Gli indonesiani: «Li appiccano le vostre imprese»

Singapore e Malaysia soffocano per gli incendi dolosi in Indonesia

La petizione contro “Il piano per uccidere gli oranghi“ supera 1.300.000 firme

[20 giugno 2013]

Ci risiamo: l’Asia soffoca per il fumo degli incendi in Indonesia, un Paese dove teoricamente ci dovrebbe essere una moratoria sulle deforestazione per far spazio a nuove piantagioni di palma da olio.

I governi di Singapore e della Malaysia hanno invitato l’Indonesia a prendere «Misure urgenti» per contrastare gli incendi boschivi a Sumatra che stanno provocando una enorme nube di fumo che sta soffocando i due Paesi più a nord.

Il livello di inquinamento raggiunto nella città/Stato di Singapore è il peggiore dal 2006, quando Sumatra venne devastata da grandi incendi. Secondo la National environment agency (Nea) di Singapore , il 17 giugno il Pollutant Standards Index superava i 150 punti, ben al di sopra della soglia 100 ritenuta “malsana”, quindi ormai si è a livello “pwericoloso”. «La Nea ha allertato il ministero indonesiano dell’ambiente sulla situazione di smog vissuta a Singapore ed ha esortato le autorità indonesiane ad esaminare misure urgenti per mitigare lo smog a livello transfrontaliero – i legge in un comunicato dell’Agenzia – La Nea continuerà a monitorare da vicino la situazione ed a fornire ulteriori aggiornamenti quando necessari»

Ormai la cosa è diventata una grana internazionale: il primo ministro malese, Najib Razak, si è lamentato degli incendi indonesiani sulla sua pagina Facebook: «La situazione dello smog in Malaysia è destinata a peggiorare nei prossimi giorni, con venti che trasportano il fumo dagli hot spots di Sumatra».

Ma il governo indonesiano sta cercando di scaricare la colpa degli incendi sulle compagnie che appiccano il fuoco a foreste e torbiere per realizzare le piantagioni di palma da olio e ricorda che molte di queste aziende sono di proprietà di società con sede a Singapore e in Malaysia.

Hadi Daryanto, il vice-ministro delle foreste indonesiano, ha risposto beffardamente: «Speriamo che i governi della Malaysia e di Singapore dicano ai loro investitori di adottare misure adeguate in modo che possiamo risolvere insieme questo problema».

Mentre prosegue questo inverecondo scaricabarile, gli incendi boschivi e lo smog asfissiante sono diventati un problema annuale per la regione nel corso degli ultimi 30 anni, vaste aree di foresta sono stati degradate, e la pratica illegale del fire for land-clearing resta molto diffusa, come dimostrano i dati satellitari che registrano quotidianamente centinaia di focolai di incendi durante la stagione secca, che arriva in genere fino ad ottobre.

Come ricorda Mongbay, «Gli incendi delle foreste e delle torbiere nel sud-est asiatico sono una fonte considerevole di emissioni di gas serra, nel 1997-1998 incendi nel Borneo e Sumatra rilasciarono circa 2 miliardi di tonnellate di carbonio nell’atmosfera». Nel sud-est asiatico lo smog da incendi boschivi è la causa di numerose malattie respiratorie, ma la spessa coltre di fumo ostacola spesso anche i trasporti aerei, la navigazione e danneggia l’industria turistica. Si calcola che la grande foschia del 1997-1998, innescata da enormi mi incendi a Sumatra e nel Borneo ed aggravate dalle condizioni di siccità dovute al fenomeno climatico di asciutte El Nino, sia costata almeno 9 miliardi di dollari alle le economie della regione. Dopo quella catastrofe, l’Association of South-East Asian Nations (Asean) approvò l’Agreement on Transboundary Haze Pollution che prevede un’azione collettiva per affrontare gli incendi forestali. Ma l’Indonesia non ha mai ratificato l’accordo e gli altri Paesi, compreso Singapore e la Malaysia, hanno tardato a varare le necessarie riforme che ostacolerebbero la conversione delle foreste per lo sviluppo delle piantagioni.

L’Indonesia sta calando definitivamente la maschera di Paese modello per il Reducing emissions from deforestation and forest degradation (Redd+) che le ha fruttato grandi finanziamenti da parte della Norvegia: il 31 maggio la petizione di Avaaz “Il piano per uccidere gli oranghi“, che chiede al presidente indonesiano Susilo Bambang Yudhoyono ed al governatore della provincia di Aceh di fermare il piano di sfruttamento delle di foreste di Aceh aveva raccolto 1.300.000 firme. Avvaaz spiega che «Il piano, noto come Rencana Tata Ruang Wilayah (Rtrw), è stato completato a porte chiuse e molti dettagli non sono noti, ma secondo gli attivisti il progetto spianerà la strada alla distruzione di centinaia di migliaia di ettari di foresta vergine.

Nelle foreste di Aceh, nel nord di Sumatra, vivono oranghi, rinoceronti, tigri ed elefanti, tutte specie in pericolo di estinzione. L’ex governatore della provincia, Irwandi Yusuf aveva bloccato la deforestazione, ma la nuova amministrazione a ridato il via libera ai bulldozer.

L’autore della petizione è l’indonesiano Rudi Putra, vincitore del premio Future for Nature 2013 che scrive: Vivo e lavoro nell’ultimo posto rimasto sulla Terra dove oranghi, tigri, elefanti e altre specie a rischio, convivono in piena libertà. Ma il rischio è che tutto questo venga distrutto se non riusciremo a farci sentire dal nostro presidente con un appello che lo convinca a intervenire per salvare questo habitat unico al mondo. In questo momento in una delle foreste più incontaminate dell’Indonesia, un governatore locale vuole permettere ad aziende minerarie e a imprese legate alla produzione di olio di palma di disboscare aree della dimensione di molti campi di calcio! E il Ministro per la Protezione delle Foreste sembra volerlo permettere a meno che il presidente non intervenga per fermare una volta per tutte questo piano ammazza oranghi. Sappiamo che il presidente sta cercando di costruirsi una reputazione di grande difensore della natura, ma dobbiamo fargli sapere che il suo credito come ambientalista e la possibilità stessa di una sua carriera all’interno dell’Onu sono a rischio. Questo potrà convincerlo a fare la cosa giusta ma dobbiamo agire velocemente. Firma questa petizione urgente e fai sapere a tutti di questa terribile minaccia che incombe sulla nostra maestosa foresta. Se in tre giorni un milione di persone firmerà la petizione, farò in modo che il nostro presidente ci ascolti».

L’obiettivo è stato raggiunto e superato, ma Yudhoyono, il ministro delle politiche forestali Zulkifli Hasan e il governatore di Aceh Zaini Abdullah sembrano far finta ancora di non sentire.