Siccità record in Sudafrica: il Kruger National Park abbatte 350 ippopotami e bufali

Acqua razionata in diverse province e città e agricoltura in ginocchio

[16 settembre 2016]

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I ranger del Kruger National Park, la più grande area protetta sudafricana si stanno apprestando ad abbattere circa 350 ippopotami e centinaia di bufali minacciati dall’impatto della gravissima siccità che sta devastando l’Africa australe. La siccità che ha colpito il Sudafrica è la peggiore degli ultimi 35 anni e l’acqua è stata razionata in alcune province e nelle principali città del Paese, mentre  residenti e le imprese di Johannesburg sono invitati risparmiare  acqua. Intanto, nei Paesi vicini, a cominciare dallo Zimbabwe, milioni di persone sono minacciate dalla scarsità di cibo.

Secondo il National Parks Service sudafricano gli ippopotami  che vivono nel Kruger sono 8.000 e i bufali 47.000, che sarebbe il numero più alto da molti anni. Nei primi anni ’90, un’altra siccità aveva ridotto la popolazione di bufali del  Kruger a circa 14.000 capi, ma la popolazione si è ripresa. Anche gli ippopotami erano scesi a  circa 2.000 esemplari, ma da allora sono quadruplicati. Il Kruger National Park ha detto che uno dei motivi dell’uccisione di ippopotami e bufali è quello di impedire che soffrano troppo.

Il Portavoce di South African National Parks, Isaac Phaahla,  ha spiegato che «La siccità aveva causato una carenza di cibo per gli animali e non c’è nemmeno  acqua a sufficienza. Noi non lo chiamiamo abbattimento, lo chiamiamo prelievo. Si tratta di uno strumento di gestione e vogliamo capire quale impatto avrà. Il nostro obiettivo è quello di avere un utilizzo sostenibile [delle risorse] e delle popolazioni. Non vogliamo che gli animali muoiano di fame e si decompongano sul terreno. Stiamo cercando di rendere più umano il modo in cui far morire gli animali».

Se le autorità veterinari daranno il consenso, la carne degli ippopotami e dei bufali abbattuti  sarà distribuito alle comunità povere che vivono ai confini del Parco.

La settimana scorsa, il task team  del governo sudafricano ha detto che la storica siccità non finirà molto presto e che le precipitazioni previste nei prossimi mesi saranno sotto la media.

I livelli delle dighe sono scesi al 53% a causa di El Niño, che si è concluso a maggio e che ha  innescato le condizioni di siccità in tutta l’Africa meridionale, portando ovunque carenza di cibo. Vaste aree di territorio sudafricano sono aride, e per  il raccolto di mais di quest’anno si prevede un ulteriore calo del 26% del raccolto di mais. Il 2015 è stato l’anno più secco e caldo dal 1904, quando sono iniziate le rivelazioni dei dati in Sudafrica.

David Douglas van Rooyen, Il ministro della governance cooperativa e degli affari rurali del Sudafrica e presidente dell’inter-ministerial task team on drought,  ha detto in una conferenza stampa che «I prezzi  degli alimenti di base come il mais sono schizzati verso l’alto vertiginosamente e hanno avuto un effetto a catena sull’inflazione» che è salita del 6%.

Però Van Rooyen, il ministro dell’acqua e servizi igienico-sanitari Nomvula Mokonyane e quello dell’agricoltura Senzeni Zokwana, hanno detto che «Non c’è alcuna necessità di dichiarare la siccità disastro nazionale», anche se la produzione sudafricana di mais è diminuita del 30% e  il patrimonio zootecnico nazionale dl 15% e van Rooyen è comunque molto preoccupato: «Circa 370 grandi imprenditori agricoli  in tutto il Paese  sono a rischio fallimento perché non sono in grado di pagare i loro debiti a causa della siccità».