Sicurezza alimentare e crescita blu al summit mondiale d’azione per gli oceani

La blue economy per trovare soluzioni: avere mari produttivi e in buona salute

[22 aprile 2014]

Secondo il Global Oceans Action Summit for Food Security and Blue Growth, che si è aperto oggi all’Aia, in Olanda, «occorrono interventi coordinati e urgenti per ripristinare la salute degli oceani del pianeta e garantire benessere e sicurezza alimentare a lungo termine ad una popolazione mondiale in crescita».

Al vertice sugli oceani, che si conclude il 25 aprile, organizzato congiuntamente dalla Banca Mondiale, dalla Fao e dai governi di Grenada, Indonesia, Mauritius,  Norvegia ed Usa, partecipano 500 tra ministri (più di 60) e rappresentanti ad alto livello di governi, dell’industria ittica, delle comunità costiere, del mondo scientifico e della società civile e il summit vuole «Attirare l’attenzione globale e investimenti per affrontare le tre grandi minacce che gravano sugli oceani del pianeta e sulla sicurezza alimentare: lo sfruttamento ittico eccessivo, la distruzione dell’habitat e l’inquinamento». Il ministro dell’agricoltura olandese, Sharon Dijksma, ha detto che «È necessaria un’azione urgente e coordinata della comunità internazionale per affrontare le minacce che gravano sui nostri oceani. Devono individuarsi soluzioni innovative a livello locale che riescano a mettere insieme le istanze ecologiche con  quelle economiche ed attuarle in altre regioni. Il Vertice di Azione Globale per gli oceani dell’Aia offre l’opportunità di fare cambiare la situazione».

Secondo i dati della Fao il 17% dell’assunzione di proteine ​​animali a livello mondiale proviene dalla pesca e dall’acquacoltura, e la domanda di proteine ​​da pesce è destinata a raddoppiare nei prossimi 20 anni, ma il 28% degli stock mondiali di pesci siano già sfruttati in eccesso. Intanto il cambiamento climatico minaccia la biodiversità, gli habitat e la produttività della nostra pesca. L’ 80% di tutta la vita della pianeta si trova negli oceani. Gli oceani forniscono la metà dell’ossigeno del pianeta. I pozzi di assorbimento del carbonio blu (foreste di mangrovie, le praterie oceaniche sottomarine, ed altri habitat di vegetazione oceanica) possono sequestrare fino a 5 volte più CO2 delle foreste tropicali. Oltre il 40% della popolazione mondiale vive a meno di 100 km di costa. 3 delle 20 megalopoli del mondo sorgono lungo le coste. Quasi 700 milioni di persone vivono in zone basse costiere a meno di 10 metri sul livello del mare. Il 10-12% della popolazione mondiale dipende dalla pesca e dall’acquacoltura per il proprio sostentamento.  Oltre il 90% dei 58,3 milioni di persone impegnate nella pesca e nell’acquacoltura lavorano nella piccola pesca. La  pesca illegale, non dichiarata e non regolamentata (IUU) si stima oscilli tra i 10 ed i 23,5 miliardi di dollari.  Il guadagno economico potenziale della ricostituzione degli stock ittici è stimato intorno ai 50 miliardi di dollari l’anno.

Secondo Árni M. Mathiesen, vicedirettore della Fao per il Dipartimento pesca ed acquacoltura, «Gli oceani in buona salute hanno un ruolo centrale da svolgere per risolvere uno dei più grandi problemi del XXI secolo: come nutrire 9 miliardi di persone per il 2050. Dobbiamo intervenire ora al ritmo ed alla portata necessari per affrontare le sfide che abbiamo di fronte unendo le forze con tutte le parti coinvolte, promuovendo partenariati e stimolando una crescita sostenibile».

Il Vertice dell’Aja si concentrerà sulle cause di fondo che hanno portato alla pesca eccessiva, all’aumento dell’inquinamento marino e alla perdita di habitat critici e sulle soluzioni possibili e gli organizzatori sottolineano che «Questo significa riuscire a bilanciare la domanda di crescita con la necessità di conservazione delle zone marine; affrontare la pesca illegale, non dichiarata e non regolamentata (Iuu) in alto mare e nelle zone economiche esclusive nazionali; e garantire che la crescita del settore privato non vada a scapito dei mezzi di sussistenza delle comunità locali».

La blue economy è un concetto sviluppato al summit sulla Terra di Rio+20 del 2012, e con economia blu s’intende l’alimentazione, l’occupazione e le opportunità di sviluppo fornite dal mare e dalle attività costiere.  La crescita blu pone l’accento sulla conservazione e sulla gestione sostenibile delle risorse acquatiche e sui benefici equi per le comunità costiere che da dipendono da quei servizi ecosistemici. Juergen Voegele, direttore delle politiche agricole e dei servizi ambientali della Banca Mondiale, è convinto che  «Esistono soluzioni che conciliano le esigenze ecologiche con quelle economiche. Abbiamo la possibilità di allineare tutti i nostri sforzi e portare soluzioni a livello locale.  Con partenariati pubblico-privato e approcci condivisi possiamo ripristinare la salute degli oceani e garantire cibo e occupazione alle comunità di tutto il mondo. Nel cercare soluzioni, l’accento sarà posto anche sui meccanismi di finanziamento e sulle strutture di governo necessarie per garantire che le azioni abbiano un impatto ed una longevità adeguate per rispondere alle esigenze globali. Tra gli approcci esaminati saranno evidenziati i partenariati inclusivi che mettano insieme pubblico, privato, comunità locali e società civile».