrolio in un ambiente così estremo contaminerebbero le acque dalle quali dipendono sia la fauna selvatica che le popolazioni umane artiche, ma secondo gli ambientalisti la contraddizione più grossa di questa decisione di Obama è che l’estrazione di idrocarburi nell’Artico minaccerà l’intero pianeta incrementando l’emissione di gas serra e questo avverrà proprio nell’area che sta già subendo maggiormente gli effetti del cambiamento climatico, con il ghiaccio marino che ha raggiunto il record più basso.

Secondo Greenpeace Usa «E’ il momento di agire « ed avverte la Shell che la reazione della comunità ambientalista sarà forte  e ricorda ad Obama che più di mezzo milione di persone hanno già firmato una petizione che chiede alla sua Amministrazione di «fermare i piani della Shell e di salvare l’Artico. I nostri politici possono aver ceduto all’’industria petrolifera, ma sappiano che siamo pronti a fare il passo successivo».

I precedenti  non vanno certo a favore della Shell: l’ultima volta che ha avuto il permesso di fare  trivellazioni esplorative c’è stato il tragicomico naufragio della piattaforma petrolifere Kulluk che il mare in tempesta ha fatto incagliare  sulle coste dell’Alaska, mettendo a rischio le vite dei lavoratori e un delicato ecosistema e Greenpeace Usa ricorda che «In un altro incidente, una cupola di contenimento è stata schiacciata come una lattina di birra. Non c’è motivo di aspettarsi che questo lavoro andrà meglio ed è solo una questione di tempo prima che ci siano fuoriuscite di petrolio. Qualsiasi petrolio sversato nella regione artica sarà quasi impossibile da ripulire. Peggio ancora, l’analisi del giornale scientifico Nature sul nostro clima dice che se abbiamo davvero intenzione di evitare il disastro, dobbiamo  mantenere nel terreno le riserve di petrolio dell’Artico nel terreno. Ma la Shell e il nostro governo sono disposti a scommettere il futuro dei nostri figli per il petrolio».

Tanto per far capire quale sarà il livello di scontro, subito dopo l’annuncio pasquale i Obama, il 6 aprile,   sei climbers di Greenpeace  hanno intercettato una piattaforma petrolifera Arctic-bound della  Shell nel bel mezzo dell’Oceano Pacifico, a 750 miglia a nord-ovest di Hawaii, e hanno scalato questo bestione da 8.000 tonnellate, accampandosi  sul lato inferiore del ponte principale del Polar Pioneer. Greenpeace dice che «Hanno rifornimenti pe resistere diversi giorni e sono dotati di tecnologia che permetterà loro di comunicare con i supporter di tutto il mondo in tempo reale, pur essendo a centinaia di miglia da terra».

I sei attivisti di Greenpeace, provenienti da Usa, Germania, Nuova Zelanda, Australia, Svezia e Austria, hanno attaccato la piattaforma Polar Pioneer, che la Shell intende utilizzare per perforazioni petrolifere nel mare di Chukchi, sbarcando da gommoni messi in mare dalla nave di Greenpeace Esperanza cheha dispiegato uno striscione contenente i nomi di milioni di persone di tutto il mondo che si oppongono alla trivellazione petrolifera dell’Artico.

Una dei 6 attivisti, l’americana Aliyah Field,  ha twittato dalla Polar Pioneer: «Ce l’abbiamo fatta! Siamo sulla piattaforma della Shell. E non siamo soli. Tutti possono aiutarci a trasformare questa in una piattaforma per il potere del polo! #TheCrossing».

Un altro dei 6 climbers, il neozelandese Johno Smith, ha scritto: «Siamo qui per sottolineare che  entro meno di 100 giorni Shell trivellerà l’Artico per estrarre il petrolio. Bisogna proteggere questo ambiente incontaminato per le generazioni future e tutta la vita che ospita. Ma invece le azioni di Shell stanno sfruttando lo scioglimento del ghiaccio per aumentare un disastro artificiale. Il cambiamento climatico è reale e nel Pacifico infligge già dolore e sofferenza ai  miei fratelli e sorelle. Credo che facendo luce su ciò che Shell sta facendo incoraggerà più persone a prendere una posizione forte contro di loro e le altre companies che stanno cercando di distruggere questo pianeta per il profitto. Io sono solo una voce qui  fuori, ma so che non sono solo, e milioni se non miliardi di voci chiederanno il diritto ad una vita sana e sicura avranno una grande occasione di cambiare le cose».

La Polar Pioneer, trainata dalla Blue Marlin (217 metri), è una    delle due piattaforme Shell in viaggio verso l’Artico. L’altra è la Noble Discoverer, una delle più vecchie piattaforme petrolifere del mondo  e Greenpeace ricorda che «Nel mese di dicembre 2014, la Noble Drilling, uno dei più grandi subappaltatori e dell’Artico e proprietaria della Noble Discoverer della Shell, si è dichiarata  colpevole di aver commesso 8 reati insieme alla Shell  per tentativi falliti di trivellare nell’Oceano Artico nel 2012».

Entrambe le piattaforme di trivellazione dovrebbero arrivare a Seattle, negli Usa,  intorno alla metà di aprile, per poi dirigersi verso il mare dei Chukchi.  LA Shell intende utilizzare il porto di Seattle come base per la flotta artica della società, nonostante la crescente opposizione  nella capitale dello Stato di Washington, noto per il suo elevato tasso di opinione pubblica ambientalista e progressista.

Videogallery

  • TheCrossing: The Climbers of the Esperanza